Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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BROOKLYN

di John Crowley

Sceneggiatura: Nick Hornby dal romanzo di Colm Tóibin Fotografia: Yves Bélanger Montaggio: Jake Roberts Musiche: Michael Brook Interpreti: Saoirse Ronan, Fiona Glascott, Emory Cohen, Julie Walters, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent Pro­duzione: Wildgaze Films, Parallel Film, Irish Rlm Board, Item 7 Distribuzione: 20th Century Fox Irlanda/Gran Bretagna/Canada 2015 colore 111'

Diretto da John Crowley, regista irlandese di film di formazione come A boy e Is anybody there? ma anche di numerosi spettacoli di Broadway e, più recentemente, di due episodi della serie televisiva True detective, Brooklyn ha padri importanti come Colm Tóibin, scrittore e giornalista irlandese dal cui omonimo romanzo il film è tratto, e Nick Hornby, celebre scrittore inglese qui autore della sceneggiatura.

Le qualità letterarie del film sono evidenti nel racconto, in chiave tanto intima quanto classicamente melodrammatica, del cuore della giovane protagonista, interpretata dalla brava Saoirse Ronan, candidata al Golden Globe e all'Oscar.

Pur raccontando una storia d'immigrazione, Brooklyn tuttavia è principalmente una storia d'amore e di nostalgia.

Ambientato nella Brooklyn degli immigrati irlandesi dei primi anni Cinquanta popolata di solitudini, lavoratori dalle mani grosse, ragazze pettegole e vecchie beghine (meravigliosa Julie Walters nei panni della padrona di casa), il film è pervaso di nostalgia: il ricordo della propria vita lasciata in una terra lontana, al di là di un oceano troppo vasto e costoso da attraversare; il ricordo della famiglia, ma anche la trasfigurazione del ricordo e l'ostinazione di costruirsi una propria vita in un nuovo paese.

Ellis è costretta ad emigrare da un paesino dell'lrlanda in America per assicurarsi un futuro, con l'aiuto della sorella (figura tragica ben interpretata da Fiona Glascott) e di uno zio prete (Jim Broadbent). Arrivata a Brooklyn incontra Tony, un giovanotto italoamericano dalla simpatia irresistibile (uno di quelli che gli americani hanno in mente quando si parla di ragazzi italiani, sebbene l'attore Emory Cohen non sia affatto di simili origini), si innamora e lo sposa, anche se questo non chiude, anzi riapre qualche porta sul passato.

La cena a casa di lui, tra fratelli rumorosi e spaghetti da arrotolare tra forchetta e cucchiaio, è un continuo cliché sugli italoamericani, come anche i canti irlandesi alla cena di Natale, ma l'essenza del racconto non è tanto questa quanto il cuore e le scelte di Ellis, anche quelle sbagliate. In quello che per forma e struttura è il classico film d'amore e formazione ben confezionato, che strizza l'occhio agli Oscar (sono tre le candidature, incluso miglior film), a guardare più a fondo Crowley parla di nostalgia, di amore per il futuro contrapposto a quello, insopportabile, per il passato, del ricordo di ciò che si era e che pesa rispetto a quello che si è diventati.

Affollato di volti di un'epoca ormai lontanissima, Brooklyn racconta l'intimità dell'emigrazione, e questa è la sua forza, in una fotografia dai colori presenti ma smorzati, a ricordare le miserie e gli stenti ma anche il boom americano del dopoguerra.

Il film è stato presentato con grande successo ai principali festival di tutto il mondo, dal Sundance a Toronto fino alla scorsa edizione del Torino Film Festival.

CHIARA BARBO - VIVILCINEMA

In programmazione da mercoledi 7 a lunedi 12 dicembre:

Locandina Non c'è più religione

NON C'E' PIU' RELIGIONE

con Claudio Bisio

orari:

mercoledi 7: ore 21:30

giovedi 8: ore 15:00 - 17:00 - 21:30

venerdi 9: ore 21:30

sabato 10: ore 21:30

domenica 11: ore 15:00 - 17:00 - 21:30

lunedi 12: ore 21:30 (ingresso a prezzo ridotto)

Nella piccola isola di Porto Buio, il bambinello del famoso presepe vivente è cresciuto troppo: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. Bisogna trovarne un altro a tutti i costi! Ma nella piccola isola trovare un bambino non è così semplice… È questa la vicenda da cui parte “Non c’è più religione” la commedia di Luca Miniero - autore di grandissimi successi al botteghino come "Benvenuti al sud" e "Benvenuti al nord" - da mercoledì 7 dicembre nei cinema italiani. Una commedia per ridere e pensare “sull'Italia di oggi, multietnica, senza figli e che si arrangia come può, con un lama al posto del bue e tre amici in lotta fra loro, al posto dei re Magi. Un presepe vivente così non si vedeva da 2000 anni nella piccola isola”

Guarda il trailer

https://youtu.be/pLI5OAAjuHM

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I CORMORANI

Spettacoli straordinari aggiuntivi:

- venerdi 9 dicembre ore 18:30

- sabato 10 dicembre ore 18:30

- domenica 11 dicembre ore 18:30

locandina di Ecco il link all'interessantissima RASSEGNA STAMPA che sta testimoniando l'attenzione dei giornalisti all'uscita del film.

http://www.stranifilm.it/icormorani.html

 

 

 

 

 

 

 

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PREZZI di ingresso - film normali e in versione 2d

  • INTERI € 7.00
  • RIDOTTI € 5,00 (fino a 11 anni e over 65)
  • LUNEDI: serata promozionale con ingresso a prezzo ridotto (5 €) per tutti - esclusi festivi e prefestivi

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Prezzi di Ingresso - film in 3D:

  • INTERI € 10.00
  • RIDOTTI € 8,00 (fino a 11 anni e over 65)
  • LUNEDI: serata promozionale con ingresso a prezzo ridotto (8 €) per tutti - esclusi festivi e prefestivi
  • il prezzo del biglietto COMPRENDE L'USO GRATUITO degli speciali occhialini DOLBY 3D, da restituire al termine della proiezione

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I CORMORANi di Fabio Bobbio

L'uscita del film a Cuorgnè ha dato l'opportunità al pubblico canavesano di vedere il film, pensato e realizzato in canavese.

Tutte le proiezioni sono state un successo, in particolare la "prima" di venerdi scorso 2 dicembre, con la sala strapiena ad applaudire il regista Fabio Bobbio ed i protagonisti Samuele Bogni e Matteo Turri.

Oltre mille spettatori hanno visto il film ed ascoltato le presentazioni di Fabio di venerdi, sabato e lunedi.

Stiamo organizzando ulteriori proiezioni: restate connessi !!!

Ultime notizie: CONFERMATE 3 PROIEZIONI STRAORDINARIE: VENERDI, SABATO E DOMENICA sempre alle 18:30

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito al successo di questi quattro giorni di proiezioni.

Fernando con la famiglia Perona.

I CORMORANI
Un film di Fabio Bobbio

locandina di
PROIEZIONI SCOLASTICHE MATTUTINE: per informazioni/prenotazioni/richiesta della presenza del regista contattare  la direzione della sala (ufficio 0124 657232-650333) 

SINOSSI:

Nell'estate dei loro dodici anni Matteo e Samuele passano le giornate tra il fiume, il bosco e il centro commerciale, ma rispetto agli anni precedenti qualcosa sta cambiando. Il gioco diventa noia, la fantasia cede il passo alla scoperta, l'avventura si trasforma in esperienza di vita: Samuele e Matteo sono due Cormorani, in continuo adattamento nel rapporto con il mondo che li circonda, con il loro corpo che sta cambiando e alla ricerca di un'autonomia e di uno spazio da far proprio, da colonizzare. Un'estate senza inizio e senza fine, il racconto di un'amicizia, di un'età e di un territorio costretti a mutare con il tempo che scorre inesorabile.

GUARDA IL TRAILER:

https://vimeo.com/187139010?utm_source=email&utm_medium=vimeo-cliptranscode-201504&utm_campaign=28749

Vero come un documentario, poetico come un romanzo di formazione, una nuova via per il cinema d'autore italiano contemporaneo.

SNCCI - motivazione dell'attribuzione della qualifica di Film della critica

I Cormorani è un’opera prima sensibile e densa che trasforma i rischi della sua materia, l’adolescenza e i suoi riti, in una cartografia poetica.

Fabio Bobbio non evita la dimensione letteraria, le icone, i passaggi «obbligati» ma anzi vi si immerge con delicatezza traducendoli in una materia viva. Non accade nulla e accade tutto in quel tempo che appare infinito di cui i due giovani e magnifici protagonisti scoprono gli spaventi e le trappole improvvise, la fugacità, le ferite di un tradimento, il dolore di una separazione ma anche la capacità di ritrovarsi nei cambiamenti. Crescere è come una fuga nel bosco di notte, come la rissa con la banda di ragazzini rivali, come le insidie nel tunnel del terrore al luna park. È una spinta, tirarsi l’acqua gelata al sole, lottare, liberare l’istinto e infine lasciarsi andare. Una dimensione reale e fantastica in cui la letteratura «adolescente» e i suoi fantasmi - una prostituta spiata dai cespugli, le ragazzine appena scorte sull’autoscontro, il maschile di strafottenza e insicurezza - diventano esperienza e racconto.

Cristina Piccino – il manifesto

Note di regia

Ho un ricordo vivo di quell'estate calda in provincia, del fiume al tramonto, delle zanzare e della festa del paese, di quei pomeriggi nel bosco in cui non sapevamo cosa fare, perché giocare era da bambini, e noi non lo eravamo più. O forse non é un ricordo, forse sono immagini che ho visto in un film, o letto in un romanzo. Ho incontrato Samuele e Matteo e ho chiesto loro di lasciarsi filmare nello spazio di un'estate, senza una vera e propria sceneggiatura, con una troupe agile, perché la realizzazione del film fosse una sorta di gioco di ruolo, un'avventura per tutti. Prediligendo alla messa in scena una “messa in situazione” e creando dei confini fittizi entro i quali i personaggi avrebbero potuto muoversi liberamente, ho potuto sperimentare una narrazione aperta e mutevole, in modo che il racconto potesse nascere e stratificarsi in un confronto continuo con il reale.

Fabio Bobbio 
 
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E' IN CORSO LA PRIMA FASE DELLA 35a EDIZIONE DELLA RASSEGNA DUE CITTA' AL CINEMA: OTTO FILM DAL 25 OTTOBRE AL 20 DICEMBRE.

IL PROGRAMMA COMPLETO NELLA SEZIONE DEDICATA DEL SITO.

IL PROSSIMO FILM

MARTEDI 13 DICEMBRE ORE 21:30

ESCOBAR

ECCO LE LOCANDINE DEGLI OTTO FILM IN CALENDARIO:

Poster 

 

  

 

Locandina Indivisibili 

 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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Rassegna Due Città al Cinema
DAL 25 OTTOBRE LA XXXV EDIZIONE

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LE RECENSIONI - GLI ARTICOLI - LE INTERVISTE DI VIVILCINEMA

L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO

Di Matt Brown

Titolo originale: The man who knew infinity Sceneggiatura: Matt Brown Fotografia: Larry Smith Montaggio: JC Bond Interpreti: Dev Patel, Jeremy Irons, Toby Jones, Stephen Fry Produzione: Edward R. Pressman Film, Animus Films Distribuzione: Eagle Gran Bretagna 2015 colore 108’

MATT BROWN scrive e dirige un biopic tradizionale sulla storia poco nota, ma intensa e affascinante, del grande matematico indiano S. Ramanujan. Tratto dalla biografia di Robert Kanigel, L’uomo che vide l’infinito ripercorre la difficile ascesa nell’olimpo della matematica, inglese e mondiale, d’un giovane di umilissime origini, nato e cresciuto a Madras dove una straordinaria intelligenza intuitiva, assieme a un’interpretazione quasi mistica dei numeri che regolano la natura, hanno permesso a Ramanujan di farsi conoscere da G. H. Hardy, stimato matematico del Trinity College di Cambridge (negli stessi anni di Bertrand Russell, per intendersi). Nella solida tradizione di film come A beautiful mind e La teoria del tutto, si descrive la classica, sofferta ascesa d’uno scienziato fuori dal comune (seppure qui per altre ragioni), tra un’India povera e mistica, un’Inghilterra imperialista e classista e di mezzo c’è pure la Grande Guerra. Punto forte del film è senz’altro il cast eccellente: dopo una prima parte troppo imbrigliata negli stereotipi dell’India coloniale, via via che il racconto si svolge nell’ambiente intellettualmente affascinante e ostile delle antiche mura di Cambridge il personaggio e l’interpretazione di Dev Patel (The millionaire) si fanno più spessi, offrendo quell’umanità intensa e tangibile che è il cuore del film. Accanto a lui, Jeremy Irons (Hardy) è l’opposto che completa il giovane Ramanujan, elegante e impeccabile. E ancora Stephen Fry, in un piccolo ruolo che svela l’upper class britannica a cui il giovane indiano andrà incontro e contro, di lì a poco. E Toby Jones nel ruolo del professor Littlewood, compassionevole, brillante, umano. L’importanza di Ramanujan in ambito scientifico è stata enorme e sconosciuta ai più: per questo Brown e i suoi attori lavorano perché la storia e quella rilevanza umana e scientifica arrivino in maniera più chiara e diretta possibile al grande pubblico, puntando dritti al cuore.

CHIARA BARBO - VIVILCINEMA

 

BROOKLYN

di John Crowley

Sceneggiatura: Nick Hornby dal romanzo di Colm Tóibin Fotografia: Yves Bélanger Montaggio: Jake Roberts Musiche: Michael Brook Interpreti: Saoirse Ronan, Fiona Glascott, Emory Cohen, Julie Walters, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent Pro­duzione: Wildgaze Films, Parallel Film, Irish Rlm Board, Item 7 Distribuzione: 20th Century Fox Irlanda/Gran Bretagna/Canada 2015 colore 111'

Diretto da John Crowley, regista irlandese di film di formazione come A boy e Is anybody there? ma anche di numerosi spettacoli di Broadway e, più recentemente, di due episodi della serie televisiva True detective, Brooklyn ha padri importanti come Colm Tóibin, scrittore e giornalista irlandese dal cui omonimo romanzo il film è tratto, e Nick Hornby, celebre scrittore inglese qui autore della sceneggiatura.

Le qualità letterarie del film sono evidenti nel racconto, in chiave tanto intima quanto classicamente melodrammatica, del cuore della giovane protagonista, interpretata dalla brava Saoirse Ronan, candidata al Golden Globe e all'Oscar.

Pur raccontando una storia d'immigrazione, Brooklyn tuttavia è principalmente una storia d'amore e di nostalgia.

Ambientato nella Brooklyn degli immigrati irlandesi dei primi anni Cinquanta popolata di solitudini, lavoratori dalle mani grosse, ragazze pettegole e vecchie beghine (meravigliosa Julie Walters nei panni della padrona di casa), il film è pervaso di nostalgia: il ricordo della propria vita lasciata in una terra lontana, al di là di un oceano troppo vasto e costoso da attraversare; il ricordo della famiglia, ma anche la trasfigurazione del ricordo e l'ostinazione di costruirsi una propria vita in un nuovo paese.

Ellis è costretta ad emigrare da un paesino dell'lrlanda in America per assicurarsi un futuro, con l'aiuto della sorella (figura tragica ben interpretata da Fiona Glascott) e di uno zio prete (Jim Broadbent). Arrivata a Brooklyn incontra Tony, un giovanotto italoamericano dalla simpatia irresistibile (uno di quelli che gli americani hanno in mente quando si parla di ragazzi italiani, sebbene l'attore Emory Cohen non sia affatto di simili origini), si innamora e lo sposa, anche se questo non chiude, anzi riapre qualche porta sul passato.

La cena a casa di lui, tra fratelli rumorosi e spaghetti da arrotolare tra forchetta e cucchiaio, è un continuo cliché sugli italoamericani, come anche i canti irlandesi alla cena di Natale, ma l'essenza del racconto non è tanto questa quanto il cuore e le scelte di Ellis, anche quelle sbagliate. In quello che per forma e struttura è il classico film d'amore e formazione ben confezionato, che strizza l'occhio agli Oscar (sono tre le candidature, incluso miglior film), a guardare più a fondo Crowley parla di nostalgia, di amore per il futuro contrapposto a quello, insopportabile, per il passato, del ricordo di ciò che si era e che pesa rispetto a quello che si è diventati.

Affollato di volti di un'epoca ormai lontanissima, Brooklyn racconta l'intimità dell'emigrazione, e questa è la sua forza, in una fotografia dai colori presenti ma smorzati, a ricordare le miserie e gli stenti ma anche il boom americano del dopoguerra.

Il film è stato presentato con grande successo ai principali festival di tutto il mondo, dal Sundance a Toronto fino alla scorsa edizione del Torino Film Festival.

CHIARA BARBO - VIVILCINEMA

 

UN'ESTATE IN PROVENZA

di Rose Bosch

Titolo originale: Avis de mistral Sceneggiatura: Rose Bosch Fotografia: Stéphane Le Pare Mon­taggio: Samuel Danési Interpreti: Anna Galiena, Jean Reno, Chloé Jouannet, Hugo Dessioux, Aure Atika, Lukas Pellissier Produzione: Legende Films, Gaumont Distribuzione: Nomad Film Francia 2014 colore 105'

Innesto di commedia francese spensierata in un percorso narrativo da family movie statunitense, Un'estate in Provenza è ambientato nella campagna del sud della Francia, assolata e bucolica, in realtà l'inferno sulla terra per i due adolescenti costretti dalla separazione dei genitori a rivedere i nonni materni assieme al fratellino sordomuto (il film precede, qualora ve lo chiediate, il recente La famiglia Bélier).

Rose Bosch, sceneggiatrice e regista (Vento di primavera, sulla retata degli ebrei parigini al Velodromo d'Inverno nel '42), mette in scena tra idiosincrasie, dissidi e gag, l'incontro-scontro tra i nonni, la cui età neanche tanto avanzata cela un passato da figli dei fiori e easyriders, e i tre nipoti.

La donna, più accomodante e amorevole, è un'Anna Galiena in un ruolo per lei insolito, che riempie di placida sensualità; il marito è interpretato da Jean Reno, che veste perfettamente i panni dell'ombroso, brontolone, intollerante ma benevolo "anziano", che anni prima allontanò di casa la figlia, senza averla mai più incontrata: da qui il disagio di fronte ai nipoti, degli sconosciuti che per di più gli portano in casa Internet, facebook, il veganismo e altre per lui incomprensibili abitudini.

Dopo un approccio catastrofico, la vita del villaggio inizia ad attrarre i due adolescenti: lui si distende tra le turiste e la gelataia spagnola, lei si lascia attrarre dal venditore ambulante di pizza, nonché torero e cavallerizzo provetto. Flirt, gelosie, incomprensioni, la scoperta dei vecchi amici dei nonni, dei piaceri della vita tra olivi e animali, di un passato mai dimenticato: l'estate campestre scorre mentre si avvicina l'ora del ritorno a Parigi in una famiglia ormai disgregata.

La sceneggiatura dolceamara sfrutta tutti i personaggi e le situazioni a disposizione, tra gag garbate e accelerazioni drammatiche che avvicinano i parenti e rafforzano i legami, con sapiente professionalità. Molto è affidato alla simpatia dei protagonisti maturi, alla freschezza dei giovani in un contesto generale di calcolata positività. Ancorché prevedibile e fin troppo "carino", il feelgood movie tuttavia procede, a patto di non avanzare troppe pretese e lasciarsi ammaliare dai paesaggi assolati.

MARIO MAZZETTI – VIVILCINEMA

 

 

IN NOME DI MIA FIGLIA

di Vincent Garenq

Titolo originale: Au nom de ma fille Sceneggiatura: Julien Rappeneau, Vincent Garenq Fotografia: Renaud Chassaing Montaggio: Valérie Deseine Musiche: Nicolas Errera Interpreti: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil Produzione: LGM Cinema, Black Mask Productions, StudioCanal Distribuzione: Good Films Francia 2015 colore 87

10 LUGLIO 1982: a Lindau, cittadina tedesca affacciata sul Lago di Costanza, la quattordicenne francese Kalinka muore mentre è in vacanza con la madre e il patrigno. Il padre André è convinto che non si sia trattato di un incidente e inizia a indagare: l’autopsia sembra confermare i suoi sospetti e lo spinge ad accusare di omicidio, aggravato da violenza sessuale, il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Krombach. Farlo incriminare in Germania non è però una cosa semplice, e André cerca di trascinarlo in tribunale in Francia, dedicando tutte le sue energie all’obiettivo di ottenere giustizia. Una battaglia contro i mulini a vento, lunga quasi 30 anni. Con In nome di mia figlia, ispirato a una storia vera che scosse l’opinione pubblica, Vincent Garenq (poco conosciuto in Italia, dove è stato distribuito solo il suo primo film, Baby love nel 2008), torna a battere il sentiero del cinema di denuncia e della lotta dell’individuo alle prese con un sistema che, nel formalismo esasperato, finisce per coprire ingiustizie e sopraffazioni. Come nei suoi precedenti Présumé coupable, dedicato all’Affare d’Outreau che nel 2003 portò in carcere 18 persone per abuso su minori, e L’enquête, inchiesta su un caso di corruzione bancaria, Garenq tesse le fila di una storia tragica seguendo i meccanismi narrativi del genere giudiziario, aggiungendo i toni di un’inquietudine sociale diffusa, che ricorda certi film di Chabrol. Il limite del film, forse, è di appiattirsi troppo sull’enorme materiale ripreso dalla cronaca vera (l’autopsia affrettata ed evasiva scritta in tedesco, i rapporti burocratici tra giudici tedeschi e francesi, la successione dei vari processi), eccedendo nel didascalismo e sorvolando sui comportamenti e sulle conseguenze psicologiche dei tanti personaggi che fanno da contorno silenzioso alla storia. Piccole sbavature ripagate dalla grande prova di un istrionico Daniel Auteil, ancora una volta capace di sorprendere per la varietà dei moduli interpretativi: dal distacco iniziale al crescere progressivo del sospetto, fino a toccare le punte della paranoia. Il risultato è un personaggio estremo e insieme verosimile nella sua determinazione di affrontare una battaglia che lo isolerà da tutti, ma che è giusto combattere fino all’ultimo.

GABRIELE SPILA - VIVILCINEMA

 

INDIVISIBILI

VENEZIA 2016: EDOARDO DE ANGELIS

Filmografia del regista: Mozzarella Stories (2011), Perez (2014), Vieni a vivere a Napoli (Ep. 2016), Indivisibili (2016)

Due gemelle siamesi, cantanti neomelodiche, al centro dell'atteso "Indivisibili", che affronta l'ansia della separazione tra melodramma e sacralità

"Avevo voglia di fare un film sulla separazione: tutti abbiamo dei legami che consideriamo indissolubili, che siano tra innamorati, tra madre e figlio o tra fratelli. La storia di due gemelle siamesi mi sembrava l'immagine emblematica di questa possibile separazione: la paura di dividersi, al tempo stesso l'ambizione di essere libere l'una dall'altra parlano a tutti noi".

Edoardo De Angelis è orgoglioso di quello che considera il suo film più maturo: Indivisibili, scritto dal co­autore di Lo chiamavano Jeeg Robot Nicola Guaglianone, racconta di due sorelle siamesi che fanno le cantanti neomelodiche nella provincia di Napoli. Grazie alle loro esibizioni danno da vivere a tutta la famiglia: le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere. Sul piano personale è un dilemma: "è un film sulla tensione continua tra desiderio e paura", prosegue il regista, nato a Napoli nel 1978, "In ogni legame 'indissolubile' consideriamo l'altra persona come un prolungamento di noi stessi e non un'estranea. Una separazione potrebbe rivelarsi fatale da tutti i punti divista".

È il primo film che dirige di cui non è anche autore del soggetto.

È vero, ma conosco Nicola Guaglianone da tanti anni e lo spunto che mi ha raccontato sembrava fatto apposta per me e per il mio cinema. Difficile resistere alla tentazione di raccontare una storia del genere, nonostante l'abbia inizialmente accantonata per qualche mese: me la sono fatta crescere dentro.

Cosa l'ha convinta?

Ho trovato su Internet una foto delle gemelle Violet e Daisy Hilton, che nel 1932 erano apparse nel film di Tod Browning Freaks. Mi sembravano perfino belle in quel vecchio scatto e quindi l'idea di fare un film dove l'estetica fosse in bilico tra attrazione e repulsione mi ha acceso l'entusiasmo.

Il suo cinema, spesso, riflette sulla solitudine.

Anche qui la dimensione della solitudine gioca un ruolo importante: le due ragazze, infatti, sono sole al mondo nella loro condizione. Anche se stanno sempre insieme, avvertono che questa eterna presenza è diventata una sorta di gabbia. La loro è una lotta paradossale che le obbliga, per relazionarsi con il mondo, a lasciare la solitudine di coppia e a diventare sole individualmente.

Indivisìbili arriva dopo il film collettivo Vieni a vivere a Napoli, girato insieme a Guido Lombardi e Francesco Prisco, Anche lì si racconta una storia ambientata nel mondo autàrchico dell'entertainment napoletano.

È un progetto rivelatosi utile per iniziare a esplorare l'universo dei cantanti neomelodici, che ha i suoi idoli conosciuti e adorati solo a Napoli e al Sud. Il taglio della narrazione è però molto diverso, perché ho voluto insistere sull'elemento metafisico dell'ambientazione nella zona di Castel Volturno. I luoghi, le protagoniste ridotte a fenomeni da baraccone, sebbene in maniera realista, sono raccontati come archetipi, come delle iconiche madonne del nostro stravagante presente.

Oggi i suoi film riscuotono una certa attenzione: cos'è cambiato dall'esordio con Mozzarella Stories

Ho la libertà artistica di fare i film che desidero: è una grande conquista che però mi obbliga a una ricerca costante in termini di narrazione, linguaggio, profondità filosofica che ogni racconto deve avere. Avevo messo in conto che ci sarebbe voluto un po' di tempo per conquistare questa libertà, ma oggi so che va onorata. Film dopo film.

Quale evoluzione riscontra in Indivisìbili?

Da un lato raccoglie l'esperienza dei film precedenti e la sintetizza in un racconto in bilico tra estremo realismo e punte favolistiche. Dall'altro ho voluto scommettere sull'idea di rendere fruibile una riflessione filosofica ed esistenziale molto articolata, che mira prima ad emozionare e poi a far pensare.

Cosa vuole raccontare, oggi? Personaggi in cerca di un'etica, storie in grado di mettere ordine nel caos del mondo. Mi piacciono, in particolare, le figure femminili portatrici di un'istanza di salvazione a dispetto della sporcizia del quotidiano. È la loro forza a cambiare le cose: la mia visione del mondo e del cinema nasce tra melodramma e sacralità; la mia ossessione è fare film belli, perché solo un film davvero bello può emozionare il pubblico. Non ho mai creduto a chi parla di "target" a proposito di progetti artistici. Gli spettatori siamo noi: persone che vogliono essere emozionate da storie coinvolgenti e non certo "bersagli" da colpire con gli artifici del marketing.

• MARCO SPAGNOLI - VIVILCINEMA

 

 

JULIETA

di Pedro Almodovar

Sceneggiatura: Pedro Almodovar dai racconti di Alice Munro Fotografia: Jean-Claude Larrieu Montaggio: José Salcedo Musiche: Alberto Iglesias Interpreti: Adriana Ugarte, Rossy de Palma, Inma Cuesta, Michelle Jenner, Dario Grandinetti, Emma Suarez Produzione: El Deseo Distribuzione:Warner Bros Spagna 2016 colore 99’

SUBITO ribattezzato “Tutto su mia figlia” per citare uno dei suoi titoli più famosi e universalmente amati (vincitore di uno dei suoi due Oscar, l’altro l’ha avuto per Parla con lei), Julieta è il ventesimo film del regista spagnolo, maestro di commedie coloratissime con venature di thriller hitchcockiano e intensi melodrammi al femminile, per i quali qualcuno ha coniato l’etichetta di un nuovo genere, “l’almodrama”. Della straordinaria creatività narrativa, della sua inventiva e del suo amore incondizionato per le donne, tutte le donne con la loro fragilità, forza e nevrosi, gli saremo eternamente grati. E anche questo film contiene tutti i temi cari al sessantaseienne Pedro Almodovar, e una serie di vicende e intrecci familiari con malattie, morti per annegamento e rapporti madre-figlia interrotti, tipici del suo cinema. Su tutto domina però un tono crepuscolare, malinconico, purtroppo meno coinvolgente del solito, in un’opera della maturità segnata forse anche dalla recente malattia e da vicissitudini personali. Protagonista assoluta è appunto Julieta, che incontriamo in due età della vita: venticinquenne carica di voglia di vivere e molto solare (Adriana Ugarte), pronta ad innamorarsi di uno sconosciuto incontrato in treno e farci subito l’amore, e cinquantenne carica di rimpianti e sensi di colpa, messa in ginocchio da una serie di disgrazie, ma soprattutto dall’abbandono della figlia (Emma Suarez), sparita senza dare spiegazioni al compimento della maggiore età. Per gran parte la narrazione avviene attraverso la voce della Julieta adulta che scrive una lunga lettera alla ragazza. Non si sono più viste da quando lei è andata in ritiro spirituale sulle montagne, eppure Antìa è figlia di una grande passione, quella per Xoan, un pescatore del Nord della Spagna scomparso prematuramente in mare. Ma di più non vogliamo rivelare. Ispirato a tre racconti del premio Nobel canadese Alice Munro (Fatalità, Fra poco e Silenzio, tratti dalla raccolta In fuga, in Italia pubblicata da Einaudi), il film trae spunto dichiaratamente anche da Strangers on a train e si muove liberamente su queste tracce narrative e suggestioni cinefile, trasferendo la vicenda dal Canada alla Spagna e reinventandola. Le immagini sono come sempre al centro della poetica di Almodovar, con un cromatismo forte fatto di rossi, verdi e azzurri, e location che oltre a Madrid spaziano nella meno consueta Galizia. Da segnalare un’inedita Rossy de Palma nel ruolo di una governante acida e dalla lingua lunga, e Dario Grandinetti in quello del comprensivo compagno della Julieta matura.

CRISTIANA PATERNÒ – VIVILCINEMA 

 

ESCOBAR

di Andrea Di Stefano

Sceneggiatura: Andrea Di Stefano Fotografia: Luis David Sansans Montaggio: David Brenner, Maryline Monthieux Musica: Max Richter Interpreti: Benicio del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet, Carlos Bardem Produzione: Chapter 2, Jaguar Rlms, Nexus Facto-ry, Pathé, Roxbury Pictures, uFilm Distribuzione: Good Films Francia/Spagna/Belgio/Panama 2014 colore 120'

Canadese, giovane, ambizioso e surfista: è il profilo di Nick, pronto a partire per la Colombia dove lo attende il fratello. Tra un'onda e una fiesta incontra Maria ed è colpo di fulmine. Quando la ragazza vuole presentargli i suoi, il ragazzo scopre che è niente di meno la nipote di Fabio Escobar, il criminale più famoso, ricco e potente del Sud America. Ma anche un "benefattore" per il popolo. Naturalmente quell'incontro gli modificherà l'esistenza e la percezione dell'umanità.

L'esordio eccellente dell'attore Andrea Di Stefano non arriva per caso: già appassionato di scrittura e drammaturgia, ha studiato per anni la storia e le gesta di Escobar, consapevole dell'aura mitica del bandito. È soprattutto la sfera privata e intima del personaggio ad averlo attirato verso un progetto di tale ambizione. Il valore del film, infatti, non risiede nel rintracciare la biografia di Escobar, bensì nell'intersecarla a quella di un giovane "innocente" che, da lui toccato, tale innocenza perderà.

In tal senso il film si pone l'obiettivo di indagare il rapporto psicofisico tra due uomini, uno dei quali si impone sull'altro. Se inizialmente Escobar riveste i canoni di un adventure/romance movie con tratti di commedia giovanilistica, nello scorrere del tempo muta radicalmente i connotati, diventando a tutti gli effetti un action/drama con qualche elemento del genere criminale. Questo scorrere fra i generi classici, senza mai soffermarsi su uno in particolare, permette a Di Stefano di rispecchiare l'eccentrica mutevolezza e complessità del personaggio, capace di essere uomo adorabile e generoso con la famiglia e il suo popolo, e allo stesso tempo un assassino spietato.

A disvelarlo è Nick, il cui punto d'osservazione coincide senza variazioni al punto di vista del film. Va notato che l'introduzione di un personaggio come il giovane surfista (mal)capitato nella vita di Escobar nasce da un episodio di cronaca vera. Al di là della fonte d'ispirazione, è l'elaborazione drammaturgica e registica a destare interesse e apprezzamento: difficilmente negli ultimi anni si era vista nel cinema di matrice italiana una capacità di rendere nel suo complesso tanto la figura del criminale quanto quella della sua vittima, escludendo la serie tv Gomorra.

Una nota di merito alle interpretazioni perfette, del gigantesco Benicio Del Toro nei panni di Escobar come della teen star Josh Hutcherson in quelli di Nick.

ANNA MARIA PASETTI - VIVILCINEMA

INTERVISTA AL REGISTA: Andrea Di Stefano

LE PRINCIPALI INTERPRETAZIONI di Andrea di Stefano attore - II principe di Homburg (1997), II fantasma dell'ope­ra (1998), Almost blue (2000), Prima che sia notte (2000), Hotel (2001), Angela (2002), II vestito da sposa (2003), A luci spente (2004), Cuore sacro (2005), Ne te retourne pas (2009), Mangia prega ama (2010), Vita di Pi (2012), In guerra per amore (2016)

Carisma e orrore

Finalmente in Italia"Escobar", ambizioso e premiato esordio alla regia dell'attore italiano, con Benicio Del Toro e una produzione internazionale

ESCOBAR esce in Italia. Finalmente. È' uno dei "Good Films", dal nome della distribuzione, da vedere in riavvio di stagione.

Premiato come migliore opera prima e per la fotografia nell'ottobre 2014 al festival di Roma, dopo i consensi ai festival nordamericani di Telluride e Toronto, è un film di produzione fondamentalmente francese (con partecipazioni belga, spagnola e panamense per luoghi di riprese), anche se l'ha preparato, scritto e diretto con coraggiosa, accurata, appassionata "incoscienza" l'italiano Andrea Di Stefano, 43enne già attore con studi a Roma e New York, con formazione nazionale (dal 1997 scelto da autori quali Bellocchio, Argento, Torre, Ozpetek, Alex e Fiorella Infascelli, e da Damiani in serie tv) ed esperienza internazionale (dal 1995 con Jay Anania e dal 2000 con i rilevanti Schnabel, Figgis, Marshall, Murphy, Ang Lee).

Escobar è stato distribuito nei cinema, su canali pay e free tv di molti Paesi europei ed asiatici, ovviamente in Usa e in Sud America: sono contentissimo che lo si possa vedere anche in Italia":

Di Stefano non commenta né spiega questo iato temporale di circa due anni dalla presentazione del suo primo film, preferisce inquadrarne senso drammaturgico e inizio del percorso creativo.

"È la storia vera della discesa agli inferi, metaforicamente universale, di un uomo ucciso a 44 anni dalla polizia colombiana, cresciuto per strada e col contrabbando ma non abituato alla violenza estrema; forzato a compierla per difendere con la complicità di contadini, familiari, sodali la ricchezza (stimata a fine anni '80 in 30 miliardi di dollari) nascosta in luoghi segreti, anche dagli stessi suoi alleati, negli anni fatti uccidere sempre più numerosi per il pensiero che potessero tradire il patto con lui.

Fabio amico, fratello, zio, cugino, santo in terra, il Robin Hood di Medellìn... Incuriosito dalla capacità di Escobar di gestire il suo squilibrio schizoide (in una registrazione della Dea parla al telefono con la moglie di crocchette da gustare a cena mentre controlla fragore e urla di esecuzioni in atto a pochi metri da lui) e dalla particolarità della sua epopea (l'Fbi al principio lo aveva schedato non come super narcotrafficante, ma come killer anaffettivo di fronte alla morte), mi sono documentato per un anno leggendo libri e visionando filmati.

Nel 2013 ho scritto un copione, produzioni francesi mi hanno dato fiducia e il traino degli attori ha reso realizzabile quest'idea avventurosa di cinema, venuta a me, uno sconosciuto". Benicio Del Toro sembrava, dopo essere stato il Che di Soderbergh, aspettare questo personaggio, contraltare nella Storia latinoamericana.

Benicio ha apprezzato il passo drammaturgico da tragedia greca insito nella sceneggiatura, densa di riferimenti a episodi veri. Abbiamo discusso a lungo di sguardi, posture, toni vocali di Escobar e lui ha condiviso l'uso terzo rispetto alla regia del personaggio di Josh Hutcherson, il ragazzo americano che, innamorato della nipote del criminale, entra nel suo circolo e in un crescendo di orrore è la bussola del giudizio del comportamento sempre più indiscriminato e violento di Escobar. Cui la geniale, corposa imprevedibilità di Del Toro ha in più scene dato un quid di straniante, anche per me che lo ammiravo da dietro la cinepresa.

Com'è stato sentirsi per la prima volta in posizione di regista?

Ho sentito la libertà di dirigere come meglio sentivo, sono stato fortunato. Da spettatore ho sempre amato la narrazione in sé, da attore ho assistito spesso a ore e ore di riprese, chiedendo a grandi registi i perché e i come del set. Ho cominciato a studiare recitazione per guarire dalla timidezza, più che per vocazione o ambizione, e ho assorbito cultura cinematografica dai 20 anni in poi nelle sale d'essai di New York, dove proiettavano molti venerati classici italiani.

E ora che vive a Los Angeles sta preparando il secondo film, da girare magari in Italia?

Più avanti spero che accadrà, ora sono in pre­produzione di un thriller tratto liberamente da un romanzo svedese, che sarà ambientato nell'America degli anni 70, in cui un agente dell'Fbi s'infiltra in prigione per incastrare un criminale. II protagonista non è ancora stato definito, di sicuro nel film ci sarà la talentuosa Rosamund Pike. Da attore ho partecipato con divertimento al secondo film di Pif “In guerra per amore” nel ruolo di un soldato italoamericano.

MAURIZIO DI RIENZO - VIVILCINEMA

 

QUESTI GIORNI

La cover story del numero 4/2016 di VIVILCINEMA

FILMOGRAFIA di GIUSEPPE PICCIONI - II grande Blek (1987), Chiedi la luna (1990), Condannato a nozze (1992), Cuori al verde (1996), Fuori dal mondo (1998), Luce dei miei occhi (2001), La vita che vorrei (2004), Giulia non esce la sera (2009), II rosso e il blu (2012), Questi giorni (2016)

Quell'attimo irripetibile

Quattro ragazze, un'opportunità di lavoro a Belgrado, l'età in cui tutto sembra possibile: con "Questi giorni”, in concorso a Venezia, il regista torna ad analizzare l'animo femminile ma con un cambio di prospettiva

II Cinema di Giuseppe Piccioni è popolato di donne. Fra i registi italiani dei nostri giorni, Piccioni è quello che più spesso ha raccontato con intensità e partecipazione l'universo femminile (Cuori al verde, Fuori dal mondo, La vita che vorrei, Giulia non esce la sera), ma finora non era mai capitato che ai centro di un suo film ci fossero quattro protagoniste. Nel caso di Questi giorni, in concorso a Venezia e uscita per la Bim subito a settembre, sono un gruppo di ragazze di provincia di età universitaria, legate da abitudini più che da reali affinità, che insieme affrontano un viaggio con destinazione Belgrado, dove una di loro è attesa da una misteriosa amica che le avrebbe trovato un lavoro come cameriera in uno dei più sofisticati alberghi della città.

"La vicenda", spiega Piccioni, "non è segnata da fatti eclatanti o situazioni estreme. In fase di scrittura, con Pierpaolo Pirone e Chiara Ridolfi, abbiamo cercato di tenerci lontano da qualsiasi intreccio troppo premeditato, per assecondare una scrittura libera e improvvisata che consentisse al film di intraprendere qualsiasi direzione. Ciò che più mi interessava era cogliere quell'attimo magico e irripetibile, carico di aspettative, in cui il futuro sembra promettere il meglio ed ogni cosa essere a portata di mano. Invece, durante il viaggio, quell'illusione di eternità improvvisamente s'inceppa e s'interrompe senza alcuna ragione particolare. Come afferma nel film Caterina, una delle mie protagoniste: in questi giorni non è successo niente, ma è cambiato tutto".

Perché così spesso al centro dei suoi film ci sono personaggi femminili?

Confesso che me lo sono chiesto anch'io e credo che le ragioni siano molteplici. Innanzitutto mi è capitato di incontrare attrici molto più disponibili dei colleghi maschi ad abbandonarsi al racconto e ai personaggi da interpretare. Per recitare, un attore deve attingere anche alla propria esperienza personale e ho notato che le donne che fanno questo lavoro sono maggiormente disposte ad abbattere le proprie difese, a denudarsi psicologicamente con maggiore disponibilità, favorendo il lavoro del regista. Credo che poi ci sia il fascino e l'innamoramento che, adolescente e giovanissimo, ho provato nei confronti di certe indimenticabili icone cinematografiche come Greta Garbo o Ingrid Bergman. Infine dipenderà anche dal fatto che sono cresciuto in un ambiente femminile, accanto a mia madre e mia sorella, perché mio padre l'ho realmente conosciuto solo quando ormai avevo tredici anni e i miei due fratelli, molto più grandi di me, già vivevano un'esistenza tutta loro.

Tuttavia, con Questi giorni per la prima volta racconta dei personaggi femminili che non appartengono alla sua generazione.

Sia durante la preparazione del film, sia durante la lavorazione è accaduto un fatto insolito e imprevedibile: con le quattro attrici mi sono trovato in profonda sintonia. I sentimenti, i pensieri, le aspirazioni, la gioia di lavorare insieme sono stati elementi comuni, un collante. Ho trovato un gruppo d'interpreti che si sono affidate alla storia con una disponibilità e una generosità che difficilmente capita di provare lavorando con attrici più esperte. Ho lavorato a lungo con le ragazze perché loro sono semplicemente il film. Durante le riprese ho davvero coccolato e accompagnato le mie attrici con entusiasmo, ritrovando in loro qualcosa di me stesso. È stata un'esperienza rigenerante.

Ma chi sono le attrici che ha scelto e i personaggi che interpretano?

Premetto che non volevo assolutamente proporre un catalogo di prototipi legati all'attualità e alla sociologia. Attraverso le quattro protagoniste volevo raccontare gli stupori che incantano, le paure che paralizzano, gli slanci, le scelte fatte senza calcoli, il desiderio di vita, i terremoti interiori. Liliana (Maria Roveran) è un mix di forza e incertezza, una ragazza a un tempo trasgressiva e conservatrice, impegnata costantemente a proteggere e sorvegliare il gruppo. Caterina (Marta Gastini) è quella più autarchica e autosufficiente, vuole sempre dimostrare di saper superare ogni prova, ma in realtà avverte un bisogno profondissimo di tenerezza. Anna (Caterina Le Caselle) sembra la più sprovveduta, incapace di avvicinarsi al mondo delle altre: capricciosa, infantile, simpaticamente noiosa, una donna con un corpo da bambina che non farebbe immaginare la maternità. L'ho vista come una specie di cartone animato, che sgrana gli occhi con una recitazione volutamente eccessiva. Angela (Laura Adriani), disincantata, apparentemente sicura, lontana da ogni dimensione sentimentale, rispetto alle altre è la più diversa.

Tuttavia, accanto alle protagoniste c'è una quinta presenza femminile affidata a Margherita Buy, quasi immancabile nei suoi film.

Margherita interpreta Adria ed è la madre di Liliana. È una donna segnata da un disordine economico e sentimentale, infastidita dall'età che avanza e troppo preoccupata di piacere agli uomini. Una mamma costretta a fare i conti con un ruolo che non ama. In poche parole, una donna immatura e per Margherita, con cui avevo già girato cinque film più un documentario, credo che si tratti di un ruolo insolito e sorprendente.

Ma nel film ci sarà anche qualche volto maschile...

Naturalmente: c'è una partecipazione di Filippo Timi e poi quella di tre giovani attori serbi che le protagoniste incontrano in un campeggio. Anche per assecondare la credibilità della storia, queste scene sono state girate in inglese e anche nell'edizione italiana saranno in originale con sottotitoli.

 

Perché ha scelto di raccontare un viaggio verso Belgrado?

Belgrado è stata una scelta inaspettata. La prima stesura del film prevedeva come destinazione Amburgo e avevo compiuto dettagliati sopralluoghi nella città tedesca per individuare le location per il set. Poi mi è capitato di essere invitato al festival di Belgrado con II rosso è il blu e ho scoperto una città affascinante, profondamente europea, con palazzi suggestivi ed eleganti, piena di locali popolati da ragazzi che parlano quasi tutti l'inglese. Insomma una metropoli eterogenea evitale, poco frequentata dal cinema: la meta ideale per il mio film.

Protagoniste giovanissime, una location inusuale: in Questi giorni ci sono altri elementi di novità rispetto ai suoi precedenti film?

Questi giorni mi sembra un film segnato da una maggiore leggerezza, caratteristica che non toglie nulla alla suggestione della storia, e anche dal punto di vista visivo mi sembra un film più animato, più colorato del solito, anche se il mio resta tutt'altro che un cinema virtuosistico. Insomma non c'è neppure una scena girata utilizzando i droni!

• FRANCO MONTINI - VIVILCINEMA

 

 



CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXV EDIZIONE 2016-2017

 I FASE OTTOBRE – DICEMBRE 2016

 

Martedi 25 ottobre

L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO

(The Man Who Knew Infinity – 2015, Gran Bretagna)

Regia: Matt Brown

Con: Jeremy Irons, Dev Patel, Toby Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam

Distributori: Eagle Pictures

Genere: Biografico, Drammatico

Durata: 108’ - Data di uscita: 09-06-2016

 

La pellicola, basata sul libro di Robert Kanigel, "L'uomo che vide l'infinito - La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica", racconta la vera storia di Srinivasa Ramanujan, genio indiano della matematica, completamente autodidatta. Per far conoscere al mondo la sua mente geniale, dovrà lasciarsi alle spalle la giovane e amata sposa Janaki, interpretata da Devika Bhise per intraprendere un lungo viaggio che lo porterà a Cambridge, dove forgerà un forte legame con il suo mentore, l'eccentrico professore G.H. Hardy. Sotto la guida di Hardy, il suo lavoro si evolverà in modo tale da rivoluzionare per sempre la matematica e trasformare il modo in cui gli scienziati spiegano il mondo.

 

Martedi 8 novembre

BROOKLYN

(Brooklyn - 2015, Gran Bretagna)

Regia: John Crowley

Con: Domhnall Gleeson, Saoirse Ronan, Emily Bett Rickards, Julie Walters, Jim Broadbent

Distributori: Fox Italia

Genere: Commedia

Durata: 117’

Data di uscita: 16-03-2016

Una giovane donna irlandese, incapace di trovare lavoro, si dirige a New York dove trova un lavoro in un grande magazzino mentre segue dei corsi serali di contabilità. S'innamora e sposa segretamente un idraulico italiano. Tornata a casa per il funerale della sorella, ritorna alla sua solita routine, ma deve decidere quale vita vuole per se stessa.

 

Martedi 15 novembre

UPosterN’ESTATE IN PROVENZA

(Avis de Mistral - 2015, Francia)

Regia: Rose Bosch

Con: Jean Reno, Anna Galiena, Aure Atika, Jean-Michel Noirey, Charlotte de Turckheim

Distributori: Nomad Film

Genere: Commedia

Durata: 105'

Data di uscita: 13-04-2016

Nella campagna provenzale accarezzata dal maestrale giungono in vacanza dai nonni Léa, Adrien e il fratellino Théo, sordo dalla nascita. Non è la vacanza dei loro sogni e in meno di ventiquattro ore è scontro generazionale con il nonno Paul, un olivicoltore rigido e burbero che non hanno mai conosciuto a causa di un vecchio conflitto familiare con la madre. Ben presto però il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso. Ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile.

 

Martedi 22 novembre

IN NOME DI MIA FIGLIA

(Au Nom de Ma Fille - 2016, Francia)

Regia: Vincent Garenq

Con: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti

Distributori: GoodFilms

Genere: Drammatico

Durata: 87’ - Data di uscita: 09-06-2016

 

Nel 1982, Kalinka, la figlia quattordicenne di André Bamberski, muore mentre è in vacanza in Germania con sua madre e con il patrigno. André è convinto che non si sia trattato di un incidente e inizia a indagare. Gli esiti di un'autopsia sommaria sembrano confermare i suoi sospetti e lo spingono ad accusare di omicidio il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Krombach. Non riuscendo però a farlo incriminare in Germania, André cerca di far aprire un procedimento giudiziario in Francia e dedicherà il resto della sua vita nella speranza di ottenere giustizia per sua figlia. Il film è tratto da una storia vera.

 

Martedi 29 novembre

Locandina IndivisibiliINDIVISIBILI

(2016, Italia)

Regia: Edoardo De Angelis

Con: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Massimiliano Rossi, Toni Laudadio, Marco Mario De Notaris, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Peppe Servillo

Distributori: Medusa

Genere: Drammatico

Durata: 100' uscita: 29-09-2016

 

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi che cantano ai matrimoni e alle feste e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia. Le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere. Il loro sogno è la normalità: un gelato, viaggiare, ballare, bere vino senza temere che l'altra si ubriachi fare l'amore. "Perché sono femmina".

 

Martedi 6 dicembre

JULIETA

(Silencio, 2016, Spagna)

Regia: Pedro Almodóvar

Con: Emma Suarèz, Adriana Ugarte, Rossy De Palma, Inma Cuesta, Darío Grandinetti.

Distributori: Warner Italia

Genere: Commedia

Durata: 99' - Data di uscita: 26-05-2016

 

Il film racconta la vita di Julieta, una donna che nel 2015 è sull'"orlo di una crisi di nervi" e comincia a dare i primi segni di follia. La sua vita, dopo un periodo di felicità, è stato abbandonata ad un destino amaro, dove si susseguono una serie di disastri uno dietro l'altro. Solo un miracolo potrà salvarla. E forse sta per accadere davvero qualcosa di straordinario.

Pedro Almodòvar torna alla regia con un film nuovamente dedicato al mondo femminile: "un dramma molto forte, cosa che mi eccita molto" che riprende "il cinema delle donne, delle grandi protagoniste femminili". Dopo la commedia leggera Gli amanti passegeri (2013), torna alle atmosfere di film come Volver - Tornare(2006) Gli abbracci spezzati (2009), e analizza ancora una volta il mondo interiore di una donna, questa volta interpretata da Adriana Ugarte (Julieta da giovane), un'attrice di teatro conosciuta in Spagna per le sue partecipazioni televisive, e Emma Suarèz (Julieta a cinquant'anni), entrambe alla loro prima prova con il maestro spagnolo.

 

Martedi 13 dicembre

ESCOBAR

(Escobar: Paradise Lost - 2014, Belgio, Francia, Panama, Spagna)

Regia: Andrea Di Stefano

Con: Brady Corbet, Carlos Bardem, Ana Girardot, Josh Hutcherson, Benicio Del Toro

Distributori: GoodFilms

Genere: Romantico, Thriller

Durata: 120' - Data di uscita: 25-08-2016

Nick (Josh Hutcherson) thinks he has found paradise when he goes to join his brother in Colombia. A turquoise lagoon, an ivory beach, perfect waves – it’s a dream for this young Canadian surfer. Then he meets Maria (Claudia Traisac), a stunning Colombian girl. They fall madly in love, and everything is going great. That is, until Maria introduces Nick to her uncle: Pablo Escobar (Benecio del Toro).

 

Martedi 20 dicembre

QUESTI GIORNI

(2016, Italia)

Regia: Giuseppe Piccioni

Con: Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone

Distributori: Bim - Genere: Commedia, Drammatico

Durata: 120' Data di uscita: 15-09-2016

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell'incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l'attendono una misteriosa amica e un'improbabile occasione di lavoro.

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI: il MARTEDI presso il Cinema Margherita di CUORGNE’- ore 21:30

ABBONAMENTI: 8 film in prevendita a € 18,00 - INGRESSI: € 5,00

Contatti
Via Ivrea, 101
10082 Cuorgnè (TO)
Tel.: +39 0124 657 523 (sala)
Tel.: +39 0124 657 232 (uffici)


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