Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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IN PROGRAMMAZIONE da venerdi 21 a lunedi 24: IL TRADITORE. Dal 26: TOY STORY 4

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BROOKLYN

In programmazione da domani, da venerdi 21 a lunedi 24 giugno:

IL TRADITORE

di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino

Locandina italiana Il traditore

ORARI (tutte le sere ore 21:30 - domenica pomeriggio ore 17:00)

- VENERDI 21: ore 21:30

- SABATO 22: ore 21:30

- DOMENICA 23: ore 17:00 e ore 21:30

- LUNEDI 24: ore 21:30 (ingresso a prezzo ridotto)

Il Traditore, il film di Marco Bellocchio, racconta il primo grande pentito di mafia, l'uomo che per primo consegnò le chiavi per avvicinarsi alla Piovra, cambiando così le sorti dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. Pierfrancesco Favino interpreta Tommaso Buscetta, il Boss dei due mondi, secondo una prospettiva inedita e mai studiata prima.

All'inizio degli anni 80 è guerra tra le vecchie famiglie della mafia, Totò Riina e i Corleonesi. In palio c'è il controllo sul traffico di droga.
Alla festa di riconciliazione delle 'famiglie' Tommaso Buscetta sente il pericolo.
Decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi dai Corleonesi che si accaniranno su due dei suoi figli e il fratello rimasti in Sicilia, e lui stesso è braccato anche in Brasile.
Ma prima della mafia è la polizia brasiliana ad arrestarlo. Ora ci sarà l'estradizione e la morte sicura in Italia. Ma il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) gli offre un'alternativa: collaborare con la giustizia. Per il codice d'onore della mafia equivale a tradire.
Grazie alle sue rivelazioni viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati.
Le sentenze decimano la mafia, ma Totò Riina è ancora latitante.
La risposta è l'attentato a Falcone e alla sua scorta. Buscetta decide di fare nomi eccellenti della politica, è il testimone in numerosi processi e diventa sempre più popolare.

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In uscita nazionale mercoledi 26 giugno

TOY STORY 4

Locandina italiana Toy Story 4

 

ORARI (tutte le proiezioni in versione standard 2d)

- MERCOLEDI 26: ore 21:15

- GIOVEDI 27: ore 21:15

- VENERDI 28: ore 

- SABATO 29: ore 

- DOMENICA 30: ore 

- LUNEDI 1° luglio 24: ore 

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SONO ATTIVE LE PROMOZIONI

  • 18 APP
  • BONUS CULTURA INSEGNANTI

nei limiti previsti dalle normative vigenti (consultate il regolamento di utilizzo)

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LISTINO PREZZI DI INGRESSO

NB. Sono state attivate le promozioni, in soluzione FISICA, scaricando il voucher dai rispettivi siti:

- 18 app

- bonus cultura insegnanti

 

1.       FILM IN PROIEZIONE NORMALE 2D - AGGIORNAMENTO DEL 20/12/2018:

a.      INTERI € 7,50

b.      RIDOTTI € 5,00

2.       FILM IN PROIEZIONE TRIDIMENSIONALE 3D:

a.      INTERI €   10,00 *

b.      RIDOTTI € 8,00 *

3.       RASSEGNA “DUE CITTA’ AL CINEMA”

a.       ABBONAMENTO III FASE MARZO-MAGGIO 2019 8 film a € 20,00

b.      INGRESSO SINGOLO - UNICO € 5,00

I biglietti ridotti vengono rilasciati a:

a. JUNIOR Ragazzi fino a 11 anni di età

b. SENIOR Oltre i 65 anni di età

c. Titolari della tessera TOSCA. accedi al sito Tosca cliccando sul link

http://torinoshowcard.it/

d.      Il LUNEDI a tutti gli spettatori (eccetto festivi, prefestivi, festività natalizie)

e.      Nei giorni feriali esclusi festivi e prefestivi a titolari di tessere Agis, AIACE, STUDENTI UNIVERSITARI

(*) Il costo dei biglietti 3d comprende l’uso gratuito degli speciali occhialini 3D DOLBY, con lenti in cristallo di alta qualità

 

 

 

 



 

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Rassegna Due Città al Cinema
DUE CITTA' AL CINEMA XXXVII - IV FASE

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXVII EDIZIONE 2018-2019

 IV FASE MAGGIO-GIUGNO 2019

 

Martedi 21 maggio

MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’

Italia – 2019

REGIADaniele Luchetti

ATTORIPifThonyRenato CarpentieriAngelica Alleruzzo

DURATA: 93 Min DATA USCITA: 14 marzo 2019

UNA STORIA LEGGERA E PROFONDA, ELEGANTE NELLA FORMA E POETICA NEI CONTENUTI, liberamente tratta dai libri di Francesco Piccolo.

Lo yoga e l'Autan non sono in contraddizione?
La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo?
Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo?
Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro?
E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella?
A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita.

Recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

Paolo conduce una vita tranquilla a Palermo con moglie e due figli, lavorando come ingegnere. Ad aggiungere pepe alle sue giornate non sono le relazioni extraconiugali che si concede di tanto in tanto, o le sedute al bar con gli amici a fare il tifo per la squadra rosa e nera, ma alcuni istanti di pura gioia, come attraversare in motorino un incrocio urbano nel momento esatto in cui tutti i semafori sono rossi. Peccato che arrivi la volta in cui Paolo "manca" il momento di una frazione di secondo, e viene investito in pieno da un'auto ritrovandosi catapultato in Cielo, nello stanzone adibito allo smistamento delle anime. Da qui comincerà quella rivalutazione della sua intera vita che lo metterà di fronte alla sua medietà e alle sue mancanze. Francesco Piccolo, coadiuvato da Daniele Luchetti, ha scelto di attingere a due suoi libricini di grande successo editoriale, "Momenti di trascurabile felicità" e "Momenti di trascurabile infelicità", e di dare loro una struttura narrativa del tutto assente dalla collezione di brevi notazioni che costituiva l'ossatura (disarticolata) dei libricini. È un atto di coraggio che si rivela premiante, perché Piccolo ha saputo estrarre l'anima e lo spirito dalla parola scritta, costruendo una storia leggera e profonda, elegante nella forma e poetica nei contenuti. C'è un deus ex machina virtuale dell'intera operazione, ed è quel Nanni Moretti di cui Piccolo è frequente sceneggiatore e Luchetti è stato allievo: la storia di Paolo riesce a farci sentire "una minoranza di due", ovvero unisce in spirito il protagonista ad ogni singolo spettatore disposto a riconoscersi nelle sue umane debolezze e nella sua visione particolare (ma umanamente universale). E la non-recitazione, nonché la dizione straniata e straniante, di Pif sono qui altrettanto efficaci della presenza di Moretti nei suoi film: una presenza stralunata e incongrua, soggetta a fissazioni e paranoie, sfuggente eppure sempre al centro della scena. In più il personaggio di Paolo (e l'interpretazione di Pif) aggiungono una nota di tenerezza e di bonaria indolenza "siciliana" che ben dispongono il pubblico all'accettazione del suo infantilismo dichiarato. Il resto del cast aggiunge freschezza (Thony nel ruolo delizioso della moglie, Angelica Alleruzzo e Francesco Giammanco in quelli dei figli) e solida professionalità (l'imprescindibile Renato Carpentieri, angelo custode di Paolo). Ma è la struttura narrativa, coerente per tono e misura, a dare verità alla storia, ed è la regia agile ed esperta di Luchetti a contenerla in una forma filmica convincente da commedia francese, più americana (alla Lubitsch, per intenderci). Alcuni dettagli - il miraggio dell'aperitivo per le coppie con figli, il tormentone "Ma ce l'hai con me?" - fanno parte del tessuto quotidiano di molti, eppure non entrano quasi mai nella narrazione, perché contengono una dose di imbarazzo esistenziale che non siamo pronti a rivelare. Il tema non è tanto quello della morte, ma quello dell'assurdità di vivere come se non si dovesse morire mai, ed è trattato con una originalità che ne attutisce lo spavento. Un paio di ricordi di Paolo - uno per tutti: l'episodio estivo - sono davvero ispirati, e traducono in immagini quella trascurabile felicità (e insieme infelicità) che caratterizza certi momenti pronti a ripresentarsi alla mente: magari non tutti i giorni, ma per sempre. L'unica nota di demerito è il finale, che avverrebbe naturalmente "a fondo scala" (per non fare spoiler), e invece prosegue con un sermone inutile e una scenetta stucchevole, sopra una delle canzoni più melense di Adriano Celentano. Un peccato capitale, in conclusione ad una favola così ben raccontata.

Martedi 28 maggio

CAFARNAO

Libano, Francia, USA - 2018

REGIANadine Labaki

ATTORINadine LabakiZain Alrafeea

DURATA: 123 Min DATA USCITA: 11 aprile 2019

UN FILM FRAGILE E PREZIOSO CHE VIVE A BEIRUT MA PUÒ SVOLGERSI OVUNQUE, E CHE TUTTI DOVREBBERO VEDERE.

Cafarnao, il film diretto da Nadine Labaki, racconta la complessa realtà contemporanea. Candidato agli Oscar® e ai Golden Globe 2018 per il miglior film straniero e vincitore del Premio della Giuria a Cannes, il film è un'opera struggente ed emozionante. Al centro della vicenda Zain (Zain Alrafeea), un bambino coraggioso che decide di ribellarsi al suo destino, portando in tribunale i suoi stessi genitori…

Un ragazzo denuncia i propri genitori per averlo messo al mondo. Non accetta la vita che gli è stata donata. Recensione di Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it

Zain è un ragazzino dodicenne appartenente a una famiglia molto numerosa. Facciamo la sua conoscenza in un tribunale di Beirut dove viene condotto in stato di detenzione per un grave reato commesso. Ma ora è lui ad aver chiamato in giudizio i genitori. L'accusa? Averlo messo al mondo. Nadine Labaki, al suo terzo lungometraggio, conferma la sua profonda empatia con coloro che si trovano a vivere situazioni di disagio sociale. Questa volta però abbandona totalmente qualsiasi riferimento o anche solo accenno alla commedia per immergerci in una dimensione di dramma che ha al centro un minore e una società che, non sempre per colpa ma comunque oggettivamente, non ha alcuna cura nei confronti di chi invece ne avrebbe maggiormente bisogno. Per chi non lo ricordasse, il termine cafarnao definisce un luogo pieno di confusione e disordine e tale era la lavagna su cui la regista scriveva i temi che intendeva trattare nel suo film da fare. L'infanzia maltrattata, i migranti, il ruolo genitoriale, i confini tra gli stati, la necessità di avere dei documenti sei si vuole essere considerati come esseri umani a cui si possa dedicare attenzione, la Dichiarazione dei Diritti dei bambini. Da tutti questi elementi è scaturito un film che sembra aver fatto propria la lezione dei Dardenne portandola però alle estreme conseguenze. A partire della scelta degli attori ognuno dei quali, dal più piccolo agli adulti, ha subito nella propria esistenza i colpi avversi di una esclusione sociale. Questa però non vuole essere una cattura del consenso legata al vissuto degli interpreti. Perché Labaki ha saputo trarre dal cafarnao dei temi e dalle vite vissute un film che ci obbliga a confrontarci con gli argomenti trattati obbligandoci costantemente a porci domande. I muri sono scrostati come gli animi in una storia in cui un fratello vuole difendere la sorella che lo ha seguito di un anno nella nascita da un matrimonio privo di qualsiasi senso che non sia quello della sottomissione passiva dei genitori allo status quo dominante. Zain non può e non deve comprendere ciò che li spinge a piegare il capo. Sa solo, intimamente, profondamente fino alla viscere, che non è giusto. E si ribella. Non ha avuto genitori che possa ritenere degni di questo nome e quindi non ha modelli di riferimento. Eppure si troverà a fare da padre a un bambino che ancora viene allattato. In una città in cui dominano i rumori del traffico e l'indifferenza del prossimo, Zain si impegna a non cedere escogitando le strategie di sopravvivenza più ingegnose. Così come non cede Nadine Labaki il cui cinema di impegno civile rende testimonianza a quegli ultimi in favore dei quali lancia un dolente grido di richiesta d'aiuto concreto.

 

Martedi 4 giugno

IL VIAGGIO DI YAO

Francia – 2018

REGIAPhilippe Godeau

ATTORIOmar SyLionel Louis BasseGwendolyn Gourvenec

DURATA: 103 Min DATA USCITA: 04 aprile 2019

OMAR SY SEDUCE CON LA SUA UMILTÀ E LA SUA SOBRIETÀ IN UN ROAD MOVIE DALLA SINCERITÀ DISARMANTE.

Il viaggio di Yao, il film diretto da Philippe Godeau, racconta la storia di Yao (Lionel Basse), che vive nel nord del Senegal, ha tredici anni e vuole incontrare a tutti i costi il suo idolo: Seydou Tall (Omar Sy), un celebre attore francese invitato a Dakar per presentare il suo nuovo libro.

Per realizzare il suo sogno Yao organizza la sua fuga a 387 km da casa. Toccato dal gesto del ragazzo, Seydou decide di riaccompagnarlo a casa attraversando il paese… Tra mille avventure per la strana coppia sarà un rocambolesco ritorno alle radici.

Un bambino di un villaggio senegalese un giorno parte per Dakar per conoscere il suo mito, un attore francese di grande successo in visita in Senegal. Recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull'onda di un'autobiografia di successo. Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d'origine c'è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l'attore che abbandona il tour promozionale per riaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima. Da ''Samba'' a ''Mister Chocolat'', Omar Sy ha già lavorato intorno al tema dello 'sradicamento'. Appena mascherato sotto il personaggio di un attore celebre, con 'Il viaggio di Yao' va alla radice (e alle radici) della questione, recitando e co-producendo un film girato in Senegal e costellato di referenze autobiografiche. Vestito da viaggio iniziatico, il road movie umanista di Philippe Godeau è una meditazione esistenziale sui rischi di un sogno senza radici, che minaccia un attore sovraesposto e impiegato principalmente nel 'mainstream' francese e timidamente nelle produzioni hollywoodiane. Al cuore di un film diluito coi buoni sentimenti sussiste in filigrana un altro film, più divertente ed entusiasmante, dove Lionel Louis Basse, bambino radioso e immagine di un Senegal indomito e avido di cultura, incarna davvero il ruolo di provocatore insolente e iconoclasta di una star del cinema che si prende troppo sul serio e prende troppo sul serio il suo desiderio di essere l'amico ragionevole o il buon padre protettivo quando l'occasione lo richiede. La personalità preferita dai francesi, che ha messo tutti d'accordo nel 2018 sbaragliando politici e calciatori, fa un passo di lato nel cuore dell'Africa e seduce con la sua umiltà e la sua sobrietà. Per Omar Sy quello di Seydou Tall è un ruolo inedito e direttamente legato alla storia della sua famiglia. Tuttavia conferma rovesciato un potenziale comico che gioca sovente intorno al concetto hollywoodiano di 'fish out of water'. Se in ''Mister Chocolat'', riflessione sulla condizione di un'artista nero nella Francia della Belle Époque, Omar Sy interpretava un nero in un mondo di bianchi, nel film di Philippe Godeau è un bianco in un mondo di neri. Un "Bounty", come lo appella irriverente Yao, uno snack nero fuori e bianco dentro. Di fatto, Seydou Tall pensa come un bianco e la logica del Senegal gli sfugge. Ma giù dallo schermo le cose sono più complicate di così. Perché se ieri l'attore, figlio delle banlieue e di immigrati africani, dichiarava di essere Rafael Padilla (''Mister Chocolat''), un artista che voleva esistere altrimenti e affrancato dall'etichetta che gli avevano incollato addosso, oggi non è mai stato così vicino ad essere se stesso dentro un ritratto in forma di racconto naïf che lo impegna intimamente (e finanziariamente). Mentre i francesi guardano a Omar Sy come a un riconciliatore nazionale, a un attore 'terapeutico' che ripara la società, l'attore ritorna nel paese di suo padre, nella terra dei suoi antenati con pudore e senza artifici nella recitazione se non la sua verità personale. Disattendendo la disposizione comica per l'armonia, l'attore avanza emozionato e riflessivo in un film semplice ma mai semplicistico sulla paternità, la trasmissione e la ricchezza della differenza. Il film di un uomo e di una vita, un film imperfetto ma di una sincerità disarmante. Omar Sy getta la maschera del 'magical nero', il nero senza passato né legami la cui sola funzione è di alleggerire le tribolazioni dei bianchi nevrotizzati (e paralizzati) dalle pressioni sociali (''Quasi amici''). Omar Sy è finalmente se stesso. È come non lo abbiamo mai visto e dove non lo abbiamo mai visto: da qualche parte tra l'Africa e la Francia, in quello che lo separa e in tutto quello che lo avvicina a Yao.

 

Martedi 11 giugno

BOOK CLUB – TUTTO PUO’ SUCCEDERE

USA – 2018

REGIABill Holderman

ATTORIDiane KeatonJane Fonda, Mary Steenburgen, Candice BergenAndy GarciaDon JohnsonRichard Dreyfuss

PAESE: USA

DURATA: 104 Min DATA USCITA: 04 aprile 2019

UN CAST DI DIVE (E DIVI) PER UNA COMMEDIA ROMANTICA CARICATURALE.

Book Club, il film diretto da Bill Holderman. racconta la storia di Carol (Mary Steenburgen), Diane (Diane Keaton), Vivian (Jane Fonda), Sharon (Candice Bergen), quattro donne alle prese con gli eterni problemi sentimentali. La loro vita scorre piuttosto noiosa fino a quando la lettura di Cinquanta Sfumature di Grigio la cambierà irrimediabilmente. Ispirandosi allo scandaloso romanzo, vivranno nuovi amori, vecchi ritorni di fiamma, situazioni esilaranti e sconvenienti… Saranno finalmente pronte a entrare nel nuovo capitolo della loro vita?

Quattro donne sessantenni leggono "Cinquanta sfumature di grigio" e la loro vita prende una svolta inaspettata. Recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

Da trent'anni, Diane, Vivian, Sharon e Carol si assegnano a turno un libro da discutere davanti a un bicchiere di vino. Insieme formano un 'book club' in cui si confrontano e voltano pagina. Sessantenni sull'orlo di una crisi sessuale, a parte Vivian che è ricca sfondata, colleziona uomini e ha paura dell'amore vero, decidono di leggere "Cinquanta sfumature di grigio". Le prodezze di Christian Grey le convincono a rimediare alla povertà della loro vita sessuale. Con ogni mezzo, ad ogni costo. Diane seduce suo malgrado un pilota di linea, Vivian flirta con un grande amore della giovinezza, Sharon opta per i siti d'incontri online, Carol prova a risvegliare gli ardori di un marito che le preferisce la moto. Il risultato sarà naturalmente un successo. I buoni libri influenzano le nostre vite, i pessimi ahimè pure. La prova è la commedia di Bill Holderman, autore sconosciuto (e resterà tale) che ripassa lo smalto alla storia di belle donne all'acchiappo. La sceneggiatura, convenzionale e vagamente reazionaria, regala a ciascuna il suo profilo: Jane Fonda incarna il tratto cinico e seccamente seduttivo, Diane Keaton ripropone la stagionata icona del cinema di Allen, pigiando a fondo (troppo a fondo) il pedale del burlesco, Candice Bergen ostenta il carattere altero e una vita ritirata in compagnia di una gatta letargica, 'sottile' metafora di una vita sessuale passiva, Mary Steenburgen condivide la scena con un marito che ha perso la passione e l'erezione. Insieme costituiscono la loro speciale comunità casalinga da cui partono unite e solidali alla conquista dell'amore. La questione insomma è sempre quella, sposarsi. La commedia, di conseguenza, è sentimentale e finirà col mostrare che il cuore ha ragioni che il sesso (da solo) non conosce. Attorno a loro due 'ragazzi' con troppe qualità per essere veri. Andy Garcia, pilota di linea, e Don Johnson, divorziato con dote e devozione, sono pronti a sfoderare fascino, fiori e monetine per un desiderio. Diversamente dal Grey del romanzo, che riaccende la fiamma che cova ancora nelle signore, gli uomini del 'club' letterario non registrano nessuno dato estremo o selvaggio, che il giudice federale di Candice Bergen giudicherebbe d'altronde inappropriato fino alle manette. 'Woman's film' in cerca di un destino per le sue protagoniste, 'Book Club - Tutto può succedere' è un'opera prima atona e senza ritmo che si impegna con troppi sforzi e pochi risultati a essere divertente e a omaggiare il cinema di Nancy Meyers (''L'amore non va in vacanza', 'È complicato''). Un club stellare, che non si preoccupa troppo della qualità delle proprie letture, non basta da solo a salvare una commedia romantica caricaturale sulla sessualità delle donne âgée. La messa in scena, priva di immaginazione, le presenta perennemente occupate a sorseggiare vino bianco dentro quadri lussuosi. I caratteri, altrettanto ordinari, sono costruiti sulla giustapposizione di cliché: la donna libera e indipendente che non conosce il sentimento amoroso ma (ri)trova il suo grande amore, la vedova, infantilizzata fino all'assurdo da due figlie ossessionate dalla sua età, che esita a vivere il suo colpo di fulmine col super pilota, la divorziata, felicissima di non avere un orgasmo da diciotto anni, che passa improvvisamente le ore sui siti di incontri e infine la sola socia del club ancora sposata che cerca ogni stratagemma possibile per riaccendere il suo matrimonio. Non sorprenderà troppo scoprire che sotto l'egida di Christian Grey si parli poco o niente di letteratura alle riunioni confidenziali. Se in ''Il club di Jane Austen'' le opere della celebre scrittrice inglese provocavano nelle cinque protagoniste profonde trasformazioni, un'evoluzione che lasciava disarmati i loro compagni, in 'Book Club' ritroviamo le stesse premesse salvo per un dettaglio affatto insignificante. Le nostre eroine non divorano Jane Austen o Marguerite Yourcenar ma si gettano sulle 'sfumature' di E. L. James, trilogia sull'amore ai tempi delle fruste e delle manette. A questo punto è lecito domandarsi cosa abbiano letto nei decenni le quattro protagoniste per arrivare fino a quelle pagine di cui l'effetto è ovviamente immediato. Le avventure di Anastasia Steele, la protagonista di "Cinquanta sfumature di grigio", le obbliga a riconsiderare le loro relazioni coniugali o i loro nubilati volontari. Fortunatamente per lo spettatore, le fanciulle non disserteranno troppo sui meriti letterari del libro in questione, troppo assorbite a leggerlo con una sola mano e a stravolgere la loro routine. Certo 'Book Club' potrebbe accontentare i nostalgici del cinema americano di un'altra stagione, interpretata col sorriso da quattro dive il cui ruolo è ritagliato sulle rispettive personalità cinematografiche. Le stravaganze vestimentarie di Diane Keaton, lo sguardo ironico di Candice Bergen, la leggerezza di Mary Steenburgen e l'autorità naturale dell'imperiale Jane Fonda sono un'evidenza ma non fanno mai di 'Book Club' un'altra cosa che una vetrina solenne di talenti che potrebbero difendere ben più che la loro gloria passata. La rivoluzione di script all'altezza del valore di attrici mature non sembra ancora iniziata a Hollywood, né altrove.

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI: il martedi presso il Cinema Margherita di CUORGNE’- ore 21:30

ABBONAMENTI: 4 film in prevendita a € 10,00 - INGRESSI: € 5,00

 

 

 



 

 

Contatti
Via Ivrea, 101
10082 Cuorgnè (TO)
Tel.: +39 0124 657 523 (sala)
Tel.: +39 0124 657 232 (uffici)


e-Mail: info@cinemamargherita.net

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