Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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In programmazione
IN PROGRAMMAZIONE DA OGGI 24 aprile: AVENGERS ENDGAME

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BROOKLYN

IN PROGRAMMAZIONE!

AVENGERS - ENDGAME

il film più atteso dell'anno, da mercoledi 24 aprile, in 2d e 3D 

 

Regia: Joe Russo, Anthony Russo
Cast: Karen Gillan, Brie Larson, Evangeline Lilly, Gwyneth Paltrow, Robert Downey Jr..
Distribuzione: Walt Disney
Genere: Fantasy/fantastico
Durata: 3h01'29" Credits offset (inizio titoli di coda): 2h48'56"
Data uscita: 24 aprile 2019
 
ORARI - versioni in 3D e standard 2d - attenzione agli orari:
- Mercoledi 24: ore 17:30 in 3D - ore 21:00 in 2d
- Giovedi 25: ore 14:30 in 3D - ore 17:45 e 21:15 in 2d
- Venerdi 26 e Sabato 27: ore 17:30 in 3D - ore 21:00 in 2d
- Domenica 28: ore 14:30 in 3D - ore 17:45 e 21:15 in 2d
- Lunedi 29: ore 21:00
- Martedi 30: ore 21:00
 
PRENOTAZIONI: di norma la grande capienza della sala non richiede di dover prenotare. Inoltre nei primi giorni proponiamo spettacoli pomeridiani che vi invitiamo a preferire. Tuttavia chi lo desiderasse può riservare posti esclusivamente a mezzo email a: info@cinemamargherita.net indicando:
- giorno dello spettacolo
- orario dello spettacolo
- n° dei posti richiesti precisando la tariffa in base a quanto riporta il ns. listino
- nominativo di riferimento
- recapito telefonico
Verrà inviata email di conferma della prenotazione
 
LINK AL SITO UFFICIALE DISNEY
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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MARTEDI 7 MAGGIO - ORE 21:30 

Locandina italiana Un valzer tra gli scaffali

UN VALZER TRA GLI SCAFFALI

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Clicca sopra su IN PROGRAMMAZIONE per accedere alla sezione del sito dedicata alla rassegna

 

Locandina italiana Parlami di TePoster Copia Originale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • AVVISO: SITO IN RISTRUTTURAZIONE

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________________________________________________________________NOVITA': SONO ATTIVE LE PROMOZIONI 18 APP E BONUS INSEGNANTI, nei limiti previsti dalle normative vigenti

 

Per conoscere i prezzi di ingresso visualizzare il listino completo in fondo a questa pagina.

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PREZZI DI INGRESSO
 
NB. Sono state attivate le promozioni, in soluzione FISICA, scaricando il voucher dai rispettivi siti:
- 18 app
- bonus cultura insegnanti

1.       FILM IN PROIEZIONE NORMALE 2D - AGGIORNAMENTO DEL 20/12/2018:

a.      INTERI   €   7,50

b.      RIDOTTI €  5,00

2.       FILM IN PROIEZIONE TRIDIMENSIONALE 3D:

a.      INTERI €   10,00 *

b.      RIDOTTI €  8,00 *

3.       RASSEGNA “DUE CITTA’ AL CINEMA”

a.       ABBONAMENTO III FASE MARZO-MAGGIO 2019 8 film a € 20,00

b.      INGRESSO SINGOLO - UNICO €  5,00

I biglietti ridotti vengono rilasciati a:

a. JUNIOR Ragazzi fino a 11 anni di età

b. SENIOR Oltre i 65 anni di età

c. Titolari della tessera TOSCA. accedi al sito Tosca cliccando sul link

http://torinoshowcard.it/

d.      Il LUNEDI a tutti gli spettatori (eccetto festivi, prefestivi, festività natalizie)

e.      Nei giorni feriali esclusi festivi e prefestivi a titolari di tessere Agis, AIACE, STUDENTI UNIVERSITARI

(*) Il costo dei biglietti 3d comprende l’uso gratuito degli speciali occhialini 3D DOLBY, con lenti in cristallo di alta qualità

 



  • Locandina italiana Il gioco delle coppie

    IL GIOCO DELLE COPPIE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    IL GIOCO DELLE COPPIE

    (Doubles Vies – Francia 2018)

    REGIAOlivier Assayas

    Con: Guillaume CanetJuliette BinocheOlivia RossVincent Macaigne. 108 Min. Data uscita: 3 gennaio 2019

    UN SIMPOSIO DI IDEE PER UN SOGGETTO MAGNIFICO E ARDUO, MESSO IN SCENA DA UN AUTORE IN STATO DI GRAZIA.

    Il gioco delle coppie, il film diretto da Olivier Assayas, per la prima volta alle prese con una commedia, racconta con sguardo leggero e ironico il mondo che cambia e il modo in cui riusciamo (o non riusciamo) a reagire a questi cambiamenti.

    Alain (Guillaume Canet), un editore parigino di successo che lotta con i pro e i contro della sua vita professionale e privata, e Leonard (Vincent Macaigne), uno dei suoi autori storici, sono riluttanti a comprendere appieno e ad abbracciare il mondo dell'editoria contemporanea, fatta di e-book e shop online.

    Quando si incontrano per discutere del nuovo manoscritto di Leonard - l'ennesimo romanzo autobiografico incentrato sulla sua storia d'amore con una celebrità minore - Alain non può che confessare all'amico ciò che pensa del libro: che è un'opera troppo datata e banale e non può pubblicarla. Ma la moglie di Alain, Selena (Juliette Binoche), star delle serie tv, è invece convinta che si tratti di un vero e proprio capolavoro, sicuramente il miglior libro che Leonard abbia mai scritto.

    A complicare la situazione è l'interesse di Alain per i media digitali e social, che lo ha portato ad assumere una giovane donna incredibilmente ambiziosa come "responsabile della transizione digitale" nella sua azienda...

    Un editore ha dei problemi con l'ultima opera di uno dei suoi scrittori di fiducia. La recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

    Alain è un editore inquieto che ama Selena ma la tradisce con la sua assistente, che odia l'ultimo libro di Léonard ma lo pubblica, che ama le vecchie edizioni ma ragiona sull'Espresso Book Machine. Léonard è uno scrittore 'confidenziale' che ama sua moglie ma la tradisce con Selena. Depresso e lunare, scrive da anni lo stesso libro ed è narcisisticamente incompatibile con la sua epoca. Tra loro fa la sponda Selena, attrice di teatro convertita alla serie televisiva. Al seno di una società 'upgrade' e dentro un mondo divenuto virtuale, conversano, mangiano, bevono e fanno (sempre) l'amore. Vestito da commedia il nuovo film di Olivier Assayas restituisce come un boomerang la sua reputazione di autore intellettuale. A tal punto da invitarci a tavola. 'Il gioco delle coppie' è letteralmente un simposio di idee, dialoghi e riflessioni ad alto voltaggio. L'attenzione punta ancora una volta sulla modernità (''Sils Maria'') e un'etnografia di comportamenti di dipendenza che ci legano ai "motori di ricerca" dove sfilano le ultime news del mondo. Su questo punto l'autore esprime una malinconia graffiante ma affatto ostile, dispiegando un doppio movimento quasi contraddittorio. C'è al principio un adeguamento del suo cinema a tutte quelle forme contemporanee della comunicazione, successivamente, una volta apparecchiata la scenografia, Assayas ricolloca alla giusta distanza i feticci della nostra modernità, aprendo il décor a dialoghi vivi come in uno scambio di tennis, lanciando stoccate qualche volta appassionate, sovente caustiche, contro questa nuova realtà di flussi e di schermi a cui nessuno riesce più a sfuggire. Ma se in ''Sils Maria'' i personaggi si scrivevano per SMS, si parlavano su Skype e appena facevano la conoscenza di qualcuno si lanciavano su un computer per 'googlizzarlo', in 'Non fiction' questa intermediazione permanente di schermi e di reti elettroniche si converte in situazioni conviviali e luoghi rituali (brasserie, bistrot, café, salotti, cucine, camere da letto) che aiutano a vivere e a elaborare i colpi della modernità. Alla maniera di Marc Augé ("Un etnologo al bistrot"), i protagonisti siedono ai tavolini dei bistrot parigini oscillando tra nostalgia e futuro anteriore. Aggrappati a conversazioni improvvisate e a bicchieri sempre pieni, discutono sulla meccanica del testo. Perché Alain è un editore e Léonard uno scrittore alle prese, ciascuno a suo modo, resistente o bendisposto, con le nuove tecnologie e la loro influenza sulla lettura e la scrittura. Concentrandosi sulle mutazioni forti che continuano a spostare i nostri orizzonti letterari, 'Il gioco delle coppie' fa della virtualità uno strumento romanzesco come il telefono all'inizio del XX secolo, quando il narratore di Marcel Proust temeva che la "signorina del telefono" interrompesse la sua chiamata o quando Jean Cocteau in 'La voce umana' creava una tensione drammatica straordinaria col suo "Ne coupez pas!" in cui c'era tutta la dipendenza della relazione amorosa dal nuovo mezzo di comunicazione che faceva irruzione. 'Il gioco delle coppie' racconta allo stesso modo un cambiamento d'epoca e di cultura, incrociandolo i cammini di creazione e di vita dei suoi personaggi, e riformula relazioni e sentimenti ai tempi dei social media. In mutazione perpetua la "forma-libro" è al centro di domande profonde e di umori fugaci, al cuore di una commedia rigorosa e di una sofferenza intima che monta al fianco di Alain, a cui Guillaume Canet presta quella sua attitudine a mettersi in pericolo, girando film autobiografici (''Piccole bugie tra amici', 'Rock'n Roll'') o cedendo al sogno americano (''Blood Ties - La legge del sangue''). A servirgli la replica è il 'fanciullo' eterno e scapigliato di Vincent Macaigne, che ai tempi della 'tirannia dell'intimità' cerca la sua verità in quello che esibisce. Tra loro Juliette Binoche, espressione assoluta di un'arte poliedrica ed esigente a confronto con il sorgere delle nuove star (''Sils Maria'') e di nuovi ruoli da giocare nell'era digitale (la lettura degli audiobooks). Senza posa Assayas passa da quello che lo tocca direttamente, ripescando qualche volta nei suoi stessi ricordi (''Qualcosa nell'aria''), a qualcosa che è (più) lontano da lui. E lo fa con una serenità che sconfina nella saggezza ma che lascia planare sul suo film un'inquietudine che afferra stretto lo spettatore. La solitudine fuori dai suoi bistrot è in agguato. Il mondo rassicurante dei libri, che si sciupano e assumono una fisionomia individuale secondo la voracità delle nostre letture, si trasforma, creando nuovi punti di riferimento e perdendo i vecchi. Il film cattura questi cambiamenti senza mai dire "era meglio prima". Si tratta, sfogliando le pagine sciupate o quelle ancora intonse, di vedere passare la malinconia e di rammentarci il fluire del tempo. Un soggetto magnifico e arduo, messo in scena da un autore in stato di grazia. 

    ________________________________LA DOULEUR

    Poster La douleur

     

    LA DOULEUR (La Douleur - Francia, Belgio, Svizzera 2018)

    REGIAEmmanuel Finkiel

    Con: Melanie ThierryBenoît MagimelBenjamin Biolay. 127 Min. Data uscita: 17 gennaio 2019

    UN DIARIO INTIMO DEL DOLORE, UN RITRATTO DELLA PRESENZA DELL'ASSENZA, UN VIAGGIO INTERIORE DI UN'ANIMA RIPIEGATA SU SE’ STESSA.

    La douleur, il film diretto da Emmanuel Finkiel, è il diario di un’attesa, il racconto lacerante di un’assenza, il viaggio interiore di una donna che attraversa la violenza della Storia e dei sentimenti.

    Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite (Mélanie Thierry), una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme (Emmanuel Bourdieu). Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier (Benoît Magimel), uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla? O sta solo cercando di cavarle informazioni sul movimento clandestino antinazista? La fine della guerra e il ritorno dei deportati dai campi di concentramento segnano per lei un periodo straziante e danno inizio a una lunga attesa, nel caos generato dalla liberazione di Parigi.

    GUARDA LA VIDEORECENSIONE DI FRANCESA FERRI INTERPRETATA DA BARBARA PETTI SU:

    https://www.mymovies.it/film/2017/la-douleur/news/videorecensione/

    Quando il marito viene deportato, una donna instaura una relazione con un agente della Gestapo per tentare di salvare l'uomo che ama.

    Recensione di Francesca Ferri - www.mymovies.it

    Giugno 1944, la Francia è sotto l'occupazione tedesca. Lo scrittore Robert Antelme, maggior rappresentante della Resistenza, è arrestato e deportato. La sua giovane sposa Marguerite Duras è trafitta dall'angoscia di non avere sue notizie e dal senso di colpa per la relazione segreta con il suo amico Dyonis. Pronta a tutto per ritrovare suo marito, si lascia coinvolgere poi in una relazione ambigua con un agente francese della Gestapo, Rabier, l'unico a poterla aiutare. La fine della guerra e il ritorno dai campi di concentramento annunciano a Marguerite l'inizio di un'attesa insostenibile, un'agonia lenta e silenziosa nel mezzo del caos della liberazione di Parigi. Con qualche libertà e una sublime delicatezza, Emmanuel Finkiel rilegge il celebre romanzo di Marguerite Duras che lo sconvolse a 19 anni. "Questa donna che attende il ritorno del marito dai campi di concentramento faceva eco alla figura di mio padre, una persona che aspettava sempre. Anche quando ebbe la certezza che la vita dei suoi genitori e di suo fratello era finita ad Auschwitz". Il regista di 'Voyages' e ''Je ne suis pas un salaud'' adatta il testo della grande scrittrice per arrivare a una considerazione universale su un sentimento proprio di tutti gli uomini. L'opera di Finkiel non è un biopic su Marguerite Duras, ma un diario intimo del dolore, un ritratto della presenza dell'assenza, un viaggio interiore di un'anima ripiegata su se stessa che Mélanie Thierry ha saputo brillantemente portare alla luce. L'attrice francese attraversa magistralmente l'evoluzione di Marguerite Duras dagli anni della sua gioventù a quelli della sua maturità. "Di fronte al camino, il telefono, è affianco a me. A destra, la porta del salone e il corridoio. In fondo al corridoio, la porta d'ingresso. Potrebbe ritornare direttamente, suonerebbe alla porta d'ingresso: "Chi è? - Sono io". Finkiel così annuncia l'attesa, citando in apertura del film l'inizio del romanzo, tratto dal giornale personale che Duras aveva scritto dopo l'arresto di suo marito nel '44, e poi a lungo dimenticato. Tra diario intimo e racconto, il film traduce fedelmente in immagini il romanzo aspro e ardente attraverso un'esemplare messa in scena e la distanziazione propria della scrittura di Duras, senza rinunciare ad esplorare la violenza dei sentimenti. Lo sdoppiamento, l'alienazione della donna che si guarda allo specchio, si osserva dall'esterno nelle immagini che finiscono per offuscarsi, rende ancor più potente la descrizione delle emozioni. Le cravatte dimenticate nell'armadio, la cucina silenziosa, la casa vuota, abitata dall'assenza raccontano il dolore di Marguerite che diventa presto anche una paura, una vergogna, quella di dipendere da un ambiguo agente della Gestapo, l'unico suo legame con il marito scomparso. Tra i due inizia una partita di scacchi tra date e luoghi di Parigi in incontri al limite della seduzione in cui ognuno pensa di poter manipolare l'altro. Il dolore di Marguerite, infine, lascia spazio al senso di colpa a cui il suo amante Dionys Mascolo (Benjamin Biolay) la mette di fronte: "Ogni giorno di attesa ti sei distaccata (da Robert), ogni giorno di più. E questo non lo sopporti". Marguerite con un filo di voce risponde "sei un bastardo", prima di cadere nelle sue braccia. "Niente più dolore. Non esisto. Allora, perché attendere Robert Antelme? Perché lui piuttosto che un altro? Cosa attende lei davvero?", citando fedelmente alcuni passi del romanzo che Mélanie Thierry legge in modo quasi ipnotico, Finkiel segue Marguerite infine alienata da se stessa, che quel passaggio dalla prima alla terza persona il romanzo ben sottolinea. Attraverso una Parigi grigia, umiliata, ferita, osservata attraverso le persiane chiuse di casa di Marguerite, Finkiel segue l'evoluzione della donna attraverso quel "disordine fenomenale del pensiero e del sentimento", di cui Duras parlava nel preambolo del suo romanzo. Attraverso lo sguardo di Marguerite, ripresa in lunghi e numerosi primi piani, il regista ricostruisce, anche sulla base della storia personale, quella Parigi sottomessa, costretta a convivere con il nemico, condannata al silenzio di Stato sullo sterminio degli ebrei, di cui non si seppe nulla fino alla fine degli anni '60. La scena di Marguerite vestita di rosso, che in bicicletta attraversa Parigi deserta durante il coprifuoco, sorda ai rumori esterni, rimane dunque l'immagine più emblematica di una città che aveva voglia di ricominciare a vivere, di una donna che voleva ricominciare a esistere. Infine, Finkiel si prende qualche licenza rispetto al romanzo, mettendo in risalto la sorte degli ebrei che è solo accennata nel testo, o rifiutando di mostrare il corpo di Robert, morto vivente che ritorna a casa, se non attraverso la disperazione della moglie. Eppure, in un'ultima scena su un'assolata spiaggia italiana su cui Robert si staglia come una filiforme figura in controluce, Finkiel lascia l'ultima parola a Marguerite Duras: "Sapevo che sapeva, sapeva che a ogni ora di ogni giorno, io lo pensavo: Robert non è morto ai campi di concentramento".

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    VICE - L'UOMO NELL'OMBRA

     

    (Vice – Usa 2018)

    REGIAAdam McKay

    Con: Christian BaleAmy AdamsSteve CarellSam Rockwell. 132 Min. Data uscita: 3 gennaio 2019

    UNA BIOGRAFIA POLITICA BRILLANTE, IRRIVERENTE, INDIAVOLATA. CON UNA PROVA IMPRESSIONANTE DI CHRISTIAN BALE.

    VICE - L'uomo nell'ombra, il film diretto dal Premio Oscar Adam McKay, racconta in modo inedito e non convenzionale l'ascesa al potere dell'ex vicepresidente degli USA Dick Cheney (Christian Bale), da stagista del Congresso a uomo più potente del pianeta. Un uomo riservatissimo che ha cambiato il mondo come pochi leader negli ultimi cinquant'anni.

    Attraversando mezzo secolo, il complesso viaggio di Cheney, da operaio elettrico del rurale Wyoming a Presidente de facto degli Stati Uniti, offre una prospettiva interna, a volte amara e spesso inquietante, sull'uso e l'abuso del potere istituzionale.

    Guidato dalla sua straordinaria e fedelissima moglie, Lynne (Amy Adams), e avendo come mentore il brusco e spavaldo Donald Rumsfeld (Steve Carell), Cheney si insinua nel tessuto politico di Washington DC durante l'amministrazione Nixon, diventando Capo dello Staff della Casa Bianca sotto Gerald Ford e, dopo cinque mandati nel Congresso, Segretario alla Difesa per George Bush padre. Nel 2000 rinuncia alla sua posizione di C.E.O. di Halliburton per ricoprire il ruolo di vicepresidente di George W. Bush (Sam Rockwell), con l'implicito accordo che avrebbe esercitato un controllo quasi totale. Un co-presidente in tutto e per tutto, tranne che per il nome.

    Le astute e segrete manovre politiche di Cheney hanno modificato il panorama politico americano in modi che continueranno a riecheggiare per i decenni a venire.

    Guarda la videorecensione di Roberta Azzarone su Mymovies:

    https://www.mymovies.it/film/2018/backseat/

    Dick Cheney è stato vice-presidente durante l'amministrazione di George W. Bush. Il film racconta la sua storia. La recensione di Andrea Fornasiero - www.mymovies.it

    Negli anni Settanta Dick Cheney sta con una ragazza davvero in gamba, Lynne, che riesce a farlo ammettere all'Università, dove lui però viene travolto dal gozzovigliare da college e, tra una sbornia e l'altra, finisce per farsi espellere. Non contento, continua a bere anche mentre lavora ai pali della corrente elettrica, finisce in una rissa e viene arrestato per guida in stato di ebrezza. A quel punto Lynne gli dà un ultimatum: o diventa la persona di potere che lei in quanto donna non può essere ma può aiutare e guidare, oppure tra loro è finita. La storia è nota: i due diventeranno una "power couple" di Washington e domineranno placidamente, quasi nell'ombra, l'amministrazione di George W. Bush, tra le più devastanti per la democrazia americana. Dopo ''La grande scommessa'' Adam McKay continua nel filone della satira ad altissima velocità, passando dalla finanza corrotta ma pur sempre contenuta in una manciata di anni del film precedente, fino ad abbracciare in 'Vice - L'uomo nell'ombra' una biografia politica di circa cinquant'anni, che inizia durante l'amministrazione Nixon. Abita il corpo di Cheney il camaleontico Christian Bale, in una performance impressionante ma allo stesso tempo pure in understatement, calma, sicura di sé, come fosse una pietra intorno a cui turbina la corrente. L'unica che tiene il suo passo e che anzi all'inizio ne detta il ritmo è la moglie Lynne, interpretata da Amy Adams, al principio più assetata di potere del marito e poi, scoraggiata dal 'coming out' della figlia, quasi restia a fare l'ultimo passo. Ma a quel punto è troppo tardi: Dick ha assaggiato il potere e ne è inebriato, persino più di quanto lo sia dalle paste che lo spingono verso ripetuti infarti. Quando a Cheney sarà offerta la vicepresidenza, normalmente considerata una carica poco influente, lui ne farà la posizione da cui dominare l'intera amministrazione. Eminenza grigia si circonda di una schiera di aiutanti, tra cui il suo ex maestro Donald Rumsfeld (che ha il volto di Steve Carell), abituato a una politica più aggressiva, mentre la caratteristica di Cheney è sempre stata quella di essere quieto, silenzioso, poco appariscente. Non riesce infatti a farsi strada nelle elezioni e in un sondaggio interno al partito Repubblicano finisce ultimo, così decide di rinunciare alle primarie con rammarico. Solo in seguito capirà che invece quella è stata una benedizione e il suo potere (che in un geniale inserto viene paragonato a quello del Galactus della Marvel) sarà molto più influente così, esercitato dietro un presidente incapace come George W. Bush. Quest'ultimo è interpretato da Sam Rockwell che, in un ruolo piuttosto detestabile, riesce a fare quasi tenerezza, perché non capisce quale serpe si sia preso in seno pur di emanciparsi dal padre. 'Vice' racconta una perversa fascinazione per il potere, che esplode quando il protagonista realizza come un incontro a porte chiuse tra Nixon e Kissinger può portare al bombardamento di Paesi lontani e a dare una nuova direzione al mondo intero. A rendere però il film qualcosa di unico è lo stile dal ritmo forsennato e dal taglio eccentrico, con la voce over di un narratore che incarna l'uomo comune americano (è il buon Jesse Plemons) e con diverse trovate spiazzanti. Per esempio a un certo punto sembra che la carriera di Cheney sia finita e iniziano cartelli via via più esagerati e agiografici su come la vita del protagonista e della sua famiglia si sia incamminata verso un bucolico tramonto, con tanto di titoli di coda che partono, solo per poi essere interrotti da una fatale telefonata. McKay gioca inoltre con le rappresentazioni del potere, scavalcando a destra il gusto shakespeariano di ''House of Cards'' e immaginando uno scambio di battute tra Dick e la moglie Lynne in pentametri giambici e inglese arcaico. A cui subito però giustappone la versione più "realistica" di quella stessa situazione, dove Cheney si limita a bofonchiare un paio di battute pensieroso e la moglie annuisce, togliendo ogni grandeur anche al suo genio di cospiratore. Si ride quindi parecchio, ma sempre a denti stretti e spesso dopo la risata arriva subito il colpo allo stomaco. Il film si spinge inoltre al di là della figura del protagonista, in una satira della società americana impoverita economicamente e pure moralmente, assorbita dall'intrattenimento e dallo sballo, disinteressata o incapace di fronte a una politica labirintica. Ci sono passaggi ferocissimi, di pura misantropia, dove l'abbrutimento e l'idiozia degli americani (ma vale in fondo per ogni popolazione democratica) emergono prepotentemente, grazie a stacchi di montaggio extradiegetici. A volte questi inserti sono frammenti di scene in luoghi lontani, ma in qualche caso sono persino analogici, come fossimo in un film di Ejzenstejn. Il motivo più ricorrente è quello della pesca che Cheney praticava e i cui ami con esca punteggiano il film, sottolineando come il protagonista tenda le proprie trappole. I mutamenti politici innescati da Cheney, tra cui spicca la nascita di Fox News con la morte della par condicio, sono visti come il germe da cui prende il via la deriva destrorsa dell'America (ma non solo) contemporanea, con un dilagare di falsità o, per dirla come Trump, di "fatti alternativi". Ma anche il gusto per nomi nuovi e ingannevoli, con la funzione rendere idee e leggi più digeribili agli elettori, è una strategia chiave già di Cheney e dei suoi esperti di comunicazione. Del resto durante la Presidenza Bush è stata fatta una guerra sulla base di informazioni falsate riguardo armi di distruzioni di massa in Iraq e sono stati coniati raccapriccianti eufemismi, come "interrogatorio potenziato" per indicare in pratica la tortura senza nominarla mai. Il film non vuole comunque dare la colpa al solo Cheney che pur ha fatto la sua parte, ma ha in fondo anche 'preso' parte a un sistema già diretto in questa direzione. Ancora giovane infatti chiederà al suo maestro Rumsfeld: «Noi in cosa crediamo?» e quello gli scoppierà a ridere in faccia. Gli ideali insomma erano già ampiamente morti ben prima che lui arrivasse al potere e la Casa Bianca di Nixon era una messa in scena, dominata da Kissinger, dove la sola cosa importante era non farsi cogliere con le mani nel sacco. Il genio di Cheney è stato agire con la riservatezza e la discrezione di un uomo quasi invisibile.

     

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    LA FAVORITA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Martedi 2 aprile

    LA FAVORITA

    (The Favourite - Irlanda, Gran Bretagna, USA – 2018)

    REGIAYorgos Lanthimos

    Con: Olivia ColmanEmma StoneRachel Weisz. 119 Min. Data Uscita: 24 gennaio 2019

    LANTHIMOS SFODERA UN'INCONSUETA IRONIA PER DENUNCIARE LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN UN MONDO RIGIDAMENTE PATRIARCALE.

    La Favorita, il film diretto da Yorgos Lanthimos, è ambientato nei primi anni del XVIII secolo.

    L'Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l'amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana

    Quando l'affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.
    Per Abigail è l'occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana.
    Grazie all'amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno - donna, uomo, politica, coniglio - di intralciarle la strada.

    Guarda la videorecensione di Mymovies: https://www.mymovies.it/film/2018/la-favorita/

    Primi anni del XVIII secolo. L'Inghilterra è in guerra contro la Francia e una fragile regina Anna siede sul trono.

    La recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

    Inghilterra, 18esimo secolo. La regina Anna è una creatura fragile dalla salute precaria e il temperamento capriccioso. Facile alle lusinghe e sensibile ai piaceri della carne, si lascia pesantemente influenzare dalle persone a lei più vicine, anche in tema di politica internazionale. E il principale ascendente su di lei è esercitato da Lady Sarah, astuta nobildonna dal carattere di ferro con un'agenda politica ben precisa: portare avanti la guerra in corso contro la Francia per negoziare da un punto di forza - anche a costo di raddoppiare le tasse sui sudditi del Regno. Il più diretto rivale di Lady Sarah è l'ambizioso politico Robert Harley, che farebbe qualunque cosa pur di accaparrarsi i favori della regina. Ma non sarà lui a contendere a Lady Sarah il ruolo di Favorita: giunge infatti a corte Abigail Masham, lontana parente di Lady Sarah, molto più in basso nel sistema di caste inglese. Quel che non manca ad Abigail però sono la bellezza e l'istinto di sopravvivenza, sviluppato in decenni di abusi e prepotenze subìte. Quale delle due donne riuscirà ad insediarsi per sempre come Favorita della regina? Yorgos Lanthimos applica la sua visione nichilista ad un trio tutto al femminile e a una società teatro di sanguinosi conflitti di classe. E proprio perché il contesto e le tre protagoniste hanno motivi condivisibili per essere spietate, la storia esce dall'astrazione metafisica che aveva caratterizzato i lavori precedenti del regista. 'La Favorita' è calato in un contesto storico e politico ben preciso, e racconta senza troppe esagerazioni la condizione femminile come un percorso a ostacoli all'interno di un mondo patriarcale che lascia alle donne pochissimi spazi di manovra, e ancor minori difese. L'unica donna che conta, qui, è la regina, ma questo non la sottrae alle logiche del potere declinato al maschile, che si esprime al grado zero con l'ennesima guerra. Anna è una bambina mai cresciuta (e impossibilitata a veder crescere i suoi numerosi figli) capace di improvvise gentilezze e di altrettanto imprevedibile ferocia. Una creatura sola e malata al crocevia degli interessi degli altri, mascherati da ossequio o da affetto. Ma al contrario di ogni altro cittadino inglese, la regina può dire: "Si fa così perché lo dico io" - il che è il sogno di ogni bambino viziato, oltre che la più elementare espressione del potere assoluto. Per questo l'ironia che colora tutta la narrazione è maliziosa e puerile, incline al dispetto più ancora che al sopruso, e solleva (finalmente) la narrazione dal registro plumbeo di molto Lanthimos precedente. La cinepresa del regista (e del suo direttore della fotografia, l'irlandese Robbie Ryan, già "occhio" di Andrea Arnold) crea spazi compressi e claustrofobici, microcosmi autoreferenziali schiacciati da un 'fish eye' che stritola gli esseri umani in una morsa fatale. All'interno delle sue inquadrature le tre attrici protagoniste - Olivia Coleman nei panni della regina, in grado di fingere un'emiparesi senza perdere i tempi comici e drammatici, Rachel Weisz in quelli di Lady Sarah ed Emma Stone nel ruolo di Abigail - fanno a gara a superarsi in bravura, ognuna alzando l'asticella recitativa a mano a mano che nei loro personaggi aumenta il livello di perfidia e la capacità di inventarsi strategie di dominio sempre più perverse. Ad ogni loro gesto corrisponde un istinto vitale, ancorché malato, che questa volta ha una giustificazione sociale e porta acqua al mulino dell''empowerement' femminile: mostrando però come la brutalità e l'efferatezza non siano appannaggio solo maschile, ma parte integrante (e imprescindibile) della natura umana. 

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    SANTIAGO, ITALIA

     Poster Santiago, Italia  n. 0

    (Santiago, Italia – Italia 2018) REGIANanni Moretti

    Documentario. 80 Min. Data uscita: 6 dicembre 2018

    NESSUN PASSAGGIO OLTRAGGIOSAMENTE RETORICO, NESSUN EFFETTO D'ATMOSFERA. UN DOCUMENTARIO 'PARTECIPATO' CHE FA ODE ALL'INTELLIGENZA CHE FU.

    Santiago, Italia, il film diretto da Nanni Moretti, racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell'epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende in Cile.

    Il film si concentra, in particolare, sul ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l'Italia.

    Il ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet.

    Recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

    Il cinema di Nanni Moretti procura sempre un trasalimento, legato alla presenza ricorrente dell'autore nella sua opera. Che il film si richiami oppure no alla sua esperienza personale, lo spettatore oscilla tra finzione del personaggio e intimità della persona. Dal suo primo cortometraggio, 'La sconfitta', Moretti ha nutrito questa ambiguità e rilanciato le incarnazioni: Michele Apicella, alter ego collerico intorno a cui forgia il suo cinema fino a ''Palombella rossa'', se stesso nei suoi sorprendenti diari intimi (''Caro diario''', 'Aprile''), personaggio a pieno titolo nelle fiction della maturità (''Caos calmo''), "a fianco" del suo personaggio nel lutto morale e intimo di ''Mia madre''. Questa evoluzione identitaria ha prodotto una filmografia che è diventata coscienza artistica e politica dell'Italia. Tre anni dopo ''Mia madre'', Nanni Moretti gira un documentario sul ruolo che ha giocato l'Italia nel colpo di Stato di Pinochet in Cile, nel settembre del 1973. Realizzato a partire da immagini d'archivio e da testimonianze, 'Santiago, Italia' racconta i mesi che seguirono il golpe del dittatore che mise fine al sogno democratico di Salvador Allende. Il film mette l'accento sul ruolo encomiabile dell'ambasciata italiana basata a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime, permettendogli di raggiungere l'Italia. Lezione di storia narrata da chi ha vissuto la caduta e la morte di Allende, presidente apertamente marxista e democraticamente eletto nel 1970, 'Santiago, Italia' conferma l'eterno investimento personale del suo regista ma sposta la prospettiva in 'prima persona', singolare e libera, alla 'seconda persona'. Persona-testimone capace di portare la novità nel mondo, di cui comprende e narra (quindi ricorda) le gesta. Documentario "partecipato" certo, Moretti interviene durante le testimonianze, le interroga, dona la replica, polemizza, registrando una lunga deposizione corale: la confidenza pubblica di una condizione intima. Lo slittamento di piani tuttavia gli consente di considerare i danni dal punto di vista delle vittime. È un cambiamento che modica e rinforza la nostra idea su ciò che è un danno. Impossibile assistere ai conflitti e alle guerre senza chiederci chi li subisce, chi li patisce. Impossibile staccarsi dalla pena altrui. Avvocati, registi, musicisti, operai, imprenditori, artigiani, giornalisti, insegnanti, medici, traduttori, cardinali, diplomatici, sono i testimoni privilegiati e scampati alle fucilazioni sommarie, scavalcando i muri delle ambasciate. Frontali al pubblico esprimono le ragioni che secondo loro hanno condotto al golpe, raccontano i primi anni, euforici e prosperi, dell'Unidad Popular, l'ombra della Guerra Fredda, le tensioni esercitate su un paese felice, la dittatura durata diciassette anni che causerà più di tremila morti e dispersi, migliaia di torturati, imprigionati, esiliati. A ogni conversazione, Moretti rinnova quella capacità incredibile a suggerire nell'organizzazione concreta delle situazioni uno straripamento emotivo, il tracimare dell'interiorità dei personaggi e delle persone senza alcun altro linguaggio che la grammatica semplice dei piani. Nessun passaggio oltraggiosamente retorico, nessun effetto d'atmosfera. In 'Santiago, Italia' respiriamo un'aria secca (nel senso di asciutta, sobria, essenziale) che coniuga con un gesto netto la durezza dell'atrocità subita con la dolcezza di un'emozione rievocata, che traccia una linea ben definita tra i militanti e gli assassini, che non si costituiscono come persone nella misura in cui rifiutano di riconoscere che non sono vittime ma responsabili delle circostanze in cui si sono trovati. Moretti rintraccia e incontra rifugiati politici cileni e li accompagna risalendo il tempo oltre i muri dell'ambasciata italiana in Cile, dove cominciava un'Italia solidale e partecipe, pronta ad accoglierli, desiderosa di accogliere. Un Paese davvero senza limiti, i limiti del diritto d'asilo, dove l'evento dell''altro', sempre inatteso, introduceva possibilità inaspettate. Un laboratorio, come il Cile, di sperimentazioni politiche socialiste dove la solidarietà non era un delitto e dove si era chiamati in ogni istante a rispondere dell'altro e per l'altro. Ode all'intelligenza collettiva che fu, 'Santiago, Italia' torna a casa con un salvacondotto che spalanca(va) le porte su un Paese bellissimo e vigile custode dell'umanità dell'umano. Un Paese oggi irriconoscibile e raffreddato dall'inverno della dittatura qualunquista. Moretti non smette di urlare il suo dolore, per il 'mancato incontro con l'altro' come tra Omar Sharif e Julie Christie ne ''Il dottor Živago''. Il film lo ha già visto, sa che non c'è più niente da fare ma ogni volta, Nanni spera in un miracolo.

  • 7 UOMINI A MOLLO

  • Poster 7 Uomini a Mollo  n. 0

    • (Le Grand Bain – Francia 2018)

      REGIAGilles Lellouche

      Con: Mathieu AmalricGuillaume CanetBenoît PoelvoordeJean-Hugues Anglade. 122 Min. Data uscita: 20 dicembre 2018

      UNA COMMEDIA GENEROSA E INVENTIVA CHE NON HA PAURA DI FARE I CONTI COL CORPO CHE CAMBIA.

      7 uomini a mollo, il film diretto da Gilles Lellouche, vede protagonista Bertrand (Mathieu Amalric), un quarantenne depresso, riesce a dare finalmente un senso alla sua vita quando decide di entrare a far parte di una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Per ognuno dei componenti, gli allenamenti rappresentano col tempo una valvola di sfogo e un rifugio sicuro. Insieme si sentiranno sempre più forti fino a volere intraprendere un traguardo pazzesco: la partecipazione ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato maschile! Quindi sì, può sembrare un'idea idiota, ma questa incredibile carica li farà tornare alla vita!

    • La recensione di Marzia Gandolfi - MyMovies.com

    • Bertrand è depresso, non lavora da due anni e si consuma sul divano. Poi un giorno si tuffa in piscina e il mondo finalmente gli sorride. Come Delphine che lo arruola nella sua équipe di uomini sull'orlo di una crisi di nervi. Ex campionessa di nuoto sincronizzato a coppia, Delphine allena una squadra maschile per passare il tempo e chiudere col passato: una carriera interrotta bruscamente dall'incidente della sua partner. I suoi allievi non stanno molto meglio: Bertrand è rassegnato, Laurent è adirato, Marcus indebitato, Simon complessato, Thierry stonato. Ma insieme si sentono finalmente liberi e utili. Partecipare a una gara di nuoto sincronizzato in Norvegia, diventa il loro obiettivo.

    • Commedia sociale "tra uomini", Le Grand Bain è il terzo film di Gilles Lellouche ma il primo (ben) realizzato da solo.

      Affondato in una piscina municipale, l'attore interroga la virilità attraverso un gruppo di uomini non esattamente al meglio della forma e alla ricerca di una briciola di riconoscenza. Lellouche filma corpi imperfetti e cadenti a mollo nell'acqua, uomini alla soglia dei cinquant'anni e sulla soglia dello spogliatoio, dove a turno confessano le insoddisfazioni e le rispettive infelicità. A narrarli fuori campo è la voce di Mathieu Amalric alle prese con la caricatura goliardica del suo soggetto di elezione, la depressione. 
      Incarnazione irresistibile dello scacco, tra Xanax e Candy Crush, è il suo personaggio a introdurre lo spettatore in piscina e al cospetto di un dream team ostinato a riuscire in una disciplina ad assoluto appannaggio delle donne. Sfidando l'immaginario collettivo, il nuoto sincronizzato non è mai associato agli uomini, Lellouche firma un film generoso e inventivo che non ha paura di fare i conti col corpo che cambia e coi bilanci inclementi dell'età. 
      Al centro della commedia piazza la vulnerabilità esistenziale e lo specchio d'acqua in cui rifletterla e riflettere i profili dei suoi protagonisti, tutti in ambasce con la gestione dei figli, del lavoro, del matrimonio, delle relazioni, dell'avvenire. Insieme formano una squadra di sirene amorfe che riusciranno nell'impresa grazie alla loro volontà e al potere idealizzante del cloro.

       

      Nonostante una regia a grana grossa e qualche passaggio confuso di sceneggiatura, Le Grand Bain guadagna coi suoi antieroi quella disinvoltura di movimento che gli permette di avanzare e di sfidare la fatica del vivere. 
      Non è certo la prima volta che Lellouche lavora sulla mascolinità e i suoi contorni imprevisti (Gli infedeli) ma a questo giro di vasca la qualità della materia comica, la perfezione dei suoi tempi e il livello della riflessione sul tempo che passa e ha fatto dei protagonisti quello che vediamo, configurano una ben strutturata commedia di caratteri. 
      Personaggi identificati con rapidità e leggerezza in una sintesi prodigiosa. I ritratti rivelano una sensibilità di scrittura ma soprattutto un'indulgenza e una comprensione che nascono dall'essere compagni di vita affiatati e fedeli. Da Guillaume Canet a Mathieu Amalric, da Benoît Poelvoorde a Philippe Katerine, passando per Jean-Hugues Anglade, tutti esprimono la storia del loro personaggio fuori e dentro l'acqua, registrando i propri soliloqui e facendo appello al personale arsenale comico. Giocolieri del doppio senso e prestigiatori del significato, si accordano in acqua chiedendo indulgenza e complicità anche quando la sparano grossa. Incarnazione sullo schermo dell'etero babbeo, l'autore corregge il tiro, incrocia le gambe e pesca il queer che è in lui e in ciascuno dei suoi eroi in crisi di mezza età. 
      Vicino col cuore a Rock'n Roll, storia di un attore quarantenne che prende coscienza della caducità della sua gloria, Le Grand Bain si avvale di un cast memorabile, un bacino di possibilità comiche che donano una base solida a questa commedia in apnea. Gilles Lellouche regola il suo film come un balletto e vince l'oro

 

Rassegna Due Città al Cinema
DUE CITTA' AL CINEMA XXXVII - II FASE

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXVII EDIZIONE 2018-2019

 III FASE MARZO-MAGGIO 2019

 

Martedi 19 marzo

7 UOMINI A MOLLO

(Le Grand Bain – Francia 2018)

REGIAGilles Lellouche

Con: Mathieu AmalricGuillaume CanetBenoît PoelvoordeJean-Hugues Anglade. 122 Min. Data uscita: 20 dicembre 2018

UNA COMMEDIA GENEROSA E INVENTIVA CHE NON HA PAURA DI FARE I CONTI COL CORPO CHE CAMBIA.

7 uomini a mollo, il film diretto da Gilles Lellouche, vede protagonista Bertrand (Mathieu Amalric), un quarantenne depresso, riesce a dare finalmente un senso alla sua vita quando decide di entrare a far parte di una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Per ognuno dei componenti, gli allenamenti rappresentano col tempo una valvola di sfogo e un rifugio sicuro. Insieme si sentiranno sempre più forti fino a volere intraprendere un traguardo pazzesco: la partecipazione ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato maschile! Quindi sì, può sembrare un'idea idiota, ma questa incredibile carica li farà tornare alla vita!

 

Martedi 26 marzo

SANTIAGO, ITALIA

(Santiago, Italia – Italia 2018)

REGIANanni Moretti

Documentario. 80 Min. Data uscita: 6 dicembre 2018

NESSUN PASSAGGIO OLTRAGGIOSAMENTE RETORICO, NESSUN EFFETTO D'ATMOSFERA. UN DOCUMENTARIO 'PARTECIPATO' CHE FA ODE ALL'INTELLIGENZA CHE FU.

Santiago, Italia, il film diretto da Nanni Moretti, racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell'epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende in Cile.

Il film si concentra, in particolare, sul ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l'Italia.

 

Martedi 2 aprile

LA FAVORITA

(The Favourite - Irlanda, Gran Bretagna, USA – 2018)

REGIAYorgos Lanthimos

Con: Olivia ColmanEmma StoneRachel Weisz. 119 Min. Data Uscita: 24 gennaio 2019

LANTHIMOS SFODERA UN'INCONSUETA IRONIA PER DENUNCIARE LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN UN MONDO RIGIDAMENTE PATRIARCALE.

La Favorita, il film diretto da Yorgos Lanthimos, è ambientato nei primi anni del XVIII secolo.

L'Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l'amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana

Quando l'affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.
Per Abigail è l'occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana.
Grazie all'amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno - donna, uomo, politica, coniglio - di intralciarle la strada.

 

Martedi 9 aprile

VICE – L’UOMO NELL’OMBRA

(Vice – Usa 2018)

REGIAAdam McKay

Con: Christian BaleAmy AdamsSteve CarellSam Rockwell. 132 Min. Data uscita: 3 gennaio 2019

UNA BIOGRAFIA POLITICA BRILLANTE, IRRIVERENTE, INDIAVOLATA. CON UNA PROVA IMPRESSIONANTE DI CHRISTIAN BALE.

VICE - L'uomo nell'ombra, il film diretto dal Premio Oscar Adam McKay, racconta in modo inedito e non convenzionale l'ascesa al potere dell'ex vicepresidente degli USA Dick Cheney (Christian Bale), da stagista del Congresso a uomo più potente del pianeta. Un uomo riservatissimo che ha cambiato il mondo come pochi leader negli ultimi cinquant'anni.

Attraversando mezzo secolo, il complesso viaggio di Cheney, da operaio elettrico del rurale Wyoming a Presidente de facto degli Stati Uniti, offre una prospettiva interna, a volte amara e spesso inquietante, sull'uso e l'abuso del potere istituzionale.

Guidato dalla sua straordinaria e fedelissima moglie, Lynne (Amy Adams), e avendo come mentore il brusco e spavaldo Donald Rumsfeld (Steve Carell), Cheney si insinua nel tessuto politico di Washington DC durante l'amministrazione Nixon, diventando Capo dello Staff della Casa Bianca sotto Gerald Ford e, dopo cinque mandati nel Congresso, Segretario alla Difesa per George Bush padre. Nel 2000 rinuncia alla sua posizione di C.E.O. di Halliburton per ricoprire il ruolo di vicepresidente di George W. Bush (Sam Rockwell), con l'implicito accordo che avrebbe esercitato un controllo quasi totale. Un co-presidente in tutto e per tutto, tranne che per il nome.

Le astute e segrete manovre politiche di Cheney hanno modificato il panorama politico americano in modi che continueranno a riecheggiare per i decenni a venire.

 

Martedi 16 aprile

LA DOULEUR

(La Douleur - Francia, Belgio, Svizzera 2018)

REGIAEmmanuel Finkiel

Con: Melanie ThierryBenoît MagimelBenjamin Biolay. 127 Min. Data uscita: 17 gennaio 2019

UN DIARIO INTIMO DEL DOLORE, UN RITRATTO DELLA PRESENZA DELL'ASSENZA, UN VIAGGIO INTERIORE DI UN'ANIMA RIPIEGATA SU SE’ STESSA.

La douleur, il film diretto da Emmanuel Finkiel, è il diario di un’attesa, il racconto lacerante di un’assenza, il viaggio interiore di una donna che attraversa la violenza della Storia e dei sentimenti.

Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite (Mélanie Thierry), una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme (Emmanuel Bourdieu). Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier (Benoît Magimel), uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla? O sta solo cercando di cavarle informazioni sul movimento clandestino antinazista? La fine della guerra e il ritorno dei deportati dai campi di concentramento segnano per lei un periodo straziante e danno inizio a una lunga attesa, nel caos generato dalla liberazione di Parigi.

 

Martedi 23 aprile

IL GIOCO DELLE COPPIE

(Doubles Vies – Francia 2018)

REGIAOlivier Assayas

Con: Guillaume CanetJuliette BinocheOlivia RossVincent Macaigne. 108 Min. Data uscita: 3 gennaio 2019

UN SIMPOSIO DI IDEE PER UN SOGGETTO MAGNIFICO E ARDUO, MESSO IN SCENA DA UN AUTORE IN STATO DI GRAZIA.

Il gioco delle coppie, il film diretto da Olivier Assayas, per la prima volta alle prese con una commedia, racconta con sguardo leggero e ironico il mondo che cambia e il modo in cui riusciamo (o non riusciamo) a reagire a questi cambiamenti.

Alain (Guillaume Canet), un editore parigino di successo che lotta con i pro e i contro della sua vita professionale e privata, e Leonard (Vincent Macaigne), uno dei suoi autori storici, sono riluttanti a comprendere appieno e ad abbracciare il mondo dell'editoria contemporanea, fatta di e-book e shop online.

Quando si incontrano per discutere del nuovo manoscritto di Leonard - l'ennesimo romanzo autobiografico incentrato sulla sua storia d'amore con una celebrità minore - Alain non può che confessare all'amico ciò che pensa del libro: che è un'opera troppo datata e banale e non può pubblicarla. Ma la moglie di Alain, Selena (Juliette Binoche), star delle serie tv, è invece convinta che si tratti di un vero e proprio capolavoro, sicuramente il miglior libro che Leonard abbia mai scritto.

A complicare la situazione è l'interesse di Alain per i media digitali e social, che lo ha portato ad assumere una giovane donna incredibilmente ambiziosa come "responsabile della transizione digitale" nella sua azienda...

 

Martedi 7 maggio

UN VALZER FRA GLI SCAFFALI

(In den Gängen – Germania 2018)

REGIAThomas Stuber

Con: Franz RogowskiSandra HüllerPeter Kurth. 125 Min. Data uscita: 14 febbraio 2019

LA POESIA DEL QUOTIDIANO NELLA PROVINCIA TEDESCA TRA MONOTONIA, GRIGIORE E SQUALLORE.

Un valzer tra gli scaffali, il film diretto da Thomas Stuber, segue la storia di Christian (Franz Rogowski) e Marion (Sandra Hüller).

Le luci di un grande supermercato alla periferia di una cittadina della Germania Est si accendono e, sulle note di Sul Bel Danubio Blu, i carrelli per la movimentazioni delle merci volteggiano come abili danzatori in un valzer tra i corridoi. Un’ immagine onirica ed evocativa che sembra contrastare con la monotona quotidianità di questo luogo, popolato di gente, lavoratori o clienti, unicamente impegnata a riempire o a svuotare interi bancali di merci. Eppure, in questo microcosmo di vite scandite da una banale e impassibile regolarità, si cela una profonda umanità: storie di solitudini e malinconie, ma anche di emozioni e di complicità, anima- no la vita tra i corridoi creando l’illusione, tra i lavoratori, di essere parte di un'unica, grande famiglia.

Il nuovo arrivato Christian, timido e riservato scaffalista notturno, non resta insensibile a questa atmosfera e presto finisce per considerare il supermercato come fosse la sua vera casa. Ma, soprattutto, Christian non resta insensibile a lei, la Marion ai dolciumi che lo ha folgorato al primo sguardo e che, tra un incontro e l’altro alla macchinetta del caffè, cerca teneramente di conquistare.

 

Martedi 14 maggio

PARLAMI DI TE

(Un homme pressé – Francia 2018)

REGIAHervé Mimran

Con: Leïla BekhtiFabrice Luchini. 100 Min. Data uscita: 21 febbraio 2019

IL RACCONTO DI UNA CADUTA E DI UNA LENTA RICOSTRUZIONE, ISPIRATO ALLA STORIA VERA DI CHRISTIAN STREIFF.

E se un manager all'apice della carriera dovesse da un giorno all'altro ricominciare da zero?

Parlami di te, il film di Hervé Mimran, ispirato a una storia vera, è in racconto commovente e allo stesso tempo ironico del viaggio di un uomo alla riscoperta di se stesso e delle cose importanti della vita: la cura di sè, il rapporto con la propria figlia, i legami di affetto e amicizia.
Protagonista del film è Alain (Fabrice Luchini), un rispettato uomo d'affari e un brillante oratore, sempre in corsa contro il tempo. Nella vita, non concede alcuno spazio alle distrazioni e alla famiglia. Un giorno, viene colpito da un ictus che interrompe la sua corsa e gli lascia come conseguenza una grave difficoltà nell'espressione verbale e una perdita della memoria. La sua rieducazione è affidata a Jeanne, giovane logopedista. Con grande impegno e pazienza, Jeanne e Alain impareranno a conoscersi e alla fine ciascuno, a modo suo, tenterà di ricostruire se stesso e di concedersi il tempo di vivere.

Nel cast del film anche Leïla BekhtiRebecca Marder della Comédie française e Igor Gotesman.

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI: presso il Cinema Margherita di CUORGNE’- martedi ore 21:30

ABBONAMENTI: 8 film in prevendita a € 20,00 - INGRESSI: € 5,00



 

 

Contatti
Via Ivrea, 101
10082 Cuorgnè (TO)
Tel.: +39 0124 657 523 (sala)
Tel.: +39 0124 657 232 (uffici)


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