Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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In programmazione
Da venerdi a lunedi nuovamente 10 GIORNI SENZA MAMMA

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BROOKLYN

In programmazione nuovamente da venerdi 22 a lunedi 25: 10 GIORNI SENZA MAMMA

La divertente commedia con Fabio De Luigi, adatta agli spettatori di tutte le età.

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  • 10 GIORNI SENZA MAMMA - orari:
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  • - venerdi 22: ore 21:30
  • - sabato 23: ore 21:30
  • - domenica 24: ore 15:00-16:45-18:30-21:30
  • - lunedi 25: ore 21:30

DATA USCITA

GENERECommedia ANNO: 2019 REGIA: Alessandro Genovesi ATTORIPAESEItalia DURATA: 94 Min DISTRIBUZIONE: Medusa Film
  • TRAMA 10 GIORNI SENZA MAMMA:

  • Cosa succede se una mamma sempre presente decide di partire per dieci giorni lasciando i tre figli con un papà fino ad allora praticamente assente? Una sequela di disastrosi ed esilaranti eventi che travolgeranno Carlo (Fabio De Luigi) obbligato a fare il "mammo" a tempo pieno, nel film diretto da Alessandro Genovesi, 10 giorni senza mamma.

    Carlo e Giulia (Valentina Lodovini) hanno tre figli: lui è un papà distratto e assorbito dal lavoro, lei è una mamma che si è dedicata alla famiglia rinunciando alla sua carriera. I figli sono Camilla, un'adolescente ribelle di 13 anni in pieno sviluppo ormonale e sentimentale, Tito 10 anni, furbo e sempre pronto a fare scherzi "innocui", la piccola Bianca di 2 anni che non parla, usa i gesti e si prende ciò che vuole. Giulia, stanca della routine, comunica alla famiglia che sta per partire per dieci giorni di vacanza.
    Trovandosi da solo, Carlo si ritrova all'improvviso in un vero e proprio incubo!
    Tra cene da preparare, inserimento all'asilo, confidenze imbarazzanti della più grande, giochi sfrenati con gli amici del figlio, liti, disastri sfiorati e appuntamenti saltati al lavoro, Carlo sopravvive a questi dieci interminabili giorni anche grazie al prezioso aiuto di una "Mary Poppins" molto particolare (Diana Del Bufalo).
    Sarà servito questo tempo per conoscere meglio i propri figli e riavvicinare la famiglia? Alla fine fare il mammo è poi una cosa così tremenda?
    Una cosa importante però è successa: Bianca ha finalmente detto PAPA'!

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  • MARTEDI 26 FEBBRAIO - ORE 21:30

  • CAPRI-REVOLUTION

    L'ultimo film di Mario Martone, sesta serata della II Fase della Rassegna DUE CITTA' AL CINEMA - XXXVII Edizione

    Martedi 26 febbraio CAPRI-REVOLUTION

    REGIAMario Martone

    UN'EFFICACISSIMA MARIANNA FONTANA NEL PERCORSO DI CRESCITA DI UNA DONNA IN EQUILIBRIO TRA DIVERSE VISIONI DEL MONDO.

    Siamo nel 1914, l'Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei ha trovato sull'isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell'arte. Ma l'isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia (Marianna Fontana). Il film narra l'incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e il giovane medico del paese (Antonio Folletto). E narra di un'isola unica al mondo, la montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all'inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell'utopia e coltivasse ideali di libertà, come i russi che, esuli a Capri, si preparavano alla rivoluzione.

  • Un'isola unica al mondo che, all'inizio del Novecento, ha attratto come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso.

    Recensione di Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it 1914.

    Un gruppo di giovani del nord Europa si unisce in una comunità sull'isola di Capri avendovi trovato il luogo ideale in cui sperimentare una ricerca sulla vita e sull'espressione artistica. Sull'isola abita con la sua famiglia Lucia, una capraia la cui attenzione viene attratta da questi 'strani' individui a cui inizia ad avvicinarsi. Al contempo sull'isola è arrivato un giovane medico condotto portatore di idee che mettono la scienza e l'interventismo al primo posto. Mario Martone completa l'ideale trilogia che si è venuta componendo dopo ''Noi credevamo'' e ''Il giovane favoloso'' con un film che si muove tra la luce diurna del sole e i fuochi delle danze della notte trovando al proprio centro l'efficacissima interpretazione di Marianna Fontana. È sua quella che si potrebbe definire l'anima divisa in tre attorno alla quale si colloca tutta la vicenda. Il passato, con tutto ciò che ha di positivo rappresentato dalla spesso silente figura materna, si concentra nella casa in cui al padre malato si sostituiscono i fratelli portatori della difesa di una tradizione che si fa abito sempre più pesante da indossare per la giovane donna. In quegli uomini e donne che scorge per la prima volta nudi su una scogliera vede aprirsi un mondo di opportunità diverse rispetto all'orizzonte chiuso di un mare forse prima di allora mai guardato con occhi nuovi. Martone fa esplicito riferimento alla comune che il pittore Karl Diefenbach costituì a Capri agli inizi del Novecento avendo come omologa quella del Monte Verità a Locarno (dove tutt'oggi viene tenuta viva una forte memoria di quell'esperienza). Il vivere insieme immersi nella Natura, da vegetariani ante-litteram impegnati in una ricerca in cui il corpo stesso si faceva forma d'arte vivente non impedisce al regista di mettere in luce il nascere di forti contraddizioni all' interno della comunità. Su questa descrizione crea una qualche perplessità la scelta di uomini e donne tutti fisicamente piacenti quasi che se ci fosse stato un Toulouse Lautrec ancora vivente e desideroso di farne parte non sarebbe stato accolto. Questo però non inficia il confronto che Martone ci propone, narrando il passato ma con un'attenzione rivolta al presente, tra due modalità di guardare al mondo e alla sua Storia. La disputa dialettica tra il medico e il leader della comune espone, con immediatezza unita a rigore, le due posizioni e, ancora una volta, si tiene a distanza da posizioni manichee. Il dottore è al contempo un difensore del progresso legato alle scoperte scientifiche ma anche vittima di quell'idealismo interventista che sfocerà di lì a poco nel fascismo (che ha già deposto le sue uova in versione nazi anche nella comunità di Diefenbach). È in questa situazione culturalmente presismica (vedi le anfore tra gli alberi) che Lucia si trova a crescere come donna, ad emanciparsi da un maschilismo ancestrale e a comprendere, senza false pacificazioni interiori, quanto in entrambe le nuove proposte di vita c'è di positivo e quanto invece va messo tra parentesi per poter davvero progredire, per uscire da qualsiasi tipo di gabbia ideologica e poter 'sperare' nel futuro.

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DUE CITTA' AL CINEMA XXXVII EDIZIONE

  • II FASE - GENNAIO MARZO 2019

  • OTTO FILM fino al 12 marzo

  • Dal 19 marzo la III fase con altri otto film 

  • Clicca sopra su IN PROGRAMMAZIONE per accedere alla sezione del sito dedicata alla rassegna, con tutte le info sui film.

Poster Capri-Revolution  n. 0Poster Old Man & the Gun  n. 0Poster Troppa grazia  n. 0Poster 7 Uomini a Mollo  n. 0Poster Santiago, Italia  n. 0

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  • AVVISI:

SITO IN RISTRUTTURAZIONE: LE INFORMAZIONI SONO RIDOTTE AL MINIMO;0

NOVITA': SONO ATTIVE LE PROMOZIONI 18 APP E BONUS INSEGNANTI, nei limiti previsti dalle normative vigenti

 

Per conoscere i prezzi di ingresso visualizzare il listino completo in fondo a questa pagina.

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PREZZI DI INGRESSO
 
NB. Sono state attivate le promozioni, in soluzione FISICA, scaricando il voucher dai rispettivi siti:
- 18 app
- bonus cultura insegnanti

1.       FILM IN PROIEZIONE NORMALE 2D - AGGIORNAMENTO DEL 20/12/2018:

a.      INTERI   €   7,50

b.      RIDOTTI €  5,00

2.       FILM IN PROIEZIONE TRIDIMENSIONALE 3D:

a.      INTERI €   10,00 *

b.      RIDOTTI €  8,00 *

3.       RASSEGNA “DUE CITTA’ AL CINEMA”

a.       ABBONAMENTO II FASE GENNAIO-MARZO 2019  8 film a € 20,00

b.      INGRESSO SINGOLO - UNICO €  5,00

I biglietti ridotti vengono rilasciati a:

a. JUNIOR Ragazzi fino a 11 anni di età

b. SENIOR Oltre i 65 anni di età

c. Titolari della tessera TOSCA. accedi al sito Tosca cliccando sul link

http://torinoshowcard.it/

d.      Il LUNEDI a tutti gli spettatori (eccetto festivi, prefestivi, festività natalizie)

e.      Nei giorni feriali esclusi festivi e prefestivi a titolari di tessere Agis, AIACE, STUDENTI UNIVERSITARI

(*) Il costo dei biglietti 3d comprende l’uso gratuito degli speciali occhialini 3D DOLBY, con lenti in cristallo di alta qualità

 



 
MARTEDI 19 FEBBRAIO - ORE 21:30

Poster Cold War  n. 1COLD WAR

Quinta serata della II Fase della Rassegna

DUE CITTA' AL CINEMA XXXVII Edizione

 

 

 

 

 

COLD WAR

(ZIMNA WOJNA)

REGIAPawel Pawlikowski

UN ROMANZO DI BELLE IMMAGINI SU UN AMORE TRAGICO, COMBATTUTO DA BARRIERE POLITICHE E PSICOLOGICHE.

Cold War, il film diretto da Pawel Pawlikowski (Palma d’Oro a Cannes 2018 per la miglior regia), è un’appassionata storia d’amore tra un uomo e una donna che si incontrano nella Polonia del dopoguerra ridotta in macerie. Provenendo da ambienti diversi e avendo temperamenti opposti, il loro rapporto è complicato, eppure sono fatalmente destinati ad appartenersi.Negli anni ’50, durante la Guerra Fredda, in Polonia, a Berlino, in Yugoslavia e a Parigi, la coppia si separa più volte per ragioni politiche, per difetti caratteriali o solo per sfortunate coincidenze: una storia d’amore impossibile in un’epoca difficile.

Nella Polonia comunista degli anni Cinquanta/Sessanta due giovani si amano ma devono affrontare gli ostacoli dell'epoca: recensione di Marianna Cappi - www.mymovies.it

Nella Polonia alle soglie degli anni Cinquanta, la giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Wiktor, il direttore del coro, nasce un grande amore, ma nel '52, nel corso di un'esibizione nella Berlino orientale, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. S'incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, diversamente accompagnati , ancora innamorati. Ma stare insieme è impossibile, perché la loro felicità è perennemente ostacolata da una barriera di qualche tipo, politica o psicologica. Il formato quadrato e la riconferma del bianco e nero, che era già stato di 'Ida', fanno risplendere la prima parte del racconto di Pawlikowski, ispirato dalla vicenda dei suoi genitori e dedicato alla loro memoria. Come figure di un'icona, i corpi di Zula e Wiktor, irrigiditi dalla norme di comportamento e dai dettami dell'omologazione ideologica, brillano di luce propria, arroventati dal sentimento amoroso, a contrasto con un fondo scuro, che è quello delle scenografie dei teatri in cui si esibiscono ma anche quello del vuoto di libertà, della chiusura al futuro. Dentro le pareti del formato quattro terzi non c'è spazio per il resto del mondo: il quadro ritaglia l'oggetto d'amore, la bellezza infantile e l'energia destabilizzante di Zula (si dice che abbia ucciso il padre), e tutto il resto finisce fuori, non importa più. Nella seconda parte la magia si perde. Nella Parigi della felicità obbligata, Zula non riesce ad allinearsi, ha alti e bassi, come una Zelda d'altri tempi e altri luoghi. Non capisce le metafore (non ne ha mai incontrata una prima), né lo spleen che è proprio del jazz e che Wiktor sente invece affine e incarna naturalmente. La sua energia emerge incontrollata, fuori luogo, e per ritrovarsi non le resta che tornare sui suoi passi. Sul loro amore si profila l'ombra dell'auto condanna. Anche il film di Pawlikowski, però, a questo punto rischia di smarrire la propria singolarità e di camminare, sul piano visivo e narrativo, su un selciato già battuto. Il bianco e nero della soffitta bohémien sui tetti appartiene ad un altro genere di romanticismo iconografico, patinato e seriale. Ma è una tappa del percorso, non il suo approdo. Nonostante il senso di predestinazione irreggimenti il film dentro una partitura più lirica che jazz, un romanzo per immagini, Pawlikowski conferma lo sguardo acuto sulla psicologia femminile e la capacità di associare i movimenti del suo cinema all'inquietudine dei protagonisti.

 
 
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MARTEDI 12 FEBBRAIO - ORE 21:30

NOTTI MAGICHE

L'ultimo film di Paolo Virzì

Quarta serata della II Fase della Rassegna DUE CITTA' AL CINEMA  - XXXVII Edizione

Martedi 12 febbraio

NOTTI MAGICHE

REGIAPaolo Virzì

 

DATA USCITA: 08 novembre 2018

GENERECommediaDrammatico ATTORIMauro LamantiaGiovanni ToscanoIrene VetereRoberto HerlitzkaMarina RoccoPaolo SassanelliEugenio MarinelliEmanuele SalceAndrea RoncatoGiulio BerrutiFerruccio SoleriPaolo BonacelliLudovica ModugnoGiulio ScarpatiSimona MarchiniOrnella MutiGiancarlo GianniniFabrizio Berruti PAESE: Italia DURATA: 125 Min

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

VIRZI’ FIRMA UNA COMMEDIA GIALLA TESA A OSSERVARE L’INTRECCIO PROFONDO TRA ESISTENZE INDIVIDUALI E STORIA COLLETTIVA

Campionati del Mondo di Calcio Italia '90: la notte in cui la Nazionale viene eliminata ai rigori dall'Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori, chiamati a ripercorrere la loro versione al Comando dei Carabinieri.

“Notti Magiche” è il racconto della loro avventura trepidante nello splendore e nelle miserie dell'ultima stagione gloriosa del Cinema Italiano.

Un rinomato produttore cinematografico viene trovato morto nel fiume Tevere. I principali sospettati sono tre giovani aspiranti sceneggiatori.

Recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale come lo stile del suo soggetto (Antonello da Messina), Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d'ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti. Dopo aver filmato l'America per la prima volta, in fuga tra Detroit e la Florida (''Ella & John''), Paolo Virzì ripiega in patria e firma una commedia gialla tesa a osservare l'intreccio profondo tra esistenze individuali e storia collettiva. Attento soprattutto all'incidenza dell'ultima sulla vita del singolo, Virzì sceglie la risorsa del fuori campo anche per delineare il rapporto dialettico tra la calcistica giornata della 'polis' e quella 'particolare' della storia privata. La 'notte magica' cantata da Gianna Nannini e auspicata dal tifoso italiano volge nella notte degli errori e propone un rendez-vous con la memoria, quella dell'autore e della sua generazione ma anche quella dello spettatore davanti all'eterno ritorno di un trio che 'avevamo tanto amato' (Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, Nino Manfredi). Eugenia, Antonio e Luciano, esageratamente tipizzati, come a esibire un desiderio di fiction anziché di realismo, sono il residuo di quelle icone trasformate in lucciole fragili, (in)dimenticate e vibranti dentro una notte di scacco disegnata dal regista sulla locandina. Declinato al passato prossimo, 'Notti magiche' mostra, in maniera instabile e con risultati variabili, che tutto quello che ha contato per noi è destinato a sparire, condannato a farsi rovina. Questa elegia del cinema, che banchetta al "Re della mezza porzione abbondante", fa il punto su e dà commiato a un decennio affollato da veterani ed esordienti. Ficcato al debutto degli anni Novanta, il film di Virzì individua alcune delle tensioni dinamiche che stavano rivoluzionando gli scenari estetici: la ricomposizione del cinema italiano per aree geografiche (nello specifico l'area romana, siciliana e toscana), la creazione di conseguenza di un nuovo immaginario collettivo legato alla provincia italiana (la sequenza del ritorno di Luciano a Piombino), il crepuscolo dei padri fondatori (la silhouette di Fellini e i residui essenziali del suo cinema, il pozzo e la 'passerella di addio' di ''8 1/2''), la nascita di una generazione 'orfana' (lo sconforto delle nuove leve private dei maestri che sovente restano al palo, incapaci di interpretare la nuova realtà a-ideologica e globalizzante), il contributo degli sceneggiatori eredi della grande commedia all'italiana che legano il proprio retroterra culturale al 'nuovo cinema' (il laboratorio di Fulvio Zappellini), l'accentuazione di una comicità di facile resa e bassa qualità figliastra della commedia all'italiana (la ragazza coccodè, merce in grado di coprire un potenziale cinema medio), l'influenza dell'universo televisivo sul gusto (la sceneggiatura vincitrice su Antonello da Messina svenduta a puntate). La riflessione metalinguistica di Paolo Virzì, il ricorso all'autoreferenzialità, se da una parte suggerisce un'impotenza a raccontare storie nuove, dall'altra offre la possibilità di un ragionamento sul mezzo stesso. Da sempre il film sul film è il sintomo di una crisi, della ricerca di una nuova identità, ce lo auguriamo, che quella precedente pare perduta tra le stazioni sentimentali di un road movie di fine vita e le tappe di un nomadismo creativo affogato nel Tevere. Un corto inciso nelle esistenze dei tre protagonisti, destinato a essere presto chiuso, come l'appartamento in cui dormono, vegliano e scrivono. È un film imperfetto 'Notti magiche', che si interrompe, che alterna i poli come la corrente elettrica, illuminandosi fulmineamente e spegnendosi bruscamente, indossando l'abito buono della gioventù (il film si accende quando Virzì torna nella sua provincia) in una sorta di 'com'eravamo' rievocato sopra le righe e con un cast di giovani attori stonati che prevaricano i rispettivi personaggi. Giallo e tragicomico si combinano con le interpretazioni senza filtro e colore che implorano lo sguardo di un'anima caritatevole che possa ripescarle dal naufragio in cui soccombe nella finzione il Saponaro di Giancarlo Giannini. Archiviati i personaggi pazzi d'amore e folli di dolore, i figli con la vita davanti e quelli col passato interrotto, consumati i baci e gli abbracci, il capitale umano e i santi giorni, l'autore sceglie tre 'dreamers' che provano a definire la propria identità, individuale e collettiva, in funzione del loro rapporto coi sogni. Ma negli anni Novanta, inaugurati dal rigore sbagliato di Donadoni e Serena, non è più il cinema a generare i sogni, a nutrirli, a concimarli, a renderli possibili. Virzì lo sa, lo sa bene e ritorna alla notte del 'delitto', quando il cinema ha smesso di essere il mondo 'tout court'. Da Truffaut e Scola riprende l'idea della triangolazione come struttura relazionale che lega i percorsi affettivi e sentimentali dei protagonisti ma non c'è vitalità né allegria nel rapporto che li lega, non c'è la forza comica, la verve dei dialoghi, sovente paternalistici, soltanto la carica distruttiva di vite che ripiegano su se stesse e nei recessi di questo o quell'altro mondo, in attesa che qualcuno soffi un po' di aria fresca.

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PROGRAMMAZIONE TERMINATA
DATA USCITAGENEREDrammaticoFamily
  • ANNO2018 REGIA
  • ATTORI
  • PAESEFrancia DURATA105 Min DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
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  • Remi, il film diretto da Antoine Blossier e tratto dal romanzo di Hector Malot, uno dei classici per ragazzi di tutti i tempi, racconta le avventure del piccolo Remi (Maleaume Paquin) e la sua vita al fianco del musicista girovago Vitalis e dei suoi inseparabili compagni: il fedele cane Capi e la scimmietta Joli-Couer. Uno straordinario ed emozionante viaggio attraverso la Francia, fatto di incontri e nuove amicizie che porteranno Remi a scoprire le sue vere origini.
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IL PRIMO RE: la programmazione è terminata

Locandina italiana Il primo Re

IL PRIMO RE

DATA USCITA: 31 gennaio 2019

GENEREDrammaticoAvventura ANNO2019

REGIA

ATTORI

PAESEItalia DURATA127 Min DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

IL PRIMO RE

UN FILM D'AUTORE EPICO, BRUTALE E SPETTACOLARE, GIUSTAMENTE AMBIZIOSO, UNICO NEL SUO GENERE.

Il Primo Re, il film di Matteo Rovere, vede protagonisti Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore.
Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri - dai crudeli guerrieri di Alba Longa.
Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce.
Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici. E dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

Rassegna Due Città al Cinema
DUE CITTA' AL CINEMA XXXVII - II FASE

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXVII EDIZIONE 2018-2019

 II FASE GENNAIO – MARZO 2019

 

Martedi 22 gennaio

QUASI NEMICI

(LE BRIO)

REGIAYvan Attal

 

DATA USCITA: 11 ottobre 2018

GENERECommedia ATTORIDaniel AuteuilCamélia JordanaYasin HouichaNozha KhouadraNicolas VaudeJean-Baptiste LafargeVirgil LeclaireZohra Benali PAESE: Francia, Belgio DURATA: 95 Min

DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures

 

IL DOMINIO SULLA PAROLA (E SULLA RAGIONE) COME FORMA DI RISCATTO SOCIALE

Neïla Salah (Camélia Jordana – Premio César per l’attrice miglior promessa 2018) è cresciuta a Créteil, nella multietnica banlieu parigina, e sogna di diventare avvocato. Iscrittasi alla prestigiosa università di Panthéon-Assas a Parigi, sin dal primo giorno si scontra con Pierre Mazard (Daniel Auteuil), professore celebre per i suoi modi bruschi, le sue provocazioni e il suo atteggiamento prevenuto nei confronti delle minoranze etniche. Ma proprio il professor Mazard, per evitare il licenziamento all'indomani di uno scandalo legato a questi suoi comportamenti, si troverà ad aiutare Neïla a prepararsi per l'imminente concorso di eloquenza. Cinico ed esigente, Pierre potrebbe rivelare di essere proprio il mentore di cui lei ha bisogno... tuttavia, entrambi dovranno prima riuscire a superare i propri pregiudizi.

La scheda critica di Tommaso Moscati - www.mymovies.
 
Neilah è una giovane ragazza che desidera diventare un avvocato di prestigio. Sulla sua strada incontra Pierre Mazard, professore e provocatore nato.
 
Camélia Jordana, già attrice nell'acclamata commedia francese del 2017 'Due sotto il burqa', ora nelle vesti di una studentessa di giurisprudenza dell'Università di Parigi 2 Neïla Salah, in un'interpretazione che le è valsa il premio César come migliore promessa femminile del cinema francese. Il film è la storia dell'incontro e dell'inaspettato avvicinamento di una ragazza di origine araba proveniente dai sobborghi parigini e Pierre Mazard (Daniel Auteuil), un noto professore dai modi burberi e di estrazione benestante. Lui le insegnerà la nobile arte della retorica, arma con cui lei imparerà a imporsi sia nella sua carriera, che nella vita privata; ma il gesto del professore si rivelerà essere tutt'altro che altruista e tutti i nodi verranno al pettine. Supportato dalle teorie dei grandi studiosi e intellettuali della storia del pensiero e della filosofia, il professore - ma sarebbe meglio dire: il regista Attal - ci consegna a noi spettatori delle piccole lezioni di retorica, di eloquenza, sul parlare bene e sulla costruzione del consenso. Non conta solo ciò che si dice ma anche - e certe volte soprattutto - come lo si dice. E perciò tutto si può dire, bisogna solo vedere quali argomentazioni si portano. Il refrain del film, nocciolo essenziale delle lezioni di retorica del professore è: «La verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione». In questo senso, Mazard intende il dialogo come una colluttazione, uno scontro, un conflitto, in cui uno dei due interlocutori deve avere sempre la meglio. Come spesso succede, proprio quando si ha appreso e interiorizzato la tecnica arriva il momento di trasgredirla. Infatti, il film da un certo punto in poi procede invalidando ciò che prima aveva costruito in un espediente molto classico del racconto al cinema: ribaltando le premesse e mostrandone i punti deboli, le discrasie. Quindi, in maniera intelligente il regista francese non riduce le lezioni di Mazard a delle regoline da seguire pedissequamente, ma le descrive come degli strumenti da saper utilizzare anche in relazione al contesto, conoscendone il funzionamento, i punti di forza e le zone d'ombra o le irriducibili contraddizioni. La frase che sentiremo ripetuta più volte mentre il film volge al termine - e che stride con il motto della prima parte - è: «Quando si parla bene ci si dimentica come dire le cose in maniera semplice» che porta a compimento il senso generale del film, ne esaurisce l'argomento, rendendo onore alla sua complessità. Il racconto pur dimostrando un chiaro intento morale, non rinuncia al mordente e allo scorretto politicamente, utilizzati come strumenti prediletti per la costruzione dei momenti divertenti del film, che riescono a strapparci delle risate "a denti stretti" sulla cultura araba (ma che non si risparmiano neanche contro il conformismo, il perbenismo e l'ipocrisia dei tempi che corrono). Una satira ben dosata, anche perché affidata alle battute di un professore smaccatamente intollerante, sgradevole, arrogante, beffardo, ironico, cinico, ma sempre in maniera equa, onesta intellettualmente, fin colta, tale da renderlo un personaggio accettabile, a un certo punto quasi simpatico, umano tutto sommato. Ciò che non convince del tutto è la trascuratezza - decisamente fuori luogo rispetto al tenore generale del film - di certi dialoghi troppo sbrigativi, come nella scena in cui viene introdotta la chiave narrativa che porta i due personaggi a costruire il loro rapporto. Si resta con l'idea che certi nuclei della narrazione si sarebbero potuti ampliare, dando loro il giusto respiro. Piccola nota finale: la risata di Camélia/Neila è bellissima nella sua spontaneità.

Martedi 29 gennaio

IL VERDETTO

(THE CHILDREN ACT)

REGIARichard Eyre

DATA USCITA: 18 ottobre 2018 GENEREDrammatico

ATTORIEmma ThompsonStanley TucciFionn WhiteheadBen ChaplinRupert VansittartJason WatkinsNikki Amuka-BirdNicholas JonesAnthony CalfRosie Cavaliero

PAESE: Gran Bretagna DURATA: 105 Min DISTRIBUZIONE: BIM

UN RACCONTO DI AUSTERA BELLEZZA E STRAORDINARIA GRAVITÀ CHE CI INTERROGA SUL RUOLO DELLA GIUSTIZIA NELLE NOSTRE VITE.

Il Verdetto - The Children Act, il film è tratto dal romanzo di Ian McEwan e diretto da Richard Eyre. 
Mentre il suo matrimonio con Jack (Stanley Tucci) vacilla, l'eminente giudice dell'Alta Corte britannica Fiona Maye (Emma Thompson) è chiamata a prendere una decisione cruciale nell'esercizio della sua funzione: deve obbligare Adam (Fionn Whitehead), un giovane adolescente, a sottoporsi a una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita.

In deroga all'ortodossia dell'etica professionale, Fiona sceglie di andare a far visita ad Adam in ospedale. Quell'incontro avrà un profondo impatto su entrambi, suscitando nuove e potenti emozioni nel ragazzo e sentimenti rimasti a lungo sepolti nella donna.

Una donna dedica anima e corpo al suo lavoro di giudice ma trascura il marito. Il caso di un ragazzo in ospedale cambierà la sua vita: la recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

Giudice dell'Alta Corte britannica, Fiona Maye è specializzata in diritto di famiglia. Diligente e persuasa di fare sempre la cosa giusta, in tribunale come nella vita, deve decidere del destino di Adam Henry, un diciassettenne testimone di Geova che rifiuta la trasfusione. Affetto da leucemia, Adam ha deciso in accordo con i genitori e la sua religione di osservare la volontà di Dio ma Fiona non ci sta. Indecisa tra il rispetto delle sue convinzioni religiose e l'obbligo di accettare il trattamento medico che potrebbe salvargli la vita, decide di incontrarlo in ospedale. Il loro incontro capovolgerà il corso delle cose e condurrà Fiona dove nemmeno lei si aspettava. Per quanto si provi a dire a parole il film di Richard Eyre, mancherà sempre all'appello l'essenziale. E l'essenziale in 'The Children Act - Il Verdetto' è l'indicibile, quello smarrimento violento e improvviso che coglie qualche volta l'individuo fino a rovesciarne lo spirito e spostare per sempre il suo cuore più in là. Di questo spiazzamento esistenziale fa esperienza Fiona Maye, giudice nata dalla penna di Ian McEwan ("La ballata di Adam Henry") e confrontata con una richiesta urgente in risonanza con la sua vita privata. Una vita trascorsa a esaminare situazioni altamente conflittuali, a valutare punti di vista che si oppongono, a divorare il tempo che avrebbe dovuto condividere col marito, a risolvere e risolversi con misura e distacco. Ma la fragilità del suo matrimonio e lo stato di salute di un adolescente rompono il suo delicato e costante esercizio, costringendola a confrontarsi bruscamente con se stessa per donare un nuovo senso alla parola responsabilità. Cercando "l'interesse del bambino", principio in apparenza semplice ma di applicazione sovente dolorosa, la protagonista si perde e perde il filo. L'elemento perturbatore ha il corpo tormentato e il volto seducente di Adam (Fionn Whitehead, il giovane soldato di ''Dunkirk''), indeciso tra principi religiosi e vitale pulsione adolescenziale. L'ambivalenza dell'animo umano è soggetto e materia di un film che illustra senza fioriture il ritratto di una donna travolta da quello che è chiamata a giudicare. Alla maniera di McEwan, che ha adattato il suo romanzo per lo schermo, Richard Eyre segue la sua protagonista nella prestazione pubblica (la corte, l'ufficio) e nella vita intima (la sua relazione col marito). Il pubblico, che occupa uno spazio maggiore nel film e nel quotidiano di un giudice sicura della propria superiorità intellettuale e sociale, deraglia in un territorio sconosciuto e negli occhi chiari del 'figlio' che Fiona avrebbe forse potuto avere se non avesse sacrificato tutto al suo mestiere. Emma Thompson è l'interprete ideale di un personaggio che nega le sue emozioni ma non riesce a impedire che affiorino, una donna che non ha visto il tempo passare e si sente improvvisamente invecchiare. Pivot di un dramma umano in cui tutti gli elementi convergono per valorizzarla, l'attrice inglese offre una performance tra le più ricche e sottili della sua carriera, traducendo a meraviglia la sofisticazione e la vulnerabilità del suo personaggio. La perfezione tecnica e il controllo della partitura gestuale non frenano mai l'emozione ma la sublimano in un racconto di austera bellezza e straordinaria gravità. E come in ogni racconto di Ian McEwan è soltanto alla fine, a tragedia avvenuta, che i suoi personaggi realizzano di non aver compreso nulla di quello che hanno vissuto e di aver fatto probabilmente la scelta sbagliata. Una scelta dagli esiti catastrofici che travolgerà Adam, solo davanti a una fame di vita del tutto sconosciuta, e misurerà Fiona con l'irrimediabilità del suo abbaglio. Tra sentimento e deontologia, emozioni e determinismo biologico, 'The Children Act - Il Verdetto' confronta due solitudini, interrogando il ruolo della giustizia nelle nostre vite, esplorando la delicata linea di confine tra il secolare e il religioso, dando prova di una complessità tematica impressionante. Un film nutrito dall'immaginario giudiziario e una 'produzione anomala di globuli bianchi' che impatta, con le coscienze, i destini individuali.

Martedi 5 febbraio

EUFORIA

REGIAValeria Golino

 

DATA USCITA: 25 ottobre 2018 GENEREDrammatico

ATTORIRiccardo ScamarcioValerio MastandreaIsabella FerrariValentina CerviJasmine TrincaAndrea GermaniMarzia Ubaldi PAESE: Italia DURATA: 115 Min DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

GRANDI ATTORI PER UN'INCURSIONE NELLA COMMEDIA ALL'ITALIANA. SENZA L'OMBRA DI pietismo o di facile ricorso alla commozione

Dopo Miele, Valeria Golino torna dietro la macchina da presa per girare Euforia.Il titolo è stato scelto dalla Golino in riferimento a quella sensazione tanto potente quando pericolosa che coglie i subacquei quando si trovano a grandi profondità: si sentono pienamente liberi e felici. In realtà, è un campanello di allarme: indica il momento in cui devono risalire immediatamente, prima che sia troppo tardi e rimangano persi per sempre nelle profondità del mare.

Ma i due protagonisti del film ignorano questo segnale e, in qualche modo, decidono di perdersi. Matteo (Riccardo Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Osserva il mondo dall'alto del suo attico e dalla sicurezza del suo narcisismo. A lui interessa solo distrarsi, in ogni modo: denaro, droga, sesso, culto del proprio corpo.

Suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vive ancora nella piccola città di provincia dove entrambi sono nati e insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per paura di sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell'ombra, e ha nascosto i suoi fallimenti personali e la sua insoddisfazione dietro una maschera di disillusione e sarcasmo. In realtà, si comporta così perché non ha il coraggio di affrontare la vita per ciò che è. Due persone all'apparenza lontanissime, che la vita costringerà a riavvicinarsi.

Nel momento in cui Matteo scopre che il fratello è malato, decide di tenerlo all'oscuro della verità. Ettore, d'altra parte, crede al fratello e si abbandona completamente a lui, facendosi influenzare dalla sua superbia: piano piano si convince di poter controllare e vincere ogni cosa. Ma è solo un'illusione: non c'è via di scampo da quelli che sono limiti umani, come la caducità, la fragilità e lo scorrere inesorabile del tempo. Questa situazione difficile diventa per i due fratelli un'occasione per conoscersi e scoprirsi, in un vortice di fragilità e tenerezza, paura ed euforia.

La vita obbliga due fratelli a riavvicinarsi: una situazione difficile diventa per Matteo ed Ettore l'occasione per conoscersi e scoprirsi, in un vortice di fragilità ed euforia: recensione di Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it.
 
Matteo è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell'ombra. La scoperta di una malattia grave che ha colpito Ettore (della quale lo si vuole tenere all'oscuro) spinge Matteo a tornare a frequentarlo e ad occuparsi di lui. Nelle note di regia è la stessa Golino ad offrire una definizione del termine che dà il titolo al film: "Si tratta di quella bella e pericolosa sensazione sperimentata dai subacquei nelle grandi profondità: un sentimento di assoluta felicità e di libertà totale". È una sensazione che deve essere immediatamente seguita dalla decisione di raggiungere la superficie prima che sia troppo tardi, prima di perdersi per sempre negli abissi. Valeria Golino Dopo ''Miele'' la Golino torna ad affrontare il tema della malattia che può portare alla morte affrontandolo però da una prospettiva totalmente diversa e avvalendosi delle prestazioni di due (possiamo dirlo) grandi attori che rispondono ai nomi di Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea. Il primo riesce ad offrire al suo Matteo tutte le sfumature di un carattere complesso perfettamente inserito in un mondo che si muove in precario equilibrio tra autogiustificazioni professionali (i nuovi campi profughi) e un'insoddisfazione di fondo tacitata con sesso e droghe. Mastandrea (avvalendosi anche dell'importante esperienza della più che interessante ''La linea verticale'', serie tv diretta e scritta da Mattia Torre) entra non solo nei panni ma direttamente nei pensieri di un Ettore che prende progressivamente coscienza della propria malattia. Non c'è ombra di pietismo o di facile ricorso alla commozione nella sceneggiatura e nello sguardo registico di questo film. C'è invece, ed è intenso, il ricercare il valore dei piccoli gesti (le punte delle dita che si toccano, un sorriso fugace nello specchio di un locale) all'interno di una riflessione più ampia su come l'irrompere di una malattia modifichi le dinamiche relazionali portando allo scoperto nodi irrisolti ma anche aprendo spazio a un nuovo modo di guardare all'altro. Tutto questo in un variare di accenti che toccano punte drammatiche ma sanno anche compiere un'incursione nella commedia all'italiana con un viaggio alla ricerca di un possibile 'miracolo'.

Martedi 12 febbraio

NOTTI MAGICHE

REGIAPaolo Virzì

 

DATA USCITA: 08 novembre 2018

GENERECommediaDrammatico ATTORIMauro LamantiaGiovanni ToscanoIrene VetereRoberto HerlitzkaMarina RoccoPaolo SassanelliEugenio MarinelliEmanuele SalceAndrea RoncatoGiulio BerrutiFerruccio SoleriPaolo BonacelliLudovica ModugnoGiulio ScarpatiSimona MarchiniOrnella MutiGiancarlo GianniniFabrizio Berruti PAESE: Italia DURATA: 125 Min

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

VIRZI’ FIRMA UNA COMMEDIA GIALLA TESA A OSSERVARE L’INTRECCIO PROFONDO TRA ESISTENZE INDIVIDUALI E STORIA COLLETTIVA

Campionati del Mondo di Calcio Italia '90: la notte in cui la Nazionale viene eliminata ai rigori dall'Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori, chiamati a ripercorrere la loro versione al Comando dei Carabinieri.

“Notti Magiche” è il racconto della loro avventura trepidante nello splendore e nelle miserie dell'ultima stagione gloriosa del Cinema Italiano.

Un rinomato produttore cinematografico viene trovato morto nel fiume Tevere. I principali sospettati sono tre giovani aspiranti sceneggiatori.

Recensione di Marzia Gandolfi - www.mymovies.it

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale come lo stile del suo soggetto (Antonello da Messina), Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d'ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti. Dopo aver filmato l'America per la prima volta, in fuga tra Detroit e la Florida (''Ella & John''), Paolo Virzì ripiega in patria e firma una commedia gialla tesa a osservare l'intreccio profondo tra esistenze individuali e storia collettiva. Attento soprattutto all'incidenza dell'ultima sulla vita del singolo, Virzì sceglie la risorsa del fuori campo anche per delineare il rapporto dialettico tra la calcistica giornata della 'polis' e quella 'particolare' della storia privata. La 'notte magica' cantata da Gianna Nannini e auspicata dal tifoso italiano volge nella notte degli errori e propone un rendez-vous con la memoria, quella dell'autore e della sua generazione ma anche quella dello spettatore davanti all'eterno ritorno di un trio che 'avevamo tanto amato' (Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, Nino Manfredi). Eugenia, Antonio e Luciano, esageratamente tipizzati, come a esibire un desiderio di fiction anziché di realismo, sono il residuo di quelle icone trasformate in lucciole fragili, (in)dimenticate e vibranti dentro una notte di scacco disegnata dal regista sulla locandina. Declinato al passato prossimo, 'Notti magiche' mostra, in maniera instabile e con risultati variabili, che tutto quello che ha contato per noi è destinato a sparire, condannato a farsi rovina. Questa elegia del cinema, che banchetta al "Re della mezza porzione abbondante", fa il punto su e dà commiato a un decennio affollato da veterani ed esordienti. Ficcato al debutto degli anni Novanta, il film di Virzì individua alcune delle tensioni dinamiche che stavano rivoluzionando gli scenari estetici: la ricomposizione del cinema italiano per aree geografiche (nello specifico l'area romana, siciliana e toscana), la creazione di conseguenza di un nuovo immaginario collettivo legato alla provincia italiana (la sequenza del ritorno di Luciano a Piombino), il crepuscolo dei padri fondatori (la silhouette di Fellini e i residui essenziali del suo cinema, il pozzo e la 'passerella di addio' di ''8 1/2''), la nascita di una generazione 'orfana' (lo sconforto delle nuove leve private dei maestri che sovente restano al palo, incapaci di interpretare la nuova realtà a-ideologica e globalizzante), il contributo degli sceneggiatori eredi della grande commedia all'italiana che legano il proprio retroterra culturale al 'nuovo cinema' (il laboratorio di Fulvio Zappellini), l'accentuazione di una comicità di facile resa e bassa qualità figliastra della commedia all'italiana (la ragazza coccodè, merce in grado di coprire un potenziale cinema medio), l'influenza dell'universo televisivo sul gusto (la sceneggiatura vincitrice su Antonello da Messina svenduta a puntate). La riflessione metalinguistica di Paolo Virzì, il ricorso all'autoreferenzialità, se da una parte suggerisce un'impotenza a raccontare storie nuove, dall'altra offre la possibilità di un ragionamento sul mezzo stesso. Da sempre il film sul film è il sintomo di una crisi, della ricerca di una nuova identità, ce lo auguriamo, che quella precedente pare perduta tra le stazioni sentimentali di un road movie di fine vita e le tappe di un nomadismo creativo affogato nel Tevere. Un corto inciso nelle esistenze dei tre protagonisti, destinato a essere presto chiuso, come l'appartamento in cui dormono, vegliano e scrivono. È un film imperfetto 'Notti magiche', che si interrompe, che alterna i poli come la corrente elettrica, illuminandosi fulmineamente e spegnendosi bruscamente, indossando l'abito buono della gioventù (il film si accende quando Virzì torna nella sua provincia) in una sorta di 'com'eravamo' rievocato sopra le righe e con un cast di giovani attori stonati che prevaricano i rispettivi personaggi. Giallo e tragicomico si combinano con le interpretazioni senza filtro e colore che implorano lo sguardo di un'anima caritatevole che possa ripescarle dal naufragio in cui soccombe nella finzione il Saponaro di Giancarlo Giannini. Archiviati i personaggi pazzi d'amore e folli di dolore, i figli con la vita davanti e quelli col passato interrotto, consumati i baci e gli abbracci, il capitale umano e i santi giorni, l'autore sceglie tre 'dreamers' che provano a definire la propria identità, individuale e collettiva, in funzione del loro rapporto coi sogni. Ma negli anni Novanta, inaugurati dal rigore sbagliato di Donadoni e Serena, non è più il cinema a generare i sogni, a nutrirli, a concimarli, a renderli possibili. Virzì lo sa, lo sa bene e ritorna alla notte del 'delitto', quando il cinema ha smesso di essere il mondo 'tout court'. Da Truffaut e Scola riprende l'idea della triangolazione come struttura relazionale che lega i percorsi affettivi e sentimentali dei protagonisti ma non c'è vitalità né allegria nel rapporto che li lega, non c'è la forza comica, la verve dei dialoghi, sovente paternalistici, soltanto la carica distruttiva di vite che ripiegano su se stesse e nei recessi di questo o quell'altro mondo, in attesa che qualcuno soffi un po' di aria fresca.

Martedi 19 febbraio

COLD WAR

(ZIMNA WOJNA)

REGIAPawel Pawlikowski

UN ROMANZO DI BELLE IMMAGINI SU UN AMORE TRAGICO, COMBATTUTO DA BARRIERE POLITICHE E PSICOLOGICHE.

Cold War, il film diretto da Pawel Pawlikowski (Palma d’Oro a Cannes 2018 per la miglior regia), è un’appassionata storia d’amore tra un uomo e una donna che si incontrano nella Polonia del dopoguerra ridotta in macerie. Provenendo da ambienti diversi e avendo temperamenti opposti, il loro rapporto è complicato, eppure sono fatalmente destinati ad appartenersi.Negli anni ’50, durante la Guerra Fredda, in Polonia, a Berlino, in Yugoslavia e a Parigi, la coppia si separa più volte per ragioni politiche, per difetti caratteriali o solo per sfortunate coincidenze: una storia d’amore impossibile in un’epoca difficile.

 

Martedi 26 febbraio

CAPRI-REVOLUTION

REGIAMario Martone

UN'EFFICACISSIMA MARIANNA FONTANA NEL PERCORSO DI CRESCITA DI UNA DONNA IN EQUILIBRIO TRA DIVERSE VISIONI DEL MONDO.

Siamo nel 1914, l'Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei ha trovato sull'isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell'arte. Ma l'isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia (Marianna Fontana). Il film narra l'incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e il giovane medico del paese (Antonio Folletto). E narra di un'isola unica al mondo, la montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all'inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell'utopia e coltivasse ideali di libertà, come i russi che, esuli a Capri, si preparavano alla rivoluzione.

 

Martedi 5 marzo

OLD MAN & THE GUN

REGIADavid Lowery

DATA USCITA: 20 dicembre 2018 GENERECommediaDrammatico ATTORIRobert RedfordCasey AffleckSissy SpacekDanny GloverTom WaitsTika SumpterElisabeth MossKeith CarradineIsiah Whitlock Jr.John David Washington

PAESE: USA DURATA: 93 Min DISTRIBUZIONE: BIM

L'ULTIMO FILM DI REDFORD RACCHIUDE UNA CARRIERA INTERA, I RUOLI CHE LO HANNO CONSACRATO, LA PASSIONE CHE NON LO HA MAI ABBANDONATO.

Old Man and the Gun, il film diretto da David Lowery, è ispirato alla storia vera di Forrest Tucker (Robert Redford), un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere. Da una temeraria fuga dalla prigione di San Quentin quando aveva già 70 anni, fino a una scatenata serie di rapine senza precedenti, Forrest Tucker disorientò le autorità e conquistò l’opinione pubblica americana. Coinvolti in maniera diversa nella sua fuga, ci sono l’acuto e inflessibile investigatore John Hunt (Casey Affleck), che gli dà implacabilmente la caccia ma è allo stesso tempo affascinato dalla passione non violenta profusa da Tucker nel suo mestiere, e una donna, Jewel (Sissy Spacek), che lo ama nonostante la sua professione.

 

Martedi 12 marzo

TROPPA GRAZIA

REGIAGianni Zanasi

DATA USCITA: 22 novembre 2018 GENERE: Commedia ATTORI: Alba RohrwacherElio GermanoGiuseppe BattistonHadas YaronCarlotta NatoliThomas TrabacchiDaniele De AngelisValerio Mastandrea PAESE: Italia DURATA: 110 Min DISTRIBUZIONE: BIM Distribuzione

UN FILM STRA-ORDINARIO IN CUI SI RIDE MOLTO. UNA LETTERA D'AMORE E UN'ODE PAGANA AGLI ARTISTI.

“Troppa Grazia”, il film diretto da Gianni Zanasi incoronato con la Label Europa Cinemas a Cannes 2018 per il miglior film europeo, racconta la storia di Lucia (Alba Rohrwacher), una geometra di 36 anni che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra difficoltà economiche e relazioni personali sempre poco chiare, il Comune la incarica di un controllo su un terreno dove deve sorgere una grande opera architettonica aspettata da tutti. Durante i controlli Lucia si accorge che le mappe del Comune sono sbagliate e piene di manipolazioni per coprire probabili rischi geologici. Lucia, spaventata dall'idea di poter perdere il suo incarico, decide di non dire nulla e non creare problemi. Il giorno dopo, ripreso il lavoro sul terreno, viene interrotta da quella che le sembra una giovane "profuga". Lucia le offre 5 Euro e riprende a lavorare. Ma la sera, mentre cucina in casa sua, la rivede improvvisamente lì davanti a lei. La "profuga" la fissa e le dice: "Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa..."

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI: presso il Cinema Margherita di CUORGNE’- martedi ore 21:30

ABBONAMENTI: 8 film in prevendita a € 20,00 - INGRESSI: € 5,00



 

 

Contatti
Via Ivrea, 101
10082 Cuorgnè (TO)
Tel.: +39 0124 657 523 (sala)
Tel.: +39 0124 657 232 (uffici)


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