Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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In programmazione
Da VENERDI a LUNEDI: LA RAGAZZA NELLA NEBBIA + PADDINGTON 2 sabato e domenica

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BROOKLYN

MARTEDI 21 NOVEMBRE - ore 21:30

RASSEGNA DUE CITTA' AL CINEMA XXXVI

 

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, proclamata il 25 novembre di ogni anno, la Rassegna Due Città al Cinema propone un film che vuole sensibilizzare il pubblico sulle attuali problematiche connesse ad ogni tipo di violenza, non solo fisica ma anche mentale e psicologica contro le donne, ed in particolare sulla mercificazione del corpo femminile, con un film di forte impatto che si presta a riflettere e discutere sugli attualissimi temi trattati dal film.

 

UNA FAMIGLIA

di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti

 

ITALIA – 2017 REGIASebastiano Riso

Genere drammatico, con Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel. Uscita 28 settembre 2017. Durata: 1h59'.

La protagonista, ribelle e innamorata, del secondo lungometraggio del giovane regista Sebastiano Riso, ha un compagno sfuggente e passionale. La coppia conduce un'esistenza appartata. Eppure quella quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù di un amore senza condizioni. Un progetto che prevede di aiutare coppie che non possono avere figli.

Un'opera "ispirata a storie vere" che agisce su due piani divergenti: quello realistico e quello metaforico. Un film di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti, Pippo Delbono, Patrick Bruel, Fortunato Cerlino, Gaetano Bruno, Sebastian Gimelli Morosini, Alessandro Riceci, Marco Leonardi, Matilda De Angelis, Ennio Fantastichini. Genere Drammatico durata 119 minuti. Produzione Italia, Francia 2017. Uscita nelle sale: giovedì 28 settembre 2017 Il diritto alla maternità di una coppia si scontra con la latitanza dello Stato. Pur di esaudire il loro desiderio dovranno fare i conti con il mondo criminale. Paola Casella - www.mymovies.it Maria e Vincenzo vivono un'esistenza al limite, in cui il dominio psicologico di Vincenzo è evidente, e molto meno evidente la ragione per cui Maria vi si assoggetta da anni. Per Vincenzo, Maria è una (l'unica?) fonte di reddito, grazie ad una fertilità che l'ha resa madre più volte, ma l'ha anche prosciugata della propria energia vitale. Per Maria, Vincenzo è (forse) stato un tempo miraggio di salvezza, ma ora è, di fatto, severo controllore. È impossibile dire altro senza fare spoiler rispetto ad una costruzione narrativa che rende inizialmente misteriosa la natura del patto stabilito all'interno della coppia. Quello che è chiaro fin da subito è che il corpo di Maria è il terreno depredato da Vincenzo, e che su quel corpo si gioca tutta la vicenda narrata da Sebastiano Riso, alla sua opera seconda dopo ''Più buio di mezzanotte''. Una scritta all'inizio avverte che la trama di 'Una famiglia', sceneggiata da Riso insieme a Andrea Cedrola e Stefano Grasso, è "ispirata a storie vere", ma la lettura del film ha luogo su due piani divergenti: quello realistico e quello metaforico. Dal punto di vista realistico la vicenda narrata appare via via più improbabile, rendendo praticamente impossibile comprendere le scelte dei personaggi, anche quelli collaterali. La coppia al centro della storia non è priva di mezzi o di alternative, Maria è una donna adulta che, come le ricorda Vincenzo, può sempre prendere la porta e andarsene, e i personaggi di contorno si comportano in maniera via via più inconsueta (per non dire illogica). Anche i rapporti di coppia più perversi hanno una loro dinamica in parte comprensibile, ma qui sfugge completamente il nodo che tiene uniti i due protagonisti, personaggi senza storia e senza un'interazione dettagliata, pur nelle sue storture, a fronte invece di un dettaglio visivo accentuato su particolari meno utili a penetrare la storia. Riso ci propone i suoi personaggi a distanza ravvicinatissima, in un eterno presente che non lascia spazio ad un'identificazione oltre la dimensione meramente epidermica. E Patrick Bruel, con il suo sguardo offeso e gonfio di una paura segreta, è più efficace di Micaela Ramazzotti, che invece estremizza le proprie reazioni invece di corrispondere emotivamente all'immobilità decisionale del suo personaggio. La lettura metaforica è più generosa, e fa migliore utilizzo della fisicità sensuale e materna dell'attrice, rappresentando una battaglia tutta combattuta su un corpo privato (culturalmente, socialmente, economicamente) di ogni autonomia di scelta, raffigurato come un campo coltivato senza turno di rotazione, e come un oggetto di mercificazione senza guadagno personale. Anche lo schema dei colori legati alla coppia protagonista accentua l'aspetto metaforico della vicenda: se Vincenzo è sempre abbigliato in color morte, Maria (nome biblico e materno per eccellenza è scissa fra il rosa carne della propria disposizione naturale e il grigio cupo della propria condizione forzata, sfumatura del nero rappresentato all'infinito da Vincenzo. Persino la casa in cui si consuma la reciproca prigionia è grigia dentro e rosa fuori, e sorge sopra ad un mercato che simbolizza il mercimonio al grado zero dell'economia reale. Purtroppo però Riso non trova mai una conciliazione e una sintesi fra la dimensione realistica di 'Una famiglia' e quella metaforica, che avrebbe potuto (dovuto?) prendere decisamente il sopravvento, abbandonando ogni pretesa di credibilità "documentaria". Il suo film sconta la presenza ingombrante di un "verismo" che non trova riscontro né nella rappresentazione di queste vite al margine, né nella descrizione dei personaggi che fanno contorno alla coppia centrale, tutti uniformemente animati da un'ipocrisia di fondo che rende le loro azioni incomprensibili prima ancora che (narrativamente) ingiustificabili. 

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DA VENERDI A LUNEDI

 

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

 

ORARI 

venerdi 24: ore 21:30

sabato 25: ore 21:30

domenica 26: ore 18:30 - 21:30

lunedi 27: ore 21:30 (ingresso a prezzo ridotto)

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SABATO e DOMENICA proseguono le proiezioni di :

PADDINGTON 2

 

ORARI:

sabato 25: ore 18:30

domenica 26: ore 14:30 - 16:30

 

 

 

 

 

 

 

 

Paddington vuole trovare il regalo perfetto per il centesimo compleanno di zia Lucy: lei ha fatto tanto per lui e vuole dimostrarle la sua gratitudine. Il libro pop-up di Madame Kozolska sui luoghi principali di Londra sembra fare al caso suo e il piccoletto in montgomery è pronto a lavorare sodo per recuperare i soldi necessari ad acquistare quel cimelio. Peccato che un ladro arrivi prima di lui, sottragga il volume dal negozio di antiquariato del signor Gruber e faccia ricadere la colpa proprio su Paddington, che finisce dietro le sbarre come un criminale comune.

Toccherà ancora una volta ai Brown, a Mary e Henry, ai loro figli Judy e Jonathan, e all'inossidabile signora Bird, dimostrare l'innocenza dell'orso, con l'aiuto dei nuovi amici in divisa a strisce, che Paddington ha saputo farsi e portare dalla propria parte, nonostante la proverbiale durezza dell'ambiente carcerario.

Dopo il meritatissimo successo del primo film, Paul King torna a scrivere e dirigere un secondo capitolo dedicato alla creatura di pelo inventata da Michael Bond e si fa aiutare, in fase di soggetto e sceneggiatura, da Simon Farnaby, già suo prezioso sodale per Bunny and the bull (nonché irresistibile figurante in entrambi i film dell'orso). Il risultato è spassoso e spericolato e non c'è dubbio che rinnoverà la fortuna della prima volta.

A tratti, King sembra persino inutilmente preoccupato di riprendere alcuni momenti del capitolo precedente, come la gag degli spazzolini nelle orecchie, quella del passato da rubacuori del signor Brown o anche il suo monologo pubblico in difesa del piccolo grande orso, interpretando il sequel quasi come un franchise, ma, in realtà, non è in queste ripetizioni che si ritrova il gusto migliore del Paddington cinematografico. 
È piuttosto a livello grafico che la continuità tra primo e secondo capitolo si segnala come una buona, buonissima notizia. Paddington 2 non perde, cioè, la sua caratteristica migliore: quella riserva di invenzioni visive, quel mix di formati, quel gioco di bricolage e paratestualità che fa dei due film degli oggetti a loro modo artigianali e trasforma anche questo secondo nell'esatto equivalente di un libro pop-up.

 

Regia di Paul King. Con Brendan GleesonSally HawkinsFrancesco MandelliHugh GrantJim Broadbent. Titolo originale: Paddington 2. Genere Animazione - Gran BretagnaFrancia2017durata 1h40'. Uscita cinema giovedì 9 novembre 2017 distribuito da Eagle Pictures

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DUE CITTA' AL CINEMA XXXVI

9 film in abbonamento a € 20,00

Proiezioni: martedi ore 21:30 dal 17 ottobre al 19 dicembre 

Ingressi singoli € 5,00

ACCEDI ALLA SEZIONE DEDICATA CLICCANDO SOPRA SU "IN PROGRAMMAZIONE"

E' DISPONIBILE IL PROGRAMMA CON I DATI SALIENTI DEI SINGOLI FILM, COMPLETI DELLE TRAME E DELLE RECENSIONI

 

PROSSIMA PROIEZIONE:

 

martedi 21 novembre

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne che ricorre il 25 novembre:

UNA FAMIGLIA

di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti

 

 

martedi 28 novembre

DUNKIRK di Cristopher Nolan

Locandina Dunkirk

 

martedi 5 dicembre

IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

di Silvio Soldini con Valeria Golino e Adriano Giannini

 

Locandina Il colore nascosto delle cose

 

martedi 12 dicembre

A CIAMBRA di Jonas Carpignani

il film designato a rappresentare l'Italia alla selezione per l'Oscar 2018 per il miglior film in lingua straniera

 

 

martedi 19 dicembre

L'ORDINE DELLE COSE

di Andrea Segre

 

 

ACCEDI ALLA SEZIONE DEDICATA CLICCANDO SOPRA SU "IN PROGRAMMAZIONE"

E' DISPONIBILE IL PROGRAMMA CON I DATI SALIENTI DEI SINGOLI FILM, COMPLETI DELLE TRAME

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PREZZI DI INGRESSO

1.       FILM IN PROIEZIONE NORMALE 2D:

a.      INTERI   €   7,00

b.      RIDOTTI €  5,00

2.       FILM IN PROIEZIONE TRIDIMENSIONALE 3D:

a.      INTERI €   10,00 *

b.      RIDOTTI €  8,00 *

3.       RASSEGNA “DUE CITTA’ AL CINEMA”

a.       ABBONAMENTI SERIE DI 9 FILM € 20,00

b.      INGRESSO SINGOLO - UNICO €  5,00

I biglietti ridotti vengono rilasciati a:

a.       JUNIOR Ragazzi fino a 11 anni di età

b.      SENIOR Oltre i 65 anni di età

c.       Titolari della tessera TOSCA

d.      Il LUNEDI a tutti gli spettatori (eccetto festivi, prefestivi, festività natalizie)

e.      Nei giorni feriali esclusi festivi e prefestivi a titolari di tessere Agis, AIACE, STUDENTI UNIVERSITARI

(*) Il costo dei biglietti 3d comprende l’uso gratuito degli speciali occhialini 3D DOLBY, con lenti in cristallo di alta qualità



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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LE SCHEDE DI MYMOVIES
 
Un profilo per due (2017)
 
Tra commedia e farsa, un film che funziona grazie anche all'impeccabile scelta degli attori su cui emerge Pierre Richard. Un film di Stéphane Robelin con Pierre Richard, Yaniss Lespert, Fanny Valette, Stéphanie Crayencour, Stéphane Bissot, Macha Méril, Gustave Kervern, Pierre Kiwitt, Anna Bederke, Philippe Chaine. Genere Commedia durata 100 minuti. Produzione Francia, Belgio, Germania 2017. Uscita nelle sale: giovedì 31 agosto 2017 Due generazioni a confronto, un uomo intraprendente e uno goffo, in una trasposizione in chiave moderna del Cyrano de Bergerac. Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it Pierre è vedovo e anziano. Si è praticamente chiuso in casa da tempo, ancorato al ricordo dell'amata moglie e con una figlia che lo va a trovare e si occupa di lui. La donna gli regala un computer che non usa più e gli manda Alex, l'attuale compagno della figlia, per insegnargli i primi rudimenti di informatica pratica. Pierre impara così a navigare in rete e conosce Flora, una donna giovane e bella, che attrae con il suo romanticismo. Quando arriva però il momento dell'incontro comprende che non può essere lui a presentarsi e chiede ad Alex di andarci al suo posto. Stéphane Robelin, alla sua terza prova nel lungometraggio, conferma l'impossibilità di costringere all'interno di un genere i suoi film. Questo non è certo un difetto (anche se crea qualche difficoltà nel posizionare le sue opere sul mercato). La fonte di ispirazione iniziale è chiara e dichiarata: Pierre con la sua Flora corrisponde alla versione on line di Cyrano con Rossana. Non ha un naso lungo ma lunghi sono gli anni che ha vissuto e che non sente come compatibili con la giovane età e la bellezza della donna che non conosce il suo aspetto (perché glielo ha tenuto celato). Il contesto è quindi definito ma gli si aggiunge un novello Cristiano nei panni di Akex, un aspirante sceneggiatore disoccupato che si lascia vivere e che deve confrontarsi a distanza con il ricordo dell'ex della ragazza con cui vive in casa della madre. È la malinconia a prevalere in più della metà del film: quella di un mondo in cui gli anziani si sentono messi (e si mettono) da parte e quella di solitudini da vivere anche in coppia. L'incontro virtuale ridà vita a Pierre mettendo in difficoltà un sempre più irrisolto Alex che ha un feeling con Flora la quale, a sua volta, non ha ancora finito di elaborare un lutto. Quando il gioco degli scambi si realizza nella realtà non più virtuale il film imbocca la strada della commedia (con qualche punta di farsa come nella scena dei mugolii fuori campo di Pierre) ma ormai il mood è definito. Ciò grazie anche all'impeccabile scelta degli attori su cui emerge un Pierre Richard che gioca con la sua vera età con grande nonchalance e puntuale adesione (anche fisica) alla psicologia del personaggio. 
 
 
Fortunata (2017)
 
Un romanzo popolare pieno di colori e vitalità disperata, con una regia muscolare, irrequieta, affamata di vita come la sua protagonista. Un film di Sergio Castellitto con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Hanna Schygulla, Nicole Centanni, Valeria Nardilli, Liliana Fiorelli. Genere Drammatico durata 103 minuti. Produzione Italia 2017. Uscita nelle sale: sabato 20 maggio 2017 Fortunata è una giovane mamma che ha alle spalle un matrimonio fallito. Cercherà in tutti i modi di realizzare il sogno di aprire un salone tutto suo. Paola Casella - www.mymovies.it Fortunata è una donna sulla trentina che sta crescendo da sola la figlia Barbara di otto anni in un quartiere degradato di Roma. È agosto, la città è semivuota, e Fortunata va di casa in casa a fare (in nero) messe in piega e shatush ad amiche e vicine, coltivando il sogno di aprire un suo negozio di parrucchiera e conquistare così un minimo di indipendenza economica. Franco, il marito allontanato da casa, da cui Fortunata non è ancora separata legalmente, la tormenta con visite inaspettate, insulti gratuiti e aggressioni sessuali. Chicano, il suo migliore amico, è un tossico con una madre straniera, Lotte, che sta scivolando nel buco nero dell'Alzheimer. L'incontro con uno psicoterapeuta infantile, Patrizio, cui è stato affidato dai servizi sociali il sostegno psicologico a Barbara, si presenterà a Fortunata come l'opportunità di cambiare la propria vita. Ma non tutti sanno sfruttare le buone occasioni, soprattutto se a guidare le loro azioni è una cronica mancanza di autostima e una sfiducia nella capacità (o il diritto) di essere, nella vita, fortunati. Sergio Castellitto si conferma autore di un cinema accessibile per scelta e racconta la storia di 'Fortunata' come un romanzo popolare, un murale pieno di colori tracimante una vitalità disperata. Lo stile questa volta deve molto al cinema di Ozpetek, esplicitamente citato nell'apparizione del Gazometro e nel personaggio di Chicano, così come nella corte multicolore (e irrealistica) delle amiche coatte della protagonista. Anche la dinamica fra Franco, interpretato in modo magistrale da Edoardo Pesce, e Fortunata deve molto a quella fra Antonio ed Emma in ''Un giorno perfetto''. Il problema del film è tutto nella scrittura (di Margaret Mazzantini, autrice di riferimento di Castellitto regista) che ripete molti cliché: il racconto della "povera gente" vista da un osservatorio (e attraverso un filtro) altoborghese; la propensione al melodramma sparato sopra le righe; la compulsione drammaturgica a dare ad ogni comportamento non allineato una ragione traumatica, meglio se annidata nell'infanzia, per creare un universo di orfani che "si lasciano alla spalle troppe versioni della verità"; la necessità di inserire un parallelo "alto" (in questo caso la tragedia greca Antigone) reiterato fino allo sfinimento; un personaggio come quello di Chicano che è "letterario" già nel nome; la tendenza ad alternare nei dialoghi il romanesco stretto e sgrammaticato con un italiano enunciativo e dantesco. Il personaggio più debole, narrativamente (ma anche umanamente), resta Patrizio, lo psicoterapeuta che butta la deontologia alle ortiche abbandonando chiunque si affidi al suo sostegno emotivo, a cominciare dalla bambina che gli è stata affidata. E il masochismo "femminile" di Fortunata, che la rende una sorta di Re Mida al negativo, è un'"invenzione letteraria" davvero difficile da digerire. La forza del film è invece la regia di Castellitto: fisica, muscolare, "inzugliona", irrequieta, affamata di vita, trafelata come la protagonista che va di fretta anche se non sa dove andare (a parare), bulimica, aggressiva, gioiosa e indisciplinata come Fortunata, di cui nelle scene iniziali non sentiamo la voce né vediamo la faccia, tronco di donna in perenne movimento incanalata lungo un corridoio, affannata a raccogliere da ogni stanza i pezzi che servono a comporre quel puzzle domestico utile a dare alla propria figlia il senso di completezza che, a quel tronco di donna, manca visibilmente. Come già in ''Non ti muovere'', finora la sua regia più riuscita, Castellitto mostra una profonda empatia con il femminile, ovvero con le reali difficoltà di essere donna e madre nel nostro Paese, e con l'esigenza di emancipazione che è, prima di tutto, anelito di libertà ed esigenza di rispetto. Il vero protagonista maschile in questa storia è invece il denaro che manca davvero, ma che diventa anche una scusa per giustificare i propri fallimenti e la propria "voglia di sparare a qualcuno". Perché l'illusione che "ci devi mettere i soldi se no non funziona" e il rap secondo cui è "la gente con i soldi che fa girare il mondo" è (anche) un modo per ritardare all'infinito la presa di responsabilità di ognuno di questi personaggi in cerca di una direzione e di una via d'uscita. Fortunata e sua figlia sono i ruoli più riusciti, anche grazie a due interpretazioni eccezionali: quella di Nicole Centanni nei panni di Barbara, e quella di Jasmine Trinca, in lotta con la vita, contradditoria, coraggiosa e spaventata, una donna che mangia, tocca, si sporca, fa sesso, cade, si rialza, corre, crolla addormentata, suda e ride. Fortunata è bellissima nel suo inarginabile istinto vitale e sensuale, proprio quello che Franco vorrebbe sopprimere e che Patrizio non riesce a contenere. In questo senso è l'eterno femminino, simbolo atavico di potere da soffocare per la sua valenza incendiaria. 'Fortunata' è una parabola sulla libertà declinata al femminile, e racconta la spoliazione progressiva di tutto ciò che lega una donna ai suoi "doveri" fino a non avere più niente da perdere, unica posizione di forza concessa a un prigioniero. Il suo specchio è Lotte, la madre di Chicano, ex attrice di successo (dunque simbolo di una femminilità strutturata per piacere) autorizzata solo dalla vecchiaia e dalla malattia a spalancare quelle porte che, in gioventù e in salute, doveva tenere chiuse. E Hanna Schygulla, nel suo breve cammeo, è un passaggio di Grazia, l'attraversamento leggero di un confine a lungo subìto e ora, finalmente, permeabile. 
 

Le cose che verranno - l'Avenir (2016)

Mia Hansen-Løve, uno dei talenti più luminosi del giovane cinema francese, esplora i suoi temi prediletti - il tempo, l'abbandono e la riaffermazione di sé - in un film intimo sulla maturità. Un film di Mia Hansen-Løve con Isabelle Huppert, Edith Scob, Roman Kolinka, André Marcon, Marion Ploquin, Sarah Lepicard, Solal Forte, Elise Lhomeau, Lionel Dray, Grégoire Montana. Genere Drammatico durata 100 minuti. Produzione Francia 2016. Uscita nelle sale: giovedì 20 aprile 2017 La storia di una donna messa sotto pressione da una serie di eventi negativi ma che trova il modo per reagire e andare avanti. Marzia Gandolfi - www.mymovies.it Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile. Insegnante di filosofia, la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Affidabile, onesta e leale, Nathalie si prende cura della sua famiglia e di una madre anziana sfinita dalla vita. Il suo procedere spedito dentro le cose umane è interrotto dalla confessione improvvisa del consorte, che vuole lasciarla per un'altra, e dalla morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertà ritrovata, Nathalie ripiega nel 'rifugio' di un ex allievo brillante e anarcoide. In quell'intervallo esistenziale e in compagnia di una gatta nera ereditata, ritrova il senso e il bandolo di sé. A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve s'impone come uno dei talenti più luminosi del giovane cinema francese. Portatrice sana di prodigiosa e secca eleganza, di economia narrativa e costruzione sentimentale di un eroe, di un'eroina o di un movimento artistico (''Eden''), l'autrice francese esplora con 'L'avenir' i suoi temi prediletti: il tempo (che passa), l'abbandono e la riaffermazione di sé. Ma c'è una novità. Mia Hansen-Løve si allontana dalle rive della giovinezza per avventurarsi nella stagione della maturità con una protagonista che voleva essere amata per sempre e invece. E invece Heinz la lascia dopo venticinque anni di matrimonio e Nathalie si deve reinventare dentro la vita e la fluidità di un racconto prosciugato da deviazioni, diversivi e comprimari. Perché il cinema di Mia Hansen-Løve elude i passaggi ridondanti a favore dei preludi e delle conclusioni. All'accennata drammatizzazione degli eventi fa eco l'interpretazione degli attori, che non è mai una performance ma una traversata su un filo teso sopra l'abisso in cui sembrano precipitare ma da cui si risollevano sempre. Le emozioni passano allora per questa vertigine, per questo vuoto riempito di dubbi e debolezze che donano ai suoi personaggi la volontà, una determinazione che non necessità di alcun eccesso, alcun artificio psicologico o di scrittura. Così Nathalie come Camille in ''Un amore di gioventù'' avanzano modeste e laconiche. Eroine moderne, vigorose e testarde nonostante sembrino così fragili e dipendenti dai loro sentimenti. In loro soccorso interviene sempre il mestiere che hanno scelto di 'essere', se l'architettura per Camille è simbolo della ricostruzione personale e dell'apertura agli altri, la filosofia per Nathalie è la conquista di una 'difficile libertà' (Nathalie legge Emmanuel Lévinas), una libertà che ha bisogno di essere ripensata. Per la protagonista non si tratta però di un'idea narcisista, la libertà ridotta a capriccio individuale, indicativa in questo senso la conversazione con l'ex allievo che corrisponde la confessione dolente di Nathalie con l'esortazione a trovare un nuovo compagno. Per lei, e per l'autrice, la libertà va intesa nel rapporto profondo con la responsabilità dell'accoglienza e della cura per l'altro. Questo il pathos morale di cui vibra 'L'avenir', che abbraccia con Nathalie la necessità di sperimentare un'altra versione di libertà, libera dall'assillo dell'autoaffermazione e capace di assumere i propri limiti e il proprio desiderio come forza che apre alla dimensione della filiazione, del progetto e del futuro. Una libertà generativa dentro un film frontale e intimo che considera la giovinezza attraverso la trasmissione intergenerazionale, magnificamente suggellata nell'epilogo, che rimbalza l'ex marito, inchiodandolo alla responsabilità delle proprie scelte (la compulsione a godere priva di soddisfazione), e allaccia Nathalie al nipote nel canto e l'incanto di una melanconia radiosa. Precipitata a 'corps perdu' in una libertà 'subita', la protagonista si affranca dai suoi fantasmi e il film aderisce formalmente al suo sentimento, avanzando per ellissi e ritrovandola dentro la perdita. Per irrimediabile che sia, quel lutto doppiato l'ha aiutata a vivere, a trasfigurare oggetti teorici in "corpi erotici" che hanno adesso carne, spessore, profumo, densità. Nathalie è inciampata, nella vita e sui ciottoli della Bretagna, e ha fatto dell'inciampo il tema della lezione. In cattedra c'è Isabelle Huppert, che ancora una volta sembra incalzare quello che la incalza, minuta ed enorme, tesa e frenetica, tesse da sempre la medesima tela: la follia al lavoro. Follia o lucidità? È Claude Chabrol (''Violette Nozière'', ''Il buio nella mente'', ''Grazie per la cioccolata'') che ha reso inestricabile la relazione tra l'una e l'altra, Mia Hansen-Løve scioglie e separa, dominando l'esperienza dell'attrice per le zone pericolose e oscure col rigore di un'indagine filosofica sulla natura umana.

 

EASY UN VIAGGIO FACILE FACILE (2017)

La passione di Isidoro alla guida di un carro funebre Campione di go-kart in ritiro Isidoro, detto Easy, è incaricato dal fratello trafficone di riportare nella Kamianka ucraina la salma di un operaio morto sul lavoro. Easy, che è un tipo depressivo, obeso e imbottito di psicofarmaci, parte malvolentieri, contando di cavarsela nel più breve tempo possibile; invece perde l'auto e deve procedere senza un soldo, trascinandosi appresso la bara come Franco Nero in Django. Più che nel soggetto, evocante un'altra parabola necroforica come II responsabile delle risorse umane di Yehoshua (e relativo film), Easy è originale per il tono e lo stile di regia: il primo sposa bene macabro e leggerezza; quanto al secondo, l'esordiente Andrea Magnani ha la buona idea di allargare progressivamente il campo visivo su paesaggi innevati o grandi interni deserti, accentuando via via lo spaesamento - letterale e psicologico - del protagonista. Nicola Nocella (già "figlio più piccolo" di Avati), spaventato cavaliere errante in terre sconosciute, è un'ottima scelta.
Recensione di Roberto Nepoti Da La Repubblica, 31 agosto 2017 

Easy - Un viaggio facile facile

Uno dei film più coraggiosi del cinema italiano, un road movie originale che fa sorridere senza smettere di far riflettere. Un film di Andrea Magnani con Nicola Nocella, Ostap Stupka, Veronika Shostak, Libero de Rienzo, Barbara Bouchet. Genere Commedia durata 91 minuti. Produzione Italia, Ucraina 2016. Uscita nelle sale: giovedì 31 agosto 2017 Easy sembra aver fallito in tutto ma forse ha di fronte a sé l'occasione per riscattarsi. E parte per un viaggio tutt'altro che tranquillo.

Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it

Isidoro, per i familiari Easy, ha 35 anni ed è stato una promessa dell'automobilismo competitivo fino a quando non ha cominciato a prendere peso. Ora vive con la madre e si imbottisce di antidepressivi. Fino al giorno in cui il fratello gli chiede un favore speciale: un operaio ucraino è morto sul lavoro e la salma va riportata in Ucraina senza troppe formalità. Easy può così tornare a guidare...un carro funebre. Il tema dell'on the road con un feretro che va riportato per la sepoltura nella sua terra d'origine è stato declinato in vari modi sul grande schermo. Andrea Magnani ha saputo trovare una modalità originale per rileggerlo. In tempi di 'Veloce come il vento' e di 'Fast & Furious' non era un'impresa facile. Anche perché Magnani non si limita, grazie a uno straordinariamente efficace Nicola Nocella, a presentarci un novello Candide che torna a conoscere un mondo che è profondamente mutato da quando lui si è chiuso in un triste isolamento. Ci viene infatti anche proposto un sottobosco imprenditoriale italiano privo di scrupoli, perfettamente rappresentato dal fratello che vuole occultare una morte bianca sfruttando l'ingenuità e la passione repressa per la guida di Easy. Ma non solo, perché il viaggio è costellato di inconvenienti a volte provocatori di risate e in altri casi tendenti alla riflessione sullo stato dell'Unione. Non quella americana bensì quella europea. Perché in questo trasferimento verso Est con bara al seguito si ha modo di scorgere quell'Europa a due velocità di cui si è a lungo è parlato in un passato recente. Da un lato un'Italia che ha un rapporto ambivalente con i migranti (da respingere ma anche da sfruttare) e poi, più si va verso Oriente, Paesi in cui la dimensione rurale ha ancora una grande importanza. 'Easy' li scopre con uno sguardo interrogativo dapprima protetto da una barba invadente e poi con un volto messo a nudo come progressivamente viene messa a nudo la realtà che lo circonda. Conservando intatto il mandato di non fare spoiler va però detto che il finale del film è, dal punto di vista della sceneggiatura, uno dei più coraggiosi del recente cinema italiano. Onore al merito.

 

Una famiglia (2017)

Un'opera "ispirata a storie vere" che agisce su due piani divergenti: quello realistico e quello metaforico. Un film di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti, Pippo Delbono, Patrick Bruel, Fortunato Cerlino, Gaetano Bruno, Sebastian Gimelli Morosini, Alessandro Riceci, Marco Leonardi, Matilda De Angelis, Ennio Fantastichini. Genere Drammatico durata 119 minuti. Produzione Italia, Francia 2017. Uscita nelle sale: giovedì 28 settembre 2017 Il diritto alla maternità di una coppia si scontra con la latitanza dello Stato. Pur di esaudire il loro desiderio dovranno fare i conti con il mondo criminale. Paola Casella - www.mymovies.it Maria e Vincenzo vivono un'esistenza al limite, in cui il dominio psicologico di Vincenzo è evidente, e molto meno evidente la ragione per cui Maria vi si assoggetta da anni. Per Vincenzo, Maria è una (l'unica?) fonte di reddito, grazie ad una fertilità che l'ha resa madre più volte, ma l'ha anche prosciugata della propria energia vitale. Per Maria, Vincenzo è (forse) stato un tempo miraggio di salvezza, ma ora è, di fatto, severo controllore. È impossibile dire altro senza fare spoiler rispetto ad una costruzione narrativa che rende inizialmente misteriosa la natura del patto stabilito all'interno della coppia. Quello che è chiaro fin da subito è che il corpo di Maria è il terreno depredato da Vincenzo, e che su quel corpo si gioca tutta la vicenda narrata da Sebastiano Riso, alla sua opera seconda dopo ''Più buio di mezzanotte''. Una scritta all'inizio avverte che la trama di 'Una famiglia', sceneggiata da Riso insieme a Andrea Cedrola e Stefano Grasso, è "ispirata a storie vere", ma la lettura del film ha luogo su due piani divergenti: quello realistico e quello metaforico. Dal punto di vista realistico la vicenda narrata appare via via più improbabile, rendendo praticamente impossibile comprendere le scelte dei personaggi, anche quelli collaterali. La coppia al centro della storia non è priva di mezzi o di alternative, Maria è una donna adulta che, come le ricorda Vincenzo, può sempre prendere la porta e andarsene, e i personaggi di contorno si comportano in maniera via via più inconsueta (per non dire illogica). Anche i rapporti di coppia più perversi hanno una loro dinamica in parte comprensibile, ma qui sfugge completamente il nodo che tiene uniti i due protagonisti, personaggi senza storia e senza un'interazione dettagliata, pur nelle sue storture, a fronte invece di un dettaglio visivo accentuato su particolari meno utili a penetrare la storia. Riso ci propone i suoi personaggi a distanza ravvicinatissima, in un eterno presente che non lascia spazio ad un'identificazione oltre la dimensione meramente epidermica. E Patrick Bruel, con il suo sguardo offeso e gonfio di una paura segreta, è più efficace di Micaela Ramazzotti, che invece estremizza le proprie reazioni invece di corrispondere emotivamente all'immobilità decisionale del suo personaggio. La lettura metaforica è più generosa, e fa migliore utilizzo della fisicità sensuale e materna dell'attrice, rappresentando una battaglia tutta combattuta su un corpo privato (culturalmente, socialmente, economicamente) di ogni autonomia di scelta, raffigurato come un campo coltivato senza turno di rotazione, e come un oggetto di mercificazione senza guadagno personale. Anche lo schema dei colori legati alla coppia protagonista accentua l'aspetto metaforico della vicenda: se Vincenzo è sempre abbigliato in color morte, Maria (nome biblico e materno per eccellenza è scissa fra il rosa carne della propria disposizione naturale e il grigio cupo della propria condizione forzata, sfumatura del nero rappresentato all'infinito da Vincenzo. Persino la casa in cui si consuma la reciproca prigionia è grigia dentro e rosa fuori, e sorge sopra ad un mercato che simbolizza il mercimonio al grado zero dell'economia reale. Purtroppo però Riso non trova mai una conciliazione e una sintesi fra la dimensione realistica di 'Una famiglia' e quella metaforica, che avrebbe potuto (dovuto?) prendere decisamente il sopravvento, abbandonando ogni pretesa di credibilità "documentaria". Il suo film sconta la presenza ingombrante di un "verismo" che non trova riscontro né nella rappresentazione di queste vite al margine, né nella descrizione dei personaggi che fanno contorno alla coppia centrale, tutti uniformemente animati da un'ipocrisia di fondo che rende le loro azioni incomprensibili prima ancora che (narrativamente) ingiustificabili. 

 

Dunkirk (2017)

Un film miliare, memorabile, impeccabile nella forma e implacabile nella capacità di emozionare lo spettatore. Un film di Christopher Nolan con Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, Aneurin Barnard, Harry Styles, Jack Lowden, Fionn Whitehead, James D'Arcy, Kevin Guthrie. Genere Azione durata 106 minuti. Produzione USA, Gran Bretagna, Francia 2017. Uscita nelle sale: giovedì 31 agosto 2017 L'Operazione Dynamo si svolse in 8 giorni e riuscì a salvare la vita a 338.226 soldati da un'imminente invasione. Marzia Gandolfi - www.mymovies.it Maggio, 1940. Sulla spiaggia di Dunkirk 400.000 soldati inglesi si ritrovano accerchiati dall'esercito tedesco. Colpiti da terra, da cielo e da mare, i britannici organizzano una rocambolesca operazione di ripiegamento. Il piano di evacuazione coinvolge anche le imbarcazioni civili, requisite per rimpatriare il contingente e continuare la guerra contro il Terzo Reich. L'impegno profuso dalle navi militari e dalle 'little ship' assicura una "vittoria dentro la disfatta". Vittoria capitale per l'avvenire e la promessa della futura liberazione del continente. Per Christopher Nolan e i suoi compatrioti britannici 'Dunkirk' è un mito nazionale. Sulle sue spiagge si è scritta una pagina eroica della loro Storia. Per ricostruire quel miracoloso avvenimento, 'dèbâcle' che porta in sé il germe del futuro trionfo, l'autore sceglie tre terreni di battaglia e tre unità di tempo. Una settimana sulla spiaggia, dove le truppe attendono di essere evacuate e il soldato Tommy scampa a un'imboscata, un giorno in mare, dove Mr. Dawson recupera i combattenti naufraghi, un'ora in cielo, dove il pilota Farrier abbatte i bombardieri tedeschi. Tre punti di vista che Nolan converge in un solo e medesimo presente. La flessibilità delle linee cronologiche si fa daccapo uno smisurato presupposto narrativo, generando storie mai viste e la Storia come non l'abbiamo mai vista. 'Dunkirk' non è veramente un film di guerra, o almeno non è un film di guerra come gli altri. Sotto le bombe e la musica organica-industriale di Hans Zimmer, 'Dunkirk' è il soggetto ideale per appagare l'ossessione della percezione del tempo di Nolan. Ma la complessità dell'artificio non contraddice mai l'emergenza delle emozioni. Esigente nella forma, tutto passa per l'immagine e il suono, 'Dunkirk' è un oratorio profano eseguito in un limbo di sabbia, uno spazio di panico razionalizzato in cui resistere e attendere di conoscere la propria sorte. Sorte nelle mani dell'ineluttabile forza del mondo: il tempo. Per il regista inglese il film è il solo modo di controllarlo. Ed è esattamente quello che fa restituendo l'incredibile realtà dei soldati coinvolti nell'evacuazione di Dunkirk e trasformati, dalla natura del territorio e delle operazioni militari, in un bersaglio permanente. Alla maniera di Cobb (''Inception''), Tommy raggiunge la spiaggia col solo desiderio di ritornare a casa. Ma la spiaggia è un incubo fatale e surreale. Sabbia e uomini a perdita d'occhio. E tutta quell'acqua che rigetterà presto ogni tentativo di evasione, restituendo soltanto cadaveri. Proprio come gli abitanti di Gotham, tagliati fuori dal mondo da Bane (''Il cavaliere oscuro - Il ritorno''), i soldati sono condannati all'impasse sulla riva e dentro un film 'statico' dominato dal conto alla rovescia fino alla prossima (alta) marea. Il montaggio alternato e la decomposizione cubista del 'fatto reale' confermano il progetto espressivo di un cinema di storie codificate nel genere, su cui Nolan interviene deviando le traiettorie, raddoppiando i livelli, sviando lo sguardo dello spettatore in un gioco di sospensioni elegiache (il volo a planare di Tom Hardy) e di epifanie dilatate (sul volto saldo e lo sguardo perturbato di Kenneth Branagh). Rifiutando l'ordine più elementare, quello cronologico, Nolan ricrea il caos stordente e lo stress incessante della guerra in cui si muovono i suoi protagonisti, personaggi 'vettori', simboli di dignità e umanità. Non sappiamo niente del loro passato, esistono nel film per i loro atti e in funzione delle rispettive bolle temporali che finiranno per scoppiare incrociando i loro destini. Nolan elude la 'familiarità di 'Salvate il soldato Ryan', spezzando la linearità del racconto senza rinunciare all'onda emotiva suscitata dal pilota mascherato di Tom Hardy, dal valoroso navigatore civile di Mark Rylance, dal soldato traumatizzato di Cillian Murphy o da quello stremato di Fionn Whitehead che i padri riportano a casa. Sopravvissuti dentro un film 'survival', i 'nostri' si lasciano indietro l'alleato francese e un nemico invisibile. Se l'implicazione della Francia è tutta nell'allegoria del soldato francese rimasto solo a tappare i buchi dell'imbarcazione affondata, i tedeschi sono mostrati unicamente attraverso la potenza del fuoco. Sono pallottole, bombe, siluri. Nelle didascalie introduttive, al sostantivo 'tedesco' o 'nazista', si preferisce quello più generico di 'nemico'. La scelta di fare della Wehrmacht un'astrazione è coerente col partito preso del film. A partire dal formidabile prologo, che incalza un soldato inglese in fuga dal fuoco nemico e lo ripara dietro uno sbarramento francese. Al di là della linea trincerata, la geografia si fa metaforica, un'infernale striscia di sabbia chiusa tra la respingente linea nemica e quella attraente delle coste inglesi verso le quali si allunga disperatamente una diga. Fragile linea di fuga di un'epopea solenne e intima, convulsiva e claustrofobica malgrado l'immensità dei quadri (su schermo IMAX) che rovesciandosi ruotano i punti cardinali, scambiano cielo e mare, invertono le prospettive. Una sofisticazione brutale e assordante che affoga lo spettatore in un bagno sensoriale e in un film miliare. A immagine del suo caccia, incaricato di una missione precisa da cui non devierà per tutta la durata del film, 'Dunkirk' si posa lieve sulla spiaggia, uscendo indenne e memorabile dagli eventi scatenati.  

Il colore nascosto delle cose (2017)

Con pochi tocchi essenziali e una spiccata sensibilità, Soldini traspone su grande schermo la complessità di una diversa condizione esistenziale. Un film di Silvio Soldini con Valeria Golino, Adriano Giannini, Laura Adriani, Arianna Scommegna, Anna Ferzetti, Andrea Pennacchi, Beniamino Marcone, Mattia Sbragia, Valentina Carnelutti, Roberto De Francesco. Genere Drammatico durata 115 minuti. Produzione Italia, Francia, Svizzera 2017. Uscita nelle sale: venerdì 8 settembre 2017 Un pubblicitario in carriera si innamora di una donna non vedente molto combattiva. Tra i due scoppia una passione inaspettata. Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it Teo è un creativo che lavora presso un'importante agenzia di pubblicità. Ha una relazione con Greta ma non disdegna attenzioni anche nei confronti di un'altra donna. Il suo incontro con Emma, che ha perso la vista in giovane età, ha un matrimonio alle spalle e lavora come osteopata, cambia il suo modo di rapportarsi con l'altro sesso. Allo slancio iniziale debbono però far seguito scelte che non sempre è facile adottare. Silvio Soldini ha iniziato il suo viaggio nel mondo dei non vedenti con il documentario ''Per altri occhi'' in cui seguiva alcuni di loro nella vita quotidiana per poi accompagnare l'unico scultore non vedente italiano, Felice Tagliaferri, in un workshop in India presso un istituto che integra normodotati e disabili. Ancora una volta, come è ormai cifra stilistica e segno costante di sensibilità del suo cinema, Soldini prende le mosse dalla realtà e dalla vita di tutti i giorni per scrivere (con la fedele Doriana Leondeff e Davide Lantieri) e dirigere i propri film. Il non vedente al cinema è spesso utilizzato con finalità 'altre' rispetto all'analisi del suo vissuto. Può essere il saggio che 'vede' ciò che gli altri non vedono, il superdotato sensoriale, avendone perduto uno e sviluppando gli altri, oppure il soggetto verso cui provare una più o meno malcelata pietà. Quella, per intendersi, che fino a pochi decenni fa associava al termine cieco l'aggettivazione 'povero'. Soldini sa bene che non è così e il film non ha la benché minima incertezza nel portare sulla scena una non vedente e una ipovedente (l'amica Patti) che interagiscono con il mondo che le circonda esattamente come i non vedenti fanno nelle loro vite. È doppiamente interessante che il film si apra nel buio totale. Teo ed alcuni amici hanno deciso di fare l'esperienza di "Dialogo nel buio" (presente a Roma e a Milano) in cui si viene guidati in un percorso totalmente privo di qualsiasi fonte luminosa e chi accompagna e suggerisce esperienze con gli altri 4 sensi, è una persona che non ci vede. La situazione si ribalta perché è chi normalmente vede che abbisogna di aiuto ed è quanto accadrà a Teo che al momento ancora non sa che il caso (ammesso che il caso esista) gli farà rincontrare Emma che era stata la sua guida. Teo ci vede, fa un lavoro in cui l'elemento visivo o la sua evocazione sono fondamentali, ma la sua vita sembra avere bisogno di una messa a fuoco sia nel confronti di un passato familiare complesso sia nell'ambito delle relazioni uomo/donna. Emma, che non è nata priva della vista, non ha dimenticato i volti e i colori che ha conosciuto nel passato così come non nega la propria disabilità ma non la affoga nel auto compatimento ed è in grado di affrontare un rapporto con la maturità che ciò che ha vissuto le ha consentito di sviluppare. La sensibilità di Soldini (che si concede anche un'apparizione alla Hitchcock) nei confronti del tema si rivela ulteriormente nel personaggio di Nadia. La studentessa, che va a ripetizioni di francese da Emma, vive il tormento della cecità rifiutandosi di cercare quell'autonomia che vorrebbe ma che, al contempo, teme. In una scena solo apparentemente secondaria del film sua madre la osserva, sfocata, da non troppa distanza soffrendo in silenzio per quella figlia che non riesce a risolvere il proprio conflitto interiore. Soldini, ancora una volta, si dimostra in grado di cogliere in sintesi, con pochi tocchi essenziali, la complessità di diverse condizioni esistenziali a cui dedica uno sguardo in cui non manca mai la partecipazione.

 

A Ciambra (2017)

Efficace e partecipe ritratto di un mondo che molti preferiscono non conoscere e disprezzare. Un film di Jonas Carpignano con Pio Amato, Koudous Seihon. Genere Drammatico durata 117 minuti. Produzione Italia, Francia, Germania 2017. Uscita nelle sale: giovedì 31 agosto 2017 Seguendo la quotidianità del quattordicenne Pio, Jonas Carpignano ritrae la Ciambra, luogo in cui vive una comunità rom stanziale di Gioia Tauro, in Calabria. Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it Pio, 14 anni, vive nella piccolo comunità Rom denominata A Ciambra in Calabria. Beve, fuma ed è uno dei pochi che siano in relazione con tutte le realtà presenti in zona: gli italiani, gli africani e i suoi consanguinei Rom. Pio segue e ammira il fratello maggiore Cosimo e da lui apprende gli elementi basilari del furto. Quando Cosimo e il padre vengono arrestati tocca a Pio il ruolo del capofamiglia precoce che deve provvedere al sostentamento della numerosa famiglia. Jonas Carpignano torna nei luoghi che avevano contrassegnato i suoi esordi e lo fa con la passione e la tenacia di chi conosce a fondo la materia che intende trattare, se ne lascia attrarre conservando però sempre il controllo di un film che fonde una riflessione socio antropologica al desiderio di raccontare una fase di passaggio fondamentale per il suo protagonista. Il quale è quel Pio Amato che già si era fatto notare in ''Mediterranea'' e che qui porta sulle fisicamente fragili ma attorialmente solide spalle l'intero film. Nel suo sguardo si leggono domande esistenziali che la voce non sa esprimere così come dalla sua ritrosia e dai suoi imbarazzi emergono i segni di un'infanzia e di una preadolescenza che non hanno potuto essere tali a causa di una precoce immissione nel non facile mondo degli adulti. Che tale non lo considerano (a partire dal fratello) ma che nulla gli nascondono di una realtà quotidiana in cui il mestiere di vivere richiede la capacità di guardarsi costantemente le spalle. Carpignano si mette al servizio di queste persone che in gran parte recitano se stesse e lo fanno con una spontaneità e veridicità che pochi nel cinema italiano sanno gestire con altrettanta maestria. La macchina da presa entra nelle loro vite senza pretendere di asservirle ai propri fini e sapendo anche mutare modalità e tempi a seconda della comunità messa in luce di volta in volta. Gli africani (che per i Rom sono tutti 'marocchini') hanno una vitalità non folcloristica ma quasi necessitata dal dover sopravvivere in un ambiente non amichevole che contrasta con la lucida determinazione malavitosa degli uomini della ndrangheta locale. Osservato con uno sguardo lucido ed esterno, 'A Ciambra' si presenta come un efficace e partecipe ritratto di un mondo che molti preferiscono non conoscere e disprezzare. Non è però possibile nascondere il dubbio che proprio a costoro, in un periodo particolarmente caldo nei confronti dell'immigrazione, offra occasione per un'ulteriore conferma dei propri assunti aprioristici e generalizzanti. 

L'ordine delle cose (2017)

Un viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno delle migrazioni. Un film di Andrea Segre con Paolo Pierobon, Valentina Carnelutti, Giuseppe Battiston, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Yusra Warsama, Roberto Citran, Fausto Russo Alesi, Hossein Taheri. Genere Drammatico durata 112 minuti. Produzione Italia, Francia, Tunisia 2017. Uscita nelle sale: giovedì 7 settembre 2017 Un interrogativo universale: tentare di cambiare gli squilibri inaccettabili della società o salvaguardare egoisticamente i propri privilegi? Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni con una specializzazione in missioni internazionali legate al tema dell'immigrazione irregolare. Viene scelto per un compito non facile: trovare in Libia degli accordi che portino progressivamente a una diminuzione sostanziale degli sbarchi sulle coste italiane. Le trattative non sono facili perché i contrasti all'interno della realtà libica post Gheddafi sono molto forti e le forze in campo avverse con cui trattare molteplici. C'è però una regola precisa da rispettare: mai entrare in contatto diretto con uno dei migranti. Andrea Segre prosegue il suo viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno. Questa volta però sposta in modo considerevole il punto di vista. Non più la comunità lagunare di ''Io sono Li'' o quella montana di ''La prima neve'' (solo per rimanere ai film di finzione) ma un emissario (ex poliziotto) del Ministero impegnato a trovare una soluzione all'afflusso di migranti dal continente africano. Per una di quelle coincidenze che accadono solo quando entra in gioco un elemento di ponderata preveggenza, lo stesso giorno in cui il film è stato presentato alla 74. Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, l'Ansa riportava una dichiarazione del Ministro della Difesa Pinotti soddisfatta dei "dati molto confortanti per quanto riguarda gli afflussi sia di luglio sia di agosto". Dati, ovviamente, che davano gli sbarchi in consistente diminuzione. Questo significava forse che il numero dei migranti fosse 'miracolosamente' mutato in consistenza? Assolutamente no. Significava solo che gli stessi avevano iniziato ad essere bloccati dalle forze libiche in cambio di consistenti esborsi di denaro. Il rispetto dei diritti umani faceva parte del prezzo pagato? Con un'alta dose di probabilità no. È quanto ci racconta, attraverso la complessa figura di Corrado, Andrea Segre. Ci viene presentato come una persona estremamente attenta all'ordine, anche a quello personale. Forse proprio per questa ragione lo si manda a cercare di risolvere situazioni intricate in cui regna il caos. Di fronte a funzionari che hanno capito come muoversi senza urtare suscettibilità armate (il personaggio affidato al sempre efficace Battiston) Corrado è colui che deve imporre tattiche diverse. La sua azione è simile a quella della tanto praticata (e amata) scherma. Saper attaccare ma anche saper ritrarsi al momento giusto per potere (anche in questa seconda condizione) assestare la stoccata vincente. Il problema nasce però quando l'avversario non è più coperto dalla maschera protettiva del 'numero' di migranti ma diventa una persona della quale si finisce con il conoscere il vissuto e le speranze. A quel punto bisogna decidere quale sia la risposta da dare. Innanzitutto a se stessi. Da un lato c'è la ragion di Stato e la propria posizione all'interno delle istituzioni. Dall'altro la propria appartenenza al genere umano che chiede che si conservi all'aggettivazione 'umano' un significato che non ne svuoti il senso originario. 

In programmazione
IN ARRIVO NEL PROSSIMO FINE SETTIMANA: SABATO 21 E DOMENICA 22


 
 
 

 

 

Rassegna Due Città al Cinema
da MARTEDI 17 OTTOBRE LA XXXVI EDIZIONE: 9 film a 20 euro. Ingressi 5 euro

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXVI EDIZIONE 2017-2018

 I FASE OTTOBRE – DICEMBRE 2017

Martedi 17 ottobre

UN PROFILO PER DUE

FRANCIA, GERMANIA, BELGIO – 2017 REGIAStéphane Robelin

Genere commedia, con Pierre Richard e Yaniss Lespert. Uscita 31 agosto 2017. 100 minuti.

L'ottantenne Pierre vive in solitudine da quando è mancata la moglie. La figlia decide di regalargli un computer. Grazie agli insegnamenti del trentenne Alex, Pierre impara a navigare e presto s'imbatte in un sito di appuntamenti online.

 

 

 

 

Martedi 24 ottobre

FORTUNATA

ITALIA – 2017 REGIASergio Castellitto

Genere commedia-drammatico, con Jasmine Trinca e Stefano Accorsi. Uscita 20 maggio 2017. 103 minuti.

Fortunata è una giovane madre con un matrimonio fallito alle spalle e una bambina di otto anni. Fa la parrucchiera a domicilio, combattendo quotidianamente per conquistare il proprio sogno: aprire un proprio negozio. E’ pronta a tutto, ma non ha considerato la variabile dell'amore.

 

 

 

 

Martedi 7 novembre

Locandina italiana Le cose che verranno -  l'AvenirLE COSE CHE VERRANNO (L’AVENIR)

FRANCIA, GERMANIA – 2017 REGIAMia Hansen-Løve

Genere commedia-drammatico del 2016, diretto da Mia Hansen-Løve, con Isabelle Huppert. Uscita 20 aprile 2017. 102 minuti.

Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un’altra donna e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un’inaspettata libertà e deve reinventarsi una nuova vita.

 

 

Martedi 14 novembre

EASY – UN VIAGGIO FACILE FACILE

ITALIA, UCRAINA - 31 agosto 2017 REGIAAndrea Magnani

ATTORINicola Nocella

Genere commedia del 2017, diretto da Andrea Magnani alla sua opera prima, con Nicola Nocella. Uscita 31 agosto 2017. 91 minuti.

Isidoro, detto Easy, ha 35 anni, molti chili di troppo e una bella depressione. Il fratello gli chiede di riportare a casa lo sfortunato operaio Taras, morto per un incidente sul lavoro, trasportando la sua bara fino in Ucraina. Niente di complicato, sulla carta, ma un lungo viaggio attraverso i Carpazi può rivelarsi davvero insidioso.

 

Martedi 21 novembra

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, proclamata il 25 novembre di ogni anno, la Rassegna Due Città al Cinema propone un film che vuole sensibilizzare il pubblico sulle attuali problematiche connesse ad ogni tipo di violenza, non solo fisica ma anche mentale e psicologica contro le donne, ed in particolare sulla mercificazione del corpo femminile, con un film di forte impatto che si presta a riflettere e discutere sugli attualissimi temi trattati dal film.

UNA FAMIGLIA

ITALIA – 2017 REGIASebastiano Riso

Genere drammatico, con Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel. Uscita 28 settembre 2017. 97 minuti.

La protagonista, ribelle e innamorata, del secondo lungometraggio del giovane regista Sebastiano Riso, ha un compagno sfuggente e passionale. La coppia conduce un'esistenza appartata. Eppure quella quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù di un amore senza condizioni. Un progetto che prevede di aiutare coppie che non possono avere figli.

 

 

Martedi 28 novembre

Locandina DunkirkDUNKIRK

GRAN BRETAGNA, FRANCIA, USA – 2017 REGIAChristopher Nolan

Film di guerra con Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance e Kenneth Branagh. Uscita 31 agosto 2017. 107 minuti

Racconta la drammatica evacuazione verso la Gran Bretagna di centinaia di migliaia di soldati alleati dalla spiaggia di Dunkerque sotto la minaccia dell'esercito tedesco.

 

 

 

 

Martedi 5 dicembre

Locandina Il colore nascosto delle coseIL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

ITALIA – 2017 REGIASilvio Soldini

Genere sentimentale-drammatico, con Valeria Golino e Adriano Giannini. Uscita 08 settembre 2017. 115 minuti.

Emma ha perso la vista a sedici anni, ma non si è lasciata inghiottire dall'oscurità. con la sua mente spigliata e irriducibile segue i suoi passi corti e incerti lungo le strade accidentate della città, guidata dal bastone bianco che non l'abbandona mai, come la consapevolezza che ogni giorno è una battaglia con qualche inaspettata sorpresa nel mezzo. L'incontro con lo sfuggente Teo è una delle sorprese che la vita le riserva.

 

 

 

Martedi 12 dicembre

A CIAMBRA

ITALIA, BRASILE, FRANCIA, GERMANIA - 2017 REGIAJonas Carpignano

Film di genere drammatico, con Damiano Amato e Pio Amato. Uscita 31 agosto 2017. 120 minuti.

Ad "A Ciambra" una piccola comunità Rom nei pressi di Gioia Tauro, Pio Amato cerca di crescere più in fretta possibile, a quattordici anni beve, fuma ed è uno dei pochi in grado di integrarsi tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e i membri della comunità Rom. Pio segue ovunque suo fratello Cosimo, imparando il necessario per sopravvivere sulle strade della sua città. Quando Cosimo scompare le cose per Pio iniziano a mettersi male. Dovrà essere in grado di assumere il ruolo di suo fratello e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo.

 

 

Martedi 19 dicembre

L’ORDINE DELLE COSE

ITALIA 2017 REGIAAndrea Segre

L'ordine delle cose è un film di genere drammatico del 2017, diretto da Andrea Segre, con Paolo Pierobon e Giuseppe Battiston. Uscita  07 settembre 2017. 115 minuti.

Se la legge e il senso comune contrastano tra loro, è possibile sovvertire L'ordine delle cose? La domanda tormenta il povero Corrado (Paolo Pierobon), un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione clandestina. A lui viene affidato il delicato compito di arginare i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia, conciliando la realtà di un Paese attraversato da profonde tensioni intestine, la Libia post-Gheddafi, con gli interessi italiani ed europei. Corrado fa il suo lavoro, e lo fa bene come al solito: stringe mani, incontra colleghi italiani e francesi (tra i quali LuigiGiuseppe Battiston), si muove tra le stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. Ma commette un errore imperdonabile. Si lascia coinvolgere nelle vicende personali dell'ostinata Swada, una donna somala.

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI ORE 21:30 il MARTEDI presso il Cinema Margherita di CUORGNE’

ABBONAMENTI: 9 film in prevendita a € 20,00 - INGRESSI SINGOLI: € 5,00

 



Contatti
Via Ivrea, 101
10082 Cuorgnè (TO)
Tel.: +39 0124 657 523 (sala)
Tel.: +39 0124 657 232 (uffici)


e-Mail: info@cinemamargherita.net

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