Inaugurato nel 1969, sempre all’avanguardia nelle tecnologie audio e di proiezione, dal 70mm al Dolby Stereo, oggi è dotato di impianto di proiezione digitale e 3D, con audio Dolby 7.1.
Dispone di 560 comode poltrone, impianto di climatizzazione e ampio parcheggio di fronte all’ingresso.
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In programmazione
MARTEDI 28 - Due Città al Cinema: Neruda. Da venerdi nuovamente LA BELLA E LA BESTIA

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BROOKLYN

QUESTA SERA : MARTEDI 28 MARZO ore 21:30

 NERUDA

(NERUDA - Argentina/Cile/Spagna/Francia, 2016)

Regia: Pablo LARRAIN

 

DATA USCITA: 13 ottobre 2016

GENERE: BiograficoDrammatico

ATTORI: Gael Garcia BernalAlfredo CastroPablo DerquiLuis GneccoAntonia ZegersEmilio Gutiérrez CabaAlejandro GoicMarcelo AlonsoHector Noguera

SCENEGGIATURA: Guillermo Calderón

FOTOGRAFIA: Sergio Armstrong

MONTAGGIO: Hervé Schneid

MUSICHE: Federico Jusid

PRODUZIONE: AZ Films, Fabula, Funny Balloons

DISTRIBUZIONE: Good Films

DURATA: 107 Min

Presentato a Cannes 2016 nella “Quinzaine”. Nominato al Golden Globe 2016 per il miglior film straniero.

1948: guerra fredda in Cile. Il senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il partito comunista e viene accusato dal Presidente Gonzalez Videla. Il prefetto Oscar Peluchonneau deve arrestare il poeta che cerca di fuggire dal paese con la moglie. Ispirato dai drammatici eventi della sua nuova vita da fuggitivo, Neruda scrive "Canto General". Neruda vede nella sua storia di poeta perseguitato dal suo implacabile avversario, la possibilità di diventare sia un simbolo di libertà che una leggenda letteraria.

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TERZA SETTIMANA! Nuovamente in programmazione nel prossimo fine settimana: LA BELLA E LA BESTIA, la nuova versione live action della favola resa celebre dal classico cartone animato Disney del 1992.

 
Locandina del film La Bella e la Bestia
GUARDA IL TRAILERFermo immagine del trailer
 
ORARI SPETTACOLI:

VENERDI 31 MARZO: ore 21:30

SABATO 1° APRILE: ore 21:30

DOMENICA 2 APRILE: ore

15:00 - 17:30 - 21:30

LUNEDI 3 APRILE: ore 21:30

(ingresso a prezzo ridotto)

La Bella e la Bestia
(Beauty and the Beast, 2017, USA)
Regia: Bill Condon

Nuova versione live action della Disney della celebre favola di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont.

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RASSEGNA DUE CITTA' AL CINEMA - XXXV EDIZIONE

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MARTEDI 28 MARZO - ORE 21:30

 NERUDA

(NERUDA - Argentina/Cile/Spagna/Francia, 2016)

Regia: Pablo LARRAIN

 

DATA USCITA: 13 ottobre 2016

GENERE: BiograficoDrammatico

ATTORI: Gael Garcia BernalAlfredo CastroPablo DerquiLuis GneccoAntonia ZegersEmilio Gutiérrez CabaAlejandro GoicMarcelo AlonsoHector Noguera

SCENEGGIATURA: Guillermo Calderón

FOTOGRAFIA: Sergio Armstrong

MONTAGGIO: Hervé Schneid

MUSICHE: Federico Jusid

PRODUZIONE: AZ Films, Fabula, Funny Balloons

DISTRIBUZIONE: Good Films

DURATA: 107 Min

Presentato a Cannes 2016 nella “Quinzaine”. Nominato al Golden Globe 2016 per il miglior film straniero.

1948: guerra fredda in Cile. Il senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il partito comunista e viene accusato dal Presidente Gonzalez Videla. Il prefetto Oscar Peluchonneau deve arrestare il poeta che cerca di fuggire dal paese con la moglie. Ispirato dai drammatici eventi della sua nuova vita da fuggitivo, Neruda scrive "Canto General". Neruda vede nella sua storia di poeta perseguitato dal suo implacabile avversario, la possibilità di diventare sia un simbolo di libertà che una leggenda letteraria.

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PROSSIMA PROIEZIONE MARTEDI 4 APRILE - ORE 21:30

LA PROIEZIONE IN CALENDARIO DI "SILENCE" VIENE MANTENUTA GLI ABBONATI SONO PREGATI DI CONSERVARE ALMENO 1 BIGLIETTO DI INGRESSO DELLA FASE II per accedere liberamente alla proiezione dell'11 APRILE che sostituisce quella annullata di LA VERITA' STA IN CIELO.

SILENCE

(SILENCE - USA, 2017)

Regia: Martin SCORSESE

 

DATA USCITA: 12 gennaio 2017

GENERE: DrammaticoStorico

ATTORI: Adam DriverAndrew GarfieldLiam NeesonCiarán HindsIssey OgataTadanobu AsanoShinya TsukamotoRyô Kase

SCENEGGIATURA: Jay Cocks

FOTOGRAFIA: Rodrigo Prieto

MONTAGGIO: Thelma Schoonmaker

MUSICHE: Howard Shore

PRODUZIONE: Cappa Defina Productions, CatchPlay, Cecchi Gori Pictures, Fábrica de CineSharp, Sword Films, Sikelia Productions.

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

DURATA: 161 Min

Trascurato dall’Academy ottiene una sola candidatura agli Oscar per la miglior fotografia. Uscito da poco ha già collezionato nel mondo 5 premi internazionali su 25 candidature.

Silence, l'atteso film sulla fede e la religione del regista premio Oscar Martin Scorsese, racconta la storia di due missionari portoghesi che nel XVII secolo intraprendono un lungo viaggio irto di pericoli per raggiungere il Giappone, alla ricerca del loro mentore scomparso, padre Christovao Ferreira, e per diffondere il cristianesimo. Scorsese dirige Silence da una sceneggiatura scritta da lui stesso con Jay Cocks. Il film, basato sul romanzo di Shusaku Endo del 1966, esamina il problema spirituale e religioso del silenzio di Dio di fronte alle sofferenze umane.

 

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PREZZI DI INGRESSO:

  1. FILM NORMALI IN 2D - INTERO € 7,00 - RIDOTTO € 5,00 - LUNEDI SERATA PROMOZIONALE A PREZZO RIDOTTO PER TUTTI € 5,00
  2. FILM IN 3D - INTERO € 10,00 - RIDOTTI € 8,00 -  LUNEDI SERATA PROMOZIONALE A PREZZO RIDOTTO PER TUTTI € 8,00. NB. Il prezzo del biglietto 3D comprende l'uso gratuito degli speciali occhialini Dolby 3D con lenti in cristallo polarizzate
  3. RASSEGNA DUE CITTA' AL CINEMA - Ingressi a € 5,00 per tutti i non abbonati
  • Il ridotto JUNIOR viene rilasciato ai ragazzi fino a 11 anni. Il ridotto SENIOR viene rilasciato oltre i 65 anni di età.
  • Le riduzioni AGIS-AIACE-STUDENTI vengono riconosciute nei giorni feriali escluso sabato e prefestivi


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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NERUDA - per approfondire:

Larrain trova l'equilibrio perfetto tra narrazione allegorica ed esigenza di verità sugli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia cilena.

Un film di Pablo Larrain con Gael García Bernal, Alfredo Castro, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Pablo Derqui, Mercedes Morán, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic. Genere Biografico durata 107 minuti. Produzione Argentina, Cile, Spagna, Francia 2016. Uscita nelle sale: 13 ottobre 2016

Pablo Neruda è interpretato da Luis Gnecco, mentre Gael Garcia Bernal è Oscar Peluchonneau.

Recensione di Emanuele Sacchi www.mymovies.it

Cile, 1948. Il governo di Gabriel Gonzalez Videla, eletto grazie ai voti della sinistra, sceglie di abbracciare la politica statunitense e di condannare il comunismo alla clandestinità. Pablo Neruda, poeta, senatore e massima personalità artistica del Paese, avversa decisamente questa decisione, fino a diventare il ricercato numero 1. In accordo con il partito comunista, Neruda sceglie l'esilio anziché il carcere, ma per riuscire a fuggire deve fare i conti con Oscar Peluchonneau, l'ispettore di polizia che Videla sguinzaglia contro di lui.Ogni possibile timore sull'approccio di Pablo Larrain alla materia scottante che riguarda il suo celebre omonimo, il poeta e "Senatore" Neruda, risulta totalmente privo di fondamento. Il crudo e nozionistico realismo del biopic è un approccio che non viene mai preso in considerazione, a dispetto del laconico titolo che si limita al cognome del protagonista. La prima e folgorante sequenza è già indicativa. Con un interessante gioco di angolazioni dell'inquadratura e di sfruttamento degli spazi del profilmico il regista illustra la capacità oratoria di Neruda e il misto di invidia e risentimento verso di lui che monta presso i suoi nemici. Anima e voce dello spirito identitario cileno, Pablo Neruda è come se accompagnasse con la sua poesia di ribellione e di intenso amore per la vita le vicende tragiche - future per lui ma passate per Larrain e chi guarda il film – di un popolo glorioso e insieme macchiato dall'infamia. Molto della grandezza di Neruda risiede nella consapevolezza della riflessione ex post e nell'interazione che avviene con questa. Ripensando la filmografia del regista cileno, Neruda diviene spirito guida della precedente trilogia: il migliore rappresentante di quel peculiare modo di intendere la vita che è proprio della gente andina. E anche su questa sua natura di privilegiato, di primus inter pares anche tra i rivoluzionari, la scintillante sceneggiatura di Guillermo Calderón scaglia dardi avvelenati, pregni del senso di amarezza (anche qui ex post) che vive chi ha inseguito il sogno di un mondo migliore e ha assistito alle macerie del pallido surrogato di quel sogno. Nessuno o quasi nella sinistra si interrogava nel 1948 sulla veridicità del verbo staliniano. Nessuno può fare a meno di farlo nel 2016.Perché prima ancora che artista Neruda è comunista, in linea con la dottrina marxista del primato della politica. E Calderón tende a non farlo mai dimenticare, riempiendo lo script di innumerevoli citazioni del vocabolo "comunista", quasi a ribadire come il pronunciarlo sia divenuto quasi una bestemmia, a seguito dell'americanizzazione del linguaggio universale che ha contraddistinto gli ultimi decenni. Larrain si conferma cantore ineguagliabile della storia del suo Paese e delle sue molteplici contraddizioni, capace in ogni occasione di adottare un registro differente (cruda provocazione in 'Tony Manero', l'astrazione del marketing dalla tragedia in 'No - I giorni dell'arcobaleno'). Per Neruda sceglie l'estetica del cinema noir classico americano - fino a ricorrere alla rear projection nelle sequenze in automobile – e la cala in un contesto quasi onirico, leggero e veloce come i versi del poeta, magari pronunciati in un bordello di quart'ordine tra fiumi di alcol. I movimenti di macchina sono talora bruschi e talora fluidi, provano a replicare il saliscendi di emozioni dei personaggi. Senza mai aderire, come in un biopic prevedibile, alla soggettiva dell'uno o dell'altro protagonista. La prospettiva è sempre originale, asimmetrica, spesso inverosimile. E il crescendo conduce progressivamente verso un confronto tra due uomini che si temono e si rispettano, benché sia chiaro fin dall'inizio come uno dei due sia subalterno rispetto all'altro. L'ispettore inventato (da Larrain? Da Neruda? E da quale Neruda?) come nemesi ideale del poeta, con quel baffo a metà tra Clouseau e un flic melvilliano interpretato da Alain Delon, è personaggio fittizio in ogni suo aspetto, lo scarto definitivo da ogni residuo di realismo. Su di lui si abbatte una sindrome da Pat Garrett, una fascinazione insopprimibile per la figura di Pablo Neruda. Un'ossessione per la sua cattura che, più che altro, è dimostrazione a se stesso di volerlo e poterlo catturare e di essere all'altezza del suo rispetto, come uomo e come artista (mancato). Una interessante figura ai margini della storia, un rosentcranz+guildenstern stoppardiano che rifiuta l'uscita di scena, specie come personaggio secondario. E che condisce di lieve ironia un epilogo sensazionale, visivamente - straordinario il lavoro del direttore della fotografia Sergio Armstrong - e narrativamente. Larrain con Neruda trova l'equilibrio perfetto tra esigenza di verità sugli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia cilena e narrazione allegorica. Realismo nei fatti, onirismo nella forma, in un mirabile e perfettamente bilanciato connubio.

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LE ULTIME COSE: per approfondire

Con grande economia di mezzi e di immagini, Irene Dionisio confeziona un film neo-neorealista che racconta la struttura a matrioska della nuova povertà.

Un film di Irene Dionisio con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo, Nicole De Leo, Maria Eugenia D'Aquino, Margherita Coldesina, Matteo Polidoro. Genere Drammatico durata 85 minuti. Produzione Italia, Francia, Svizzera 2016. Uscita nelle sale: 29 settembre 2016

Tre semplici storie si intrecciano ai giorni nostri al Banco dei Pegni di Torino, sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto.

Recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.'Le ultime cose', lungometraggio di esordio di Irene Dionisio, è un excursus nei gironi infernali del debito ingenerato da anni di crisi economica, e un viaggio lungo quella spirale al ribasso che si sta mangiando la dignità di molti italiani.Con grande economia di mezzi e di immagini, Dionisio racconta la struttura a matrioska della nuova povertà e il sistema di scatole cinesi in cui la maggior parte di noi oggi è rinchiusa, spesso contestualmente vittima e carnefice. Un sistema che la regista riproduce visivamente con inquadrature a cornici concentriche e una scenografia (di Giorgio Barullo) che alterna luoghi asettici e senz'anima a squallidi locali di contrattazione, entrambi immersi in una luce livida che ne accentua il look da obitorio. E le musiche (di Matteo Marini, Gabriele Concas e Peter Anthony Truffa, alias Sweet Life Factory) sottolineano senza invadere la scena la progressione funerea della storia. Ai pochi facoltosi che affollano le aste, intenzionati ad aumentare il divario economico fra se stessi e il resto della società, corrispondono i molti costretti a vendere le proprie "ultime cose", vestigia di un benessere scomparso e di un'identità sociale tramontata.

Una sfilata di morituri in procinto di impegnare il proprio corpo, o anche "solo" la propria anima, non più in grado di attribuire valore alla propria esistenza nella costante percezione di non "dover essere qui", e vulnerabili alla ferita letale dell'umiliazione. Una vetrina di beni non riscattabili, come l'onore, o il rispetto di sé, in un universo grottesco dove il confine fra debito e usura è sempre più labile, sempre più esempio di quell'economia di scala di cui banche, monti dei pegni e strozzini sono i gradini in discesa. Sergio, il burocrate 50enne (interpretato da Roberto De Francesco con lo sguardo gelido del coccodrillo predatore), e la solerte e soave dirigente del banco dei pegni, agghiacciante nella sua serena efficienza impiegatizia, rappresentano quella parte d'Italia che ha saputo (e voluto) trarre profitto dal tracollo economico dei più. Stefano, Sandra, Michele invece sono la moltitudine di giovani, vecchi e donne sole (spesso con figli a carico) sacrificati ad una recessione che ha assunto proporzioni postbelliche.

È dunque un neo-neorealismo quello di Irene Dionisio, che porta dentro l'eredità dei De Sica e dei Rossellini, ma anche il passaggio che il neorealismo italiano ha compiuto attraverso   cinematografie più recenti come quella rumena: a riprova che il racconto di ordinari squallori e di odissee burocratiche che sembrava non riguardarci oggi ci appartiene, cinematograficamente come esistenzialmente. Dionisio ne racconta il quieto strazio con pudore e ciglio asciutto, circoscrivendone nitidamente gli spazi, affrontando tematiche scomode senza concessioni al gusto del pubblico, talvolta attraverso lo sguardo asettico di quelle videocamere che raccolgono acriticamente i passaggi della nostra esistenza quotidiana e se ne interessano solo se testimoniano un crimine compiuto, mai un crimine subìto. La sua regia limpida è una prova di coraggio, va dritta al cuore del problema e di quel pubblico che la saprà seguire, come merita.

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AGNUS DEI: per approfondire

Grazie a tre interpreti femminili d'eccezione e ad un buon equilibrio generale, Anne Fontaine trasforma una storia di barbarie in un racconto di superamento del male.

Un film di Anne Fontaine con Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, oanna Kulig, Eliza Rycembel, Katarzyna Dabrowska, Anna Próchniak, Helena Sujecka, Mira Maluszinska. Genere Drammatico durata 115 minuti. Produzione Francia, Polonia 2016. Uscita nelle sale: 24 novembre 2016.

Dopo 'Gemma Bovery' la regista francese Anne Fontaine racconta le drammatiche scelte delle suore di un convento in Polonia nel 1945.

Recensione di Marianna Cappi - www.mymovies.it

Polonia, anno 1945. Mathilde Beaulieu è una giovane dottoressa francese della Croce Rossa. Quando una suora polacca, cerca il suo aiuto, Mathilde la segue nel convento di benedettine, dove scopre che molte di loro, violentate dai soldati russi nel corso di una violenta irruzione, sono rimaste incinte e sono sul punto di partorire. Tenuta al segreto professionale, cui si aggiunge quello imposto dalla madre superiora e dalla situazione, Mathilde fa visita al convento di notte, esponendosi a non pochi rischi, e supera gradualmente la paura e la diffidenza delle monache, arrivando a stabilire con una di loro, Suor Maria, uno scambio profondo. Anne Fontaine, che da sempre racconta storie di donne, supera questa volta la dimensione individuale per approcciare quella collettiva, non solo perché s'immerge nella vita di comunità del monastero, con la sua drammaturgia di caratteri differenti, differenti motivazioni, paure e gerarchie, ma perché, sollevando il velo su una prassi di guerra tanto atroce quanto purtroppo comune, parla di ciò che non può essere ignorato da nessuno, nemmeno nel nome del pudore o della presunta protezione (ed è questo concetto ad essere tradotto, nel film, nella vicenda tragica della madre superiora).

Lo stile di regia sembra tener presente un'ampia destinazione del messaggio: la storia forte non si traduce mai in immagini forti, la vita della protagonista fuori dalle mura del convento è romanzata a fini narrativi (con qualche forzatura, va detto) e il film si chiude su una nota forse eccessivamente ottimista. Ma è una scelta di tono dalle motivazioni autoedividenti, e forse l'unica possibile per un film di questo tipo, che è anche e soprattutto un racconto di resistenza e di superamento (o elaborazione) del male.

Fontaine impiega nel migliore dei modi gli strumenti a disposizione, a partire dalle interpreti - Lou de Laage, ma soprattutto Agata Buzek (Maria) e Agata Kulesza (la madre superiora) -, e poi la luce, e il dialogo: tutto è mantenuto con saldezza entro limiti ben posizionati ed efficaci, sebbene più dal punto di vista narrativo che da quello prettamente filmico. Ispirato al diario del medico francese di stanza in Polonia Madeleine Pauliac, 'Agnus Dei' (titolo italiano che riprende nel significato l'originale 'Les Innocentes') trasforma la scrittura scarna e cronachistica degli appunti privati in un racconto vivo e pulsante, che trae una sorta di universalità e anche di contemporaneità dal fatto di essere ambientato in un mondo, quello del convento, dove il tempo ha un altro passo, più lento, quasi immobile. È dunque la Polonia del 1945, ma potrebbe essere la Bosnia del 1993 o l'Africa di oggi.

Divise tra l'essere donne per natura e spose di Cristo per scelta, grazie alla mediazione della discreta Mathilde, le suore del convento trovano, col tempo, nella maternità, un'identità e una vocazione che può placare il dissidio. Parallelamente, nella collaborazione tra la religiosa Maria e l'atea Mathilde che porta alla soluzione finale, si compie una delle linee più riuscite del film, quella che va oltre lo scandalo e la denuncia e parla il linguaggio della relazione.

Prossimamente
IN PROGRAMMAZIONE: LA BELLA E LA BESTIA uno dei film più attesi della stagione!

 

Locandina del film La Bella e la Bestia



 

 

Rassegna Due Città al Cinema
da MARTEDI 7 FEBBRAIO LA SECONDA FASE DELLA XXXV EDIZIONE

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXV EDIZIONE 2016-2017

 II FASE FEBBRAIO – APRILE 2017

 

Martedi 7 febbraio

FAI BEI SOGNI

(Italia/Francia, 2016)

Regia: Marco BELLOCCHIO

DATA USCITA: 10 novembre 2016 GENERE: Commedia, Drammatico DURATA: 134 Min

ATTORI: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero , Arianna Scommegna, Bruno Torrisi, Manuela Mandracchia, Giulio Brogi, Emmanuelle Devos, Roberto Di Francesco, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka

Presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione “Quinzaine des realisateurs”

Martedi 14 febbraio

LA VERITA’ STA IN CIELO

(Italia, 2016)

Regia: Roberto FAENZA

DATA USCITA: 06 ottobre 2016 GENERE: Drammatico DURATA: 94 Min

ATTORI: Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Luciano Roffi, Tommaso Lazotti, Alessandro Bertolucci, Giacomo Gonnella, Alberto Cracco

 

Martedi 21 febbraio

LION – LA STRADA VERSO CASA

(LION - Australia/Gran Bretagna/USA, 2016)

Regia: Garth DAVIS

DATA USCITA: 22 dicembre 2016 GENERE: Drammatico DURATA: 120 Min

ATTORI: Nicole Kidman, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, Eamon Farren, Tannishtha Chatterjee

Apprezzato dalla critica Lion ha già vinto 23 premi internazionali su ben 71 candidature. Dopo 5 candidature ai Bafta e 3 ai Golden Globe, ottiene dall’Academy 6 candidature all’Oscar 2017, fra cui spiccano quelle per il miglior film, il miglior attore e la migliore attrice non protagonista!

Martedi 28 febbraio

UN PADRE, UNA FIGLIA

(BACALAUREAT - Romania/Francia/Belgio, 2016)

Regia: Cristian MUNGIU

DATA USCITA: 30 agosto 2016 GENERE: Commedia, Drammatico DURATA: 128 Min

ATTORI: Adrian Titieni, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Vlad Ivanov

Presentato a Cannes 2016. Vince la Palma d’Oro per la migliore regia.

Martedi 7 marzo

IL CLIENTE

(FORUSHANDE - Iran/Francia, 2017)

Regia: Asghar FARHADI

DATA USCITA: 05 gennaio 2017 GENERE: Drammatico DURATA: 125 Min

ATTORI: Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti

Presentato a Cannes 2016 il film è nominato alla Palma d’Oro, al premio per la migliore sceneggiatura e per la migliore interpretazione maschile. Nel 2017 ottiene la nomination all’Oscar ed entra in lizza per la statuetta al miglior film in lingua straniera, dopo aver ottenuto anche la nomination ai Golden Globe.

Martedi 14 marzo

AGNUS DEI

(LES INNOCENTES - Polonia/Francia, 2016)

Regia: Anne FONTAINE

DATA USCITA: 17 novembre 2016 GENERE: Drammatico DURATA: 115 Min

ATTORI: Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, Joanna Kulig

Presentato con successo al Sundance Festival. Ai César francesi concorrerà per il miglior film, la miglior regia, oltre a sceneggiatura e fotografia!

Martedi 21 marzo – SERATA CON L’AUTORE

Irene Dionisio presenta la sua opera prima, girata a Torino

LE ULTIME COSE

(Italia/Svizzera/Francia, 2016)

Regia: Irene DIONISIO

Ore 21:15 – Presentazione del film con Irene Dionisio, regista del film, presente in sala

DATA USCITA: 29 settembre 2016 GENERE: Commedia, Drammatico DURATA: 89 Min

ATTORI: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo

Presentato a Venezia 2016 nella sezione “31a Settimana Internazionale della Critica”

Martedi 28 marzo

NERUDA

(NERUDA - Argentina/Cile/Spagna/Francia, 2016)

Regia: Pablo LARRAIN

DATA USCITA: 13 ottobre 2016 GENERE: Biografico, Drammatico DURATA: 107 Min

ATTORI: Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Pablo Derqui, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Emilio Gutiérrez Caba, Alejandro Goic, Marcelo Alonso, Hector Noguera

Presentato a Cannes 2016 nella “Quinzaine”. Nominato al Golden Globe 2016 per il miglior film straniero.

Martedi 4 aprile

SILENCE

(SILENCE - USA, 2017)

Regia: Martin SCORSESE

DATA USCITA: 12 gennaio 2017 GENERE: Drammatico, Storico DURATA: 161 Min

ATTORI: Adam Driver, Andrew Garfield, Liam Neeson, Ciarán Hinds, Issey Ogata, Tadanobu Asano, Shinya Tsukamoto, Ryô Kase

Trascurato dall’Academy ottiene una sola candidatura agli Oscar per la miglior fotografia. Uscito da poco ha già collezionato nel mondo 5 premi internazionali su 25 candidature.

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INFORMAZIONI: Cinema Margherita 0124.657523 - Biblioteca Civica di Cuorgnè 0124.655252 - Biblioteca Comunale di Rivarolo 0124.26377

INTERNET: www.cinemamargherita.net E-MAIL: info@cinemamargherita.net

PROIEZIONI: il MARTEDI presso il Cinema Margherita di CUORGNE’- ore 21:30

ABBONAMENTI: 9 film in prevendita a € 20,00 - INGRESSI: € 5,00



 

CITTÀ’ DI RIVAROLO                                      CITTÀ’ DI CUORGNE’

 

DUE CITTÀ’ AL CINEMA

XXXV EDIZIONE 2016-2017

 II FASE FEBBRAIO – APRILE 2017

 

Martedi 7 febbraio

AI BEI SOGNI

(Italia/Francia, 2016)

Regia: Marco BELLOCCHIO

 

DATA USCITA: 10 novembre 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero , Arianna Scommegna, Bruno Torrisi, Manuela Mandracchia, Giulio Brogi, Emmanuelle Devos, Roberto Di Francesco, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka

FOTOGRAFIA: Daniele Ciprì

MONTAGGIO: Francesca Calvelli

MUSICHE: Carlo Crivelli

PRODUZIONE: IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

DURATA: 134 Min

Presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione “Quinzaine des realisateurs”

E' la storia di una difficile ricerca della verità e allo stesso tempo la paura di scoprirla. La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo, nove anni appena, trova suo padre nel corridoio sorretto da due uomini: sua madre è morta. Massimo cresce e diventa un giornalista. Dopo il rientro dalla Guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, incontra Elisa. La vicinanza di Elisa aiuterà Massimo ad affrontare la verità sulla sua infanzia ed il suo passato.

FAI BEI SOGNI: per approfondire

Marco Bellocchio traspone il bestseller di Gramellini e accetta con umiltà il ruolo di narratore accessibile a grandi e piccini.

Un film di Marco Bellocchio con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Linda Messerklinger, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero, Miriam Leone. Genere Drammatico durata 134 minuti. Produzione Italia, Francia 2016. Uscita nelle sale: 10 novembre 2016

Dopo aver attraversato un'infanzia difficile, il giornalista Massimo continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa.

 

Recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

A nove anni Massimo perde la mamma per un infarto improvviso - o almeno così gli dicono i parenti, riluttanti a renderlo partecipe della morte della donna. Dopo un'infanzia solitaria e un'adolescenza difficile Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero circa la sua improvvisa dipartita. Solo alla fine scoprirà come sono andate esattamente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce. Marco Bellocchio si cimenta con uno dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni, il romanzo autobiografico "Fai bei sogni" scritto da Massimo Gramellini, giornalista de La Stampa.

Come molto del cinema di Bellocchio, 'Fai bei sogni' narra la storia di un'assenza: un sorriso negato, una porta chiusa con tanto di catenaccio, la rinuncia alla cura da parte di chi vi è preposto, la nostalgia bruciante di quella accoglienza assoluta e inesauribile che una madre dovrebbe (poter) dare ad un figlio amato.'Fai bei sogni', il libro come il film, è imbevuto di un rimpianto inconsolabile, e se il romanzo di Gramellini era strutturato come una sorta di detective story, il film di Bellocchio è un horror in cui Nosferatu e Belfagor sono i migliori alleati del piccolo Massimo, mentre i nemici indossano una maschera sociale spaventosa per non dover dire la verità ad un bambino: in assoluto, l'atto di coraggio più grande. L'atto di coraggio principale di Bellocchio è invece quello di prendere il testo di Gramellini, sceneggiato dal regista insieme ad Edoardo Albinati e Valia Santella, nella sua accezione (e il suo valore) di narrazione popolare equivalente a quella delle canzonette che da sempre catturano l'essenza dell'Italietta, più dei saggi di antropologia culturale. Bellocchio, capace di vertiginose astrazioni e di altissimi afflati filosofici, racconta la storia di un salto nel vuoto attraverso i tuffi di Cagnotto e la caduta dell'aereo del Grande Torino sopra la collina di Superga, non mettendosi mai al di sopra di quelle "ovvietà che sconvolgono" e che sono la forza primordiale del romanzo di Gramellini perché parlano a tutti accantonando il comune senso del pudore (ma anche la spocchia da intellettuale) come si fa quando ci si scioglie nel ballo, rendendosi ridicoli e irresistibili nello stesso magico e imbarazzante istante. Le raffinate musiche di Carlo Crivelli sottolineano invece la presenza costante di un battito nascosto che viaggia in direzione contraria rispetto alla melodia di facciata, irrazionale e ingestibile come un attacco di panico, rivelatore di una verità che nessuna glassa superficiale può tenere nascosta.Il contesto è quello della Torino dei tardi anni '60 e poi di fine anni '90, ugualmente caratterizzate da quella "falsa cortesia" e quell'abitudine a "negare, negare tutto" che sono imposizioni sociali ma anche scelte di vita. Un'Italia perbenista e perbene in cui circolano i finanzieri senza scrupoli dalla straniante enunciazione bellocchiana (attraverso la magnifica voce impostata di Fabrizio Gifuni), o i preti che insegnano astronomia riconducendo i loro alunni più inquisitivi al mistero della Fede. Sono loro le uniche eccezioni metaforiche ad una galleria di personaggi più quotidiani e reali di quelli cui Bellocchio ci ha abituato, senza sottotesti metafisici ma con segreti da nascondere prima di tutto a se stessi. In questa favola nera dove non si sa dove siano finiti i bambini e dove nascondino diventa (come in fondo è sempre stato) un gioco crudele di sottrazione dell'affidabile e del certo, in questo non luogo dove tutti sono orfani e Pollicino non trova più la strada nemmeno se rimane inchiodato al lettino di casa, si diventa grandi "nonostante" le assenze e le disillusioni. Bellocchio accetta con umiltà il suo ruolo di narratore accessibile a grandi e piccini, correndo il rischio di incontrare quel seguito popolare che tormenta Gramellini da quando ha messo da parte la vergogna per permettere a milioni di lettori di fargli tana.

 

Martedi 14 febbraio

 LA VERITA’ STA IN CIELO

(Italia, 2016)

Regia: Roberto FAENZA

 

DATA USCITA: 06 ottobre 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Luciano Roffi, Tommaso Lazotti, Alessandro Bertolucci, Giacomo Gonnella, Alberto Cracco

SCENEGGIATURA: Roberto Faenza

FOTOGRAFIA: Maurizio Calvesi

MONTAGGIO: Massimo Fiocchi

MUSICHE: Teho Teardo

PRODUZIONE: Jean Vigo Italia con Rai Cinema, prodotto da Elda Ferri

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

DURATA: 94 Min

Il 22 giugno 1983 una ragazza di 15 anni, Emanuela Orlandi, sparisce dal centro di Roma e non farà più ritorno. E' figlia di un commesso pontificio e ben presto si capisce che la sparizione coinvolge diversi poteri forti, dal Vaticano alla Banda della Magliana fino a Mafia Capitale. La sua scomparsa è l'occasione per raccontare la piramide omertosa che da quel momento metterà in ginocchio la capitale. Una vicenda con scabrose ramificazioni ancora attuali in un tessuto tipicamente italiano che coinvolge politica, criminalità organizzata e una parte della Chiesa. E' da 30 anni che questa storia attende di essere raccontata.

 

LA VERITA’ STA IN CIELO: per approfondire

Una ricostruzione minuziosa e dettagliata degli eventi, possibile grazie ad un encomiabile lavoro di ricerca e all'utilizzo di materiali d'archivio.

Un film di Roberto Faenza con Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Tommaso Lazotti, Luciano Roffi, Anthony Souter, Elettra Orlandi, Alessandro Bertolucci. Genere Drammatico durata 94 minuti. Produzione Italia 2016. Uscita nelle sale: 6 ottobre 2016

Emanuela Orlandi scompare il 22 giugno 1983 a Roma ma nessuno riesce a dare una risposta alle domande dei familiari che la cercano ininterrottamente.

 

Recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

22 giugno 1983. Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un messo pontificio, scompare dando inizio a un'indagine che durerà per decenni. Con l'avvento di Mafia Capitale una giornalista di origine italiana si mette sulle sue tracce, contattando la collega che ha raccolto la testimonianza di Sabrina Minardi, ex amante di Enrico "Renatino" De Pedis, secondo la Minardi direttamente coinvolto nella scomparsa della Orlandi. Ma dove si nasconde la verità?

Roberto Faenza mette insieme una ricostruzione minuziosa e dettagliata degli eventi, possibile grazie ad un encomiabile lavoro di ricerca e all'utilizzo di materiali d'archivio che riportano alla memoria momenti cruciali della storia nazionale e i complessi rapporti con il Vaticano. Ma al di là delle evidenti buone intenzioni del regista, anche autore del soggetto insieme a Pier Giuseppe Murgia e Raffaella Notariale (interpretata nel film da Valentina Lodovini), 'La verità sta in cielo' ha l'effetto di uno tsunami di informazioni che travolge lo spettatore senza offrirgli una chiave di lettura utile a ritornare a galla. La lezione di Leonardo Sciascia, forse il più abile testimone delle pieghe oscure del carattere italiano, è quella che ogni storia, anche la più complicata, può diventare semplice se si è in grado di evidenziare le dinamiche che, in filigrana, sottendono la vicenda, e la logica (anche perversa) che guida le azioni di pochi ai danni di molti. Sempre Sciascia, ma anche pochi illuminati autori cinematografici come Elio Petri e Marco Bellocchio, sono stati in grado di fare leva su quella valenza metafisica della politica italiana così universalmente riconoscibile che avrebbe potuto elevare anche 'La verità sta in cielo'.La compilazione e l'impilamento delle notizie che la cronaca ci ha via via raccontato non equivalgono invece ad una rilettura artistica di ciò che è accaduto, a maggior ragione quando la narrazione è appesantita da dialoghi letterari che sottolineano in maniera didascalica il significato di ciascuna conversazione senza restituirne il senso profondo.

Gli attori si sforzano di iniettare un po' di spontaneità in questi scambi di informazioni innaturali senza riuscire a ribellarsi ad uno schema narrativo che finisce per occultare la verità dietro un eccesso di retorica. Un film che ha l'ambizione (nobile e giusta) di raccontare una pagina oscura della storia d'Italia non può fare l'effetto finale di una schermata di Wikipedia. Faenza intuisce ciò che 'La verità sta in cielo' avrebbe potuto essere nei brevi istanti in cui fa coesistere passato e presente, percependo come la rottura della sequenza cronologica degli eventi apra spazio a quella sovrapposizione di personaggi e accadimenti che rivela la Storia come reiterazione di archetipi e compresenza di fantasmi, quelli dei molti morti che chiedono ancora oggi giustizia in questa Italia "Paese di molti misteri, ma di nessun segreto". Il regista avrebbe potuto rendere quei corpi che scompaiono e ricompaiono, quei cadaveri trafugati o seppelliti nel cemento, metaforici dell'eterno ritorno di certe pulsioni umane e certi meccanismi della storia, e invece sembra avvalersene soprattutto per coltivare quell'estetica pulp che ha fatto la fortuna di ''Romanzo criminale'' e ''Suburra'' (per non scomodare Scorsese e Tarantino). Le continue frecciate al modo italiano di fare (o non fare) le cose in realtà non illuminano mai le motivazioni dietro a comportamenti che, pur aberranti, hanno una loro spiegazione. Shakespeare e Machiavelli, entrambi citati nel film, sapevano raccontare i giochi di potere soprattutto nella loro valenza simbolica, perché sapevano tagliare attraverso il materiale a loro disposizione per arrivare all'essenza del "raggionamento".

 

Martedi 21 febbraio

 

ION – LA STRADA VERSO CASA

(LION - Australia/Gran Bretagna/USA, 2016)

Regia: Garth DAVIS

 

DATA USCITA: 22 dicembre 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Nicole Kidman, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, Eamon Farren, Tannishtha Chatterjee

SCENEGGIATURA: Luke Davies

FOTOGRAFIA: Greig Fraser

MONTAGGIO: Alexandre de Franceschi

PRODUZIONE: See-Saw Films, Aquarius Films, Screen Australia

DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures

DURATA: 120 Min

Apprezzato dalla critica Lion ha già vinto 23 premi internazionali su ben 71 candidature. Dopo 5 candidature ai Bafta e 3 ai Golden Globe, ottiene dall’Academy 6 candidature all’Oscar 2017, fra cui spiccano quelle per il miglior film, il miglior attore e la migliore attrice non protagonista!

Il film racconta l'incredibile storia vera di Saroo, un bambino di Madras in India che a 5 anni finisce sul treno sbagliato e si perde a Calcutta. Viene ritrovato dalle autorità ma non riesce a spiegare il suo luogo di provenienza, ha soltanto in mente l'immagine della stazione dalla quale era partito. Viene quindi adottato da una coppia australiana. Molti anni dopo, ormai adulto, decide utilizzando Google Earth, di analizzare una per una tutte le stazioni ferroviarie dell'India finché non riesce a trovare quella giusta...

LION – LA STRADA VERSO CASA: per approfondire

Garth Davis riesce ad evitare le trappole presenti nel soggetto, puntando su un elegante realismo.

Un film di Garth Davis con Rooney Mara, Nicole Kidman, Dev Patel, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, Benjamin Rigby, Eamon Farren, Pallavi Sharda, Menik Gooneratne, Tannishtha Chatterjee. Genere Drammatico durata 129 minuti. Produzione USA, Australia, Gran Bretagna 2016. Uscita nelle sale: giovedì 22 dicembre 2016

Un bambino viene lasciato solo a Calcutta ma trova la felicità da una famiglia che lo adotta. Diventato adulto deciderà di ritrovare la sua vecchia famiglia.

Recensione di Marianna Cappi - www.mymovies.it

Nel 1986, il piccolo Saroo di cinque anni, decide, una notte, di seguire il fratello più grande non lontano da casa, nel distretto indiano di Khandwa, per trasportare delle balle di fieno. Non resiste, però, al sonno e si risveglia solo e spaventato. Sale in cerca del fratello su un treno fermo, che parte, però, prima che lui riesca a scendere e percorre così 1600 chilometri, ritrovandosi a  Calcutta, senza nessuna conoscenza de bengalese e nessun modo per poter spiegare da dove viene.

Dopo una serie di peripezie, finisce in un orfanotrofio e viene adottato da una coppia australiana. Venticinque anni dopo, con l'aiuto di Google Earth e dei suoi ricordi d'infanzia, si mette alla ricerca della sua famiglia. Sulla carta, una storia del genere pareva presentarsi da sola, restava da decidere se aver voglia o meno di piangere tutte le proprie lacrime per una versione ancora più incredibile, per quanto vera, e magari narrativamente più piatta, di 'The Millionaire'. I meno scettici si potevano aggrappare al nome del regista, Garth Davis, artefice della maggior parte dei bellissimi episodi di 'Top of the lake', per sperare in qualche sorpresa. Per una volta, invece, c'è di più. Tutta la prima parte, che vede protagonista il piccolo Sunny Pawar, ha un che di magnetico. Si resta incollati alla forza d'animo del bambino, al suo sguardo attento, al suo cuore gonfio, mentre viene catapultato suo malgrado dal nulla della casa d'origine alla vastità della megalopoli e della sua disumanità.

Davis racconta bene come lo sguardo di Saroo si aggrappa a quello degli altri bambini, in cerca di una fratellanza, sullo sfondo di un mondo adulto ambiguo se non meschino. 'Lion' è perciò un oggetto particolare, un film "da Oscar" che dei film "da Oscar" evita più o meno tutti i soliti difetti. Un grande narrazione a lieto fine, sì, ma nel quale il risarcimento emotivo non è completo e lascia dietro di sé e nello spettatore degli strascichi forse non contemplati; un film in cui le immancabili "rimonte" di sceneggiatura, tipiche del genere, sono gestite con eleganza non comune, senza che quasi che ne accorgiamo, e così il destino di Saroo è raccontato come una storia nella storia, quella di un cucchiaio immaginario che diventa un reale e anglofono "spoon" e del quale si deve liberare, tornando ad usare il naan, il pane indiano, come un cucchiaio, per poter tornare a toccare il proprio sé. L'India stessa, infine, non è quella povera ma colorata e pop di Danny Boyle, è più vera o per lo meno credibile: c'è infatti una ricerca di verosimiglianza, che si trova anche nell'estremo avvicinamento della coppia Nicole Kidman - David Whenam alla coppia vera della storia vera che ha ispirato il film, che non è francamente richiesta ad un prodotto di questo tipo, però fa la differenza. Nella seconda parte, il discorso cambia: l'ellissi è molto, forse troppo, ampia, e affidare il riemergere del passato di Saroo ad un jalebi, come ad una madeleine proustiana, vuol dire tirare un po' la corda.

Subentrano nuove tematiche, legate alla nuova famiglia, al destino della madre e alla figura di Mantosh, il fratello "diverso", l'altra faccia della favola dell'adozione. Troppo materiale, forse; che sarebbe stato perfetto per lo spazio concesso ai personaggi tipico della nuova serialità, meno, invece, per un pezzo di film che comincia e finisce altrove. Eppure, la seconda parte è importante, è il vero viaggio del film, sviluppato con qualche insistenza di troppo (il "ritorno" ad una condizione trasandata e disperata del personaggio di Dev Patel non era affatto necessario), ma sempre al riparo dal pericolo, pur presente, di grossolani scivoloni nel mélo.

 

Martedi 28 febbraio

 UN PADRE, UNA FIGLIA

(BACALAUREAT - Romania/Francia/Belgio, 2016)

Regia: Cristian MUNGIU

 

DATA USCITA: 30 agosto 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Adrian Titieni, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Vlad Ivanov

SCENEGGIATURA: Cristian Mungiu

MONTAGGIO: Mircea Olteanu

PRODUZIONE: Les Films du Fleuve, Mobra Films, Romanian Film Board (C.N.C.)

DISTRIBUZIONE: Bim Distribuzione

DURATA: 128 Min

Presentato a Cannes 2016. Vince la Palma d’Oro per la migliore regia.

Romeo Aldea, un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza con l'idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare e a vivere all'estero. Il suo progetto sta per giungere a compimento: Eliza ha ottenuto una borsa di studio per studiare psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di diploma degli studi superiori, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno precedente la prima prova scritta degli esami, Eliza subisce un'aggressione che mette a repentaglio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l'applicazione di quei principi che in quanto padre ha impartito a sua figlia.

UN PADRE, UNA FIGLIA: per approfondire

Mungiu torna a interrogarsi sulle conseguenze di una scelta in un'opera che guarda alla paternità e alle seconde chances.

Un film di Cristian Mungiu con Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Gheorghe Ifrim, Emanuel Parvu, Valeriu Andriuta, Claudia Susanu, Adrian Vancica, Liliana Mocanu. Genere Drammatico durata 128 minuti. Produzione Romania, Francia, Belgio 2016. Uscita nelle sale: 30 agosto 2016

Un piccolo paese, le persone mormorano, 4 sospettati, indagini in corso.

Recensione di Marianna Cappi - www.mymovies.it

Romeo Aldea è medico d'ospedale una cittadina della Romania. Per sua figlia Eliza, che adora, farebbe qualsiasi cosa. Per lei, per non ferirla, lui e la moglie sono rimasti insieme per anni, senza quasi parlarsi. Ora Eliza è a un passo dal diploma e dallo spiccare il volo verso un'università inglese. È un'alunna modello, dovrebbe passare gli esami senza problemi e ottenere la media che le serve, ma, la mattina prima degli scritti, viene aggredita brutalmente nei pressi della scuola e rimane profondamente scossa.

Perché non perda l'opportunità della vita, Romeo rimette in discussione i suoi principi e tutto quello che ha insegnato alla figlia, e domanda una raccomandazione, offrendo a sua volta un favore professionale. Il protagonista di 'Bacalaureat' ha provato, a suo tempo, a cambiare le cose, tornando nel proprio paese per darsi e dargli una prospettiva di rinnovamento, anzitutto morale. Non ha funzionato. Tutto quello che ha potuto fare è restare onesto nel suo piccolo, mentre attorno a lui la norma era un'altra. Trasparente nel mestiere, meno nella vita sentimentale, perché la vita prende le sue strade, e non tutto si può controllare.

Ora però non si tratta più di lui: le biglie dei suoi giorni trascorsi sono più numerose delle biglie nella boccia dei giorni che gli rimangono. Ora si tratta di sua figlia, di impedire che debba sottostare allo stesso compromesso, ovvero restare in un luogo in cui le relazioni tra le persone sono ancora spesso fatte di reciproci segreti, di silenzi da far crescere e ridistribuire: una rete che imprigiona e "compromette" la vera vita. Ma fino a che punto si ha diritto di scegliere per i propri figli? Una rottura del proprio codice morale, per quanto occasionale e dimenticabile come una pietra che arriva improvvisa e rompe il vetro della finestra di casa, basta a mettere in discussione l'intera costruzione?

Come in ''Oltre le colline'' Mungiu s'interroga sulle conseguenza di una scelta, in un film però molto diverso dal precedente, per certi versi più freddo ma anche più morbido, in cui l'errore non è più lontano dalla presa in carico delle conseguenze e delle responsabilità che ne derivano e dove la lezione passa, aprendo forse davvero una seconda opportunità per il protagonista, proprio in quell'aspetto del suo essere che credeva di condurre al meglio: la paternità. "Perché suoni sempre il clacson?" Domanda Eliza. "Per sicurezza." "Sì, ma perché lo suoni anche quando non ci sono altre macchine?"

L'ironia della sorte, che nel cinema rumeno degli ultimi anni non manca mai, e scorre tanto sotto le commedie grottesche che sotto i drammi più amari, fa sì che il dottor Aldea agisca quando non c'è bisogno di farlo, travolto dal terrore che il futuro di sua figlia possa andare improvvisamente in frantumi come il vetro, quando in realtà sono la sua età e la sua situazione che gli stanno domandando il conto.

 

Martedi 7 marzo

IL CLIENTE

(FORUSHANDE - Iran/Francia, 2017)

Regia: Asghar FARHADI

 

DATA USCITA: 05 gennaio 2017

GENERE: Drammatico

ATTORI: Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti

SCENEGGIATURA: Asghar Farhadi

FOTOGRAFIA: Hossein Jafarian

MONTAGGIO: Hayedeh Safiyari

PRODUZIONE: Arte France Cinéma, Farhadi Film Production, Memento Films Production

DISTRIBUZIONE: Lucky Red

DURATA: 125 Min

Presentato a Cannes 2016 il film è nominato alla Palma d’Oro, al premio per la migliore sceneggiatura e per la migliore interpretazione maschile. Nel 2017 ottiene la nomination all’Oscar ed entra in lizza per la statuetta al miglior film in lingua straniera, dopo aver ottenuto anche la nomination ai Golden Globe.

Emad e Rana sono una giovane coppia di attori costretta a lasciare la propria casa al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione. Un amico li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina che sarà invece la causa di un "incidente" che sconvolgerà la loro vita.

IL CLIENTE: per approfondire

Il racconto di una vicenda in cui azione teatrale e quotidianità si ritrovano in una specularità significante.

Un film di Asghar Farhadi con Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti, Babak Karimi, Farid Sajadi Hosseini, Mina Sadati, Maral Bani Adam, Mehdi Kooshki, Emad Emami. Genere Drammatico durata 124 minuti. Produzione Iran, Francia 2016. Uscita nelle sale: 5 gennaio 2017.

Una coppia deve trasferirsi, ma la nuova destinazione non gli assicura tranquillità

Recensione di Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it

Emad e Rana sono due coniugi costretti ad abbandonare il proprio appartamento a causa di un cedimento strutturale dell'edificio. Si trovano così a dover cercare una nuova abitazione e vengono aiutati nella ricerca da un collega della compagnia teatrale in cui i due recitano da protagonisti di 'Morte di un commesso viaggiatore' di Arthur Miller. La nuova casa era abitata da una donna di non buona reputazione e un giorno Rana, essendo sola, apre la porta (convinta che si tratti del marito) a uno dei clienti della donna il quale la aggredisce.

Da quel momento per Emad inizia una ricerca dell'uomo in cui non vuole coinvolgere la polizia.

Asghar Farhadi torna a Teheran per proporre una vicenda in cui azione teatrale e quotidianità finiscono con il ritrovarsi in una specularità significante. Il regista fa sì che sin dall'inizio questa dimensione venga sottolineata facendo diretto riferimento alla messa in scena. Ci ricorda cioè la nostra posizione di spettatori invitandoci a leggere la duplice finzione (teatrale e cinematografica) e ad individuarne gli scambi. Chi conosce il testo di Arthur Miller sa che seppe descrivere un momento di svolta nella dimensione sociale degli States attraverso le vicende familiari del suo protagonista.

È quello che anche Farhadi vuole fare, individuando in questa fase storica dell'Iran una trasformazione così veloce dal finire con lo schiacciare chi non è pronto per adattarvisi. Questa lettura sociologica viene filtrata attraverso quella che per il regista è la cartina al tornasole delle dinamiche umane: la coppia. Emad (che è anche insegnante) e Rana sono una coppia affiatata sia nel privato che sulla scena ma nella loro vita irrompe l'atto violento che ne modifica profondamente le coordinate esistenziali. Se nella donna si insinua un senso di instabilità e di paura prima ignoto, nel marito si fa strada un desiderio di fare giustizia misto ad un atavico senso di onore perduto. Finiranno con il trovarsi anch'essi dinanzi a un venditore del quale dovranno decidere la sorte.

Sarà proprio in questa occasione che la tenuta della loro coppia verrà messa alla prova. In tutto ciò, anche se 'en passant', Farhadi non si astiene dal ricordarci che in Iran la censura è ancora attiva e può decidere sulla messa in scena o meno di uno spettacolo. Come a dire che molto sta cambiando in quella società ma che alcuni vincoli sono ancora ben presenti.

 

Martedi 14 marzo

 AGNUS DEI

(LES INNOCENTES - Polonia/Francia, 2016)

Regia: Anne FONTAINE

 

DATA USCITA: 17 novembre 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, Joanna Kulig

SCENEGGIATURA: Sabrina B. Karine, Alice Vial

FOTOGRAFIA: Caroline Champetier

MONTAGGIO: Annette Dutertre

MUSICHE: Grégoire Hetzel

PRODUZIONE: Mandarin Films, Aeroplan Film, Mars Films

DISTRIBUZIONE: Good Films

DURATA: 115 Min

Presentato con successo al Sundance Festival. Ai César francesi concorrerà per il miglior film, la miglior regia, oltre a sceneggiatura e fotografia!

Polonia, 1945. Mathilde, un giovane medico francese della Croce Rossa, è in missione per assistere i sopravvissuti della Seconda Guerra Mondiale. Quando una suora arriva da lei in cerca di aiuto, Mathilde viene portata in un convento, dove alcune sorelle incinte, vittime della barbarie dei soldati sovietici, vengono tenute nascoste. Nell’incapacità di conciliare fede e gravidanza le suore si rivolgono a Mathilde, che diventa la loro unica speranza.

AGNUS DEI: per approfondire

Grazie a tre interpreti femminili d'eccezione e ad un buon equilibrio generale, Anne Fontaine trasforma una storia di barbarie in un racconto di superamento del male.

Un film di Anne Fontaine con Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, oanna Kulig, Eliza Rycembel, Katarzyna Dabrowska, Anna Próchniak, Helena Sujecka, Mira Maluszinska. Genere Drammatico durata 115 minuti. Produzione Francia, Polonia 2016. Uscita nelle sale: 24 novembre 2016.

Dopo 'Gemma Bovery' la regista francese Anne Fontaine racconta le drammatiche scelte delle suore di un convento in Polonia nel 1945.

Recensione di Marianna Cappi - www.mymovies.it

Polonia, anno 1945. Mathilde Beaulieu è una giovane dottoressa francese della Croce Rossa. Quando una suora polacca, cerca il suo aiuto, Mathilde la segue nel convento di benedettine, dove scopre che molte di loro, violentate dai soldati russi nel corso di una violenta irruzione, sono rimaste incinte e sono sul punto di partorire. Tenuta al segreto professionale, cui si aggiunge quello imposto dalla madre superiora e dalla situazione, Mathilde fa visita al convento di notte, esponendosi a non pochi rischi, e supera gradualmente la paura e la diffidenza delle monache, arrivando a stabilire con una di loro, Suor Maria, uno scambio profondo. Anne Fontaine, che da sempre racconta storie di donne, supera questa volta la dimensione individuale per approcciare quella collettiva, non solo perché s'immerge nella vita di comunità del monastero, con la sua drammaturgia di caratteri differenti, differenti motivazioni, paure e gerarchie, ma perché, sollevando il velo su una prassi di guerra tanto atroce quanto purtroppo comune, parla di ciò che non può essere ignorato da nessuno, nemmeno nel nome del pudore o della presunta protezione (ed è questo concetto ad essere tradotto, nel film, nella vicenda tragica della madre superiora).

Lo stile di regia sembra tener presente un'ampia destinazione del messaggio: la storia forte non si traduce mai in immagini forti, la vita della protagonista fuori dalle mura del convento è romanzata a fini narrativi (con qualche forzatura, va detto) e il film si chiude su una nota forse eccessivamente ottimista. Ma è una scelta di tono dalle motivazioni autoedividenti, e forse l'unica possibile per un film di questo tipo, che è anche e soprattutto un racconto di resistenza e di superamento (o elaborazione) del male.

Fontaine impiega nel migliore dei modi gli strumenti a disposizione, a partire dalle interpreti - Lou de Laage, ma soprattutto Agata Buzek (Maria) e Agata Kulesza (la madre superiora) -, e poi la luce, e il dialogo: tutto è mantenuto con saldezza entro limiti ben posizionati ed efficaci, sebbene più dal punto di vista narrativo che da quello prettamente filmico. Ispirato al diario del medico francese di stanza in Polonia Madeleine Pauliac, 'Agnus Dei' (titolo italiano che riprende nel significato l'originale 'Les Innocentes') trasforma la scrittura scarna e cronachistica degli appunti privati in un racconto vivo e pulsante, che trae una sorta di universalità e anche di contemporaneità dal fatto di essere ambientato in un mondo, quello del convento, dove il tempo ha un altro passo, più lento, quasi immobile. È dunque la Polonia del 1945, ma potrebbe essere la Bosnia del 1993 o l'Africa di oggi.

Divise tra l'essere donne per natura e spose di Cristo per scelta, grazie alla mediazione della discreta Mathilde, le suore del convento trovano, col tempo, nella maternità, un'identità e una vocazione che può placare il dissidio. Parallelamente, nella collaborazione tra la religiosa Maria e l'atea Mathilde che porta alla soluzione finale, si compie una delle linee più riuscite del film, quella che va oltre lo scandalo e la denuncia e parla il linguaggio della relazione.

 

Martedi 21 marzo – SERATA CON L’AUTORE

Ore 21:15 - Irene Dionisio presenta la sua opera prima, girata a Torino

 LE ULTIME COSE

(Italia/Svizzera/Francia, 2016)

Regia: Irene DIONISIO

 

PRODOTTO da Carlo Crestodina

DATA USCITA: 29 settembre 2016

GENERE: Drammatico

ATTORI: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo

SCENEGGIATURA: Irene Dionisio

FOTOGRAFIA: Caroline Champetier

MONTAGGIO: Aline Hervé

DISTRIBUZIONE: Istituto Luce Cinecittà

DURATA: 85 Min

Presentato a Venezia 2016 nella sezione “31a Settimana Internazionale della Critica”

Il film racconta tre semplici storie che si intrecciano al Banco dei pegni di Torino sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto. Sandra, giovane trans, è appena tornata in città nel tentativo di sfuggire al passato e ad un amore finito. Stefano, assunto da poco, si scontra con la dura realtà lavorativa e assiste ai miseri maneggi nel retroscena del Banco. Michele, pensionato, per ripagare un debito si ritrova invischiato nel traffico dei pegni. Un racconto corale sullo stare nel mondo al tempo della grande diseguaglianza.

Irene Dionisio

Irene Dionisio è nata a Torino nel 1986. Laureata in filosofia estetica e sociale all’Università di Torino, ha frequentato il Master in documentarismo diretto da Daniele Segre e Marco Bellocchio, e il Master IED diretto da Alina Marazzi. Attraverso l’associazione Fluxlab, di cui è socia fondatrice, cura progetti culturali e artistici su tematiche quali l’integrazione, le politiche culturali e le questioni di genere.

La sua produzione artistica include videoinstallazioni e documentari, fra cui Sponde. Nel sicuro sole del nord (2015) e La fabbrica è piena. Tragicommedia in otto atti (2011). Le ultime cose è il suo primo lungometraggio di finzione.

Sito Webhttp://irenedionisio.blogspot.com

Filmografia:

2016 Le Ultime Cose: regia (opera prima), soggetto, sceneggiatura
2015 Sponde. Nel Sicuro Sole del Nord: regia, soggetto (Premio "Solinas" Miglior Documentario per il Cinema 2012), sceneggiatura, Operatore
2014 Quel événement imprévisible: regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio, fotografia
2013 Il Canto delle Sirene: regia, soggetto, sceneggiatura
2013 Ufficio Nuovi Diritti: regia, soggetto, sceneggiatura
2011 La Fabbrica è Piena - Tragicommedia in Otto Atti: regia, soggetto, sceneggiatura, produttore
2011 Sur les Traces de Lygia Clark, Souvenirs et Evocations des ses Années Parisiennes: regia, partecipazione, montaggio, fotografia, Operatore, Color Correction
2010 Fières d'être Pute: regia (opera prima), soggetto, sceneggiatura

LE ULTIME COSE: per approfondire

Con grande economia di mezzi e di immagini, Irene Dionisio confeziona un film neo-neorealista che racconta la struttura a matrioska della nuova povertà.

Un film di Irene Dionisio con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo, Nicole De Leo, Maria Eugenia D'Aquino, Margherita Coldesina, Matteo Polidoro. Genere Drammatico durata 85 minuti. Produzione Italia, Francia, Svizzera 2016. Uscita nelle sale: 29 settembre 2016

Tre semplici storie si intrecciano ai giorni nostri al Banco dei Pegni di Torino, sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto.

Recensione di Paola Casella - www.mymovies.it

Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.'Le ultime cose', lungometraggio di esordio di Irene Dionisio, è un excursus nei gironi infernali del debito ingenerato da anni di crisi economica, e un viaggio lungo quella spirale al ribasso che si sta mangiando la dignità di molti italiani.Con grande economia di mezzi e di immagini, Dionisio racconta la struttura a matrioska della nuova povertà e il sistema di scatole cinesi in cui la maggior parte di noi oggi è rinchiusa, spesso contestualmente vittima e carnefice. Un sistema che la regista riproduce visivamente con inquadrature a cornici concentriche e una scenografia (di Giorgio Barullo) che alterna luoghi asettici e senz'anima a squallidi locali di contrattazione, entrambi immersi in una luce livida che ne accentua il look da obitorio. E le musiche (di Matteo Marini, Gabriele Concas e Peter Anthony Truffa, alias Sweet Life Factory) sottolineano senza invadere la scena la progressione funerea della storia. Ai pochi facoltosi che affollano le aste, intenzionati ad aumentare il divario economico fra se stessi e il resto della società, corrispondono i molti costretti a vendere le proprie "ultime cose", vestigia di un benessere scomparso e di un'identità sociale tramontata.

Una sfilata di morituri in procinto di impegnare il proprio corpo, o anche "solo" la propria anima, non più in grado di attribuire valore alla propria esistenza nella costante percezione di non "dover essere qui", e vulnerabili alla ferita letale dell'umiliazione. Una vetrina di beni non riscattabili, come l'onore, o il rispetto di sé, in un universo grottesco dove il confine fra debito e usura è sempre più labile, sempre più esempio di quell'economia di scala di cui banche, monti dei pegni e strozzini sono i gradini in discesa. Sergio, il burocrate 50enne (interpretato da Roberto De Francesco con lo sguardo gelido del coccodrillo predatore), e la solerte e soave dirigente del banco dei pegni, agghiacciante nella sua serena efficienza impiegatizia, rappresentano quella parte d'Italia che ha saputo (e voluto) trarre profitto dal tracollo economico dei più. Stefano, Sandra, Michele invece sono la moltitudine di giovani, vecchi e donne sole (spesso con figli a carico) sacrificati ad una recessione che ha assunto proporzioni postbelliche.

È dunque un neo-neorealismo quello di Irene Dionisio, che porta dentro l'eredità dei De Sica e dei Rossellini, ma anche il passaggio che il neorealismo italiano ha compiuto attraverso   cinematografie più recenti come quella rumena: a riprova che il racconto di ordinari squallori e di odissee burocratiche che sembrava non riguardarci oggi ci appartiene, cinematograficamente come esistenzialmente. Dionisio ne racconta il quieto strazio con pudore e ciglio asciutto, circoscrivendone nitidamente gli spazi, affrontando tematiche scomode senza concessioni al gusto del pubblico, talvolta attraverso lo sguardo asettico di quelle videocamere che raccolgono acriticamente i passaggi della nostra esistenza quotidiana e se ne interessano solo se testimoniano un crimine compiuto, mai un crimine subìto. La sua regia limpida è una prova di coraggio, va dritta al cuore del problema e di quel pubblico che la saprà seguire, come merita.

 

 

Martedi 28 marzo

 NERUDA

(NERUDA - Argentina/Cile/Spagna/Francia, 2016)

Regia: Pablo LARRAIN

 

DATA USCITA: 13 ottobre 2016

GENERE: Biografico, Drammatico

ATTORI: Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Pablo Derqui, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Emilio Gutiérrez Caba, Alejandro Goic, Marcelo Alonso, Hector Noguera

SCENEGGIATURA: Guillermo Calderón

FOTOGRAFIA: Sergio Armstrong

MONTAGGIO: Hervé Schneid

MUSICHE: Federico Jusid

PRODUZIONE: AZ Films, Fabula, Funny Balloons

DISTRIBUZIONE: Good Films

DURATA: 107 Min

Presentato a Cannes 2016 nella “Quinzaine”. Nominato al Golden Globe 2016 per il miglior film straniero.

1948: guerra fredda in Cile. Il senatore Pablo Neruda accusa il governo di tradire il partito comunista e viene accusato dal Presidente Gonzalez Videla. Il prefetto Oscar Peluchonneau deve arrestare il poeta che cerca di fuggire dal paese con la moglie. Ispirato dai drammatici eventi della sua nuova vita da fuggitivo, Neruda scrive "Canto General". Neruda vede nella sua storia di poeta perseguitato dal suo implacabile avversario, la possibilità di diventare sia un simbolo di libertà che una leggenda letteraria.

NERUDA - per approfondire:

Larrain trova l'equilibrio perfetto tra narrazione allegorica ed esigenza di verità sugli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia cilena.

Un film di Pablo Larrain con Gael García Bernal, Alfredo Castro, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Pablo Derqui, Mercedes Morán, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic. Genere Biografico durata 107 minuti. Produzione Argentina, Cile, Spagna, Francia 2016. Uscita nelle sale: 13 ottobre 2016

Pablo Neruda è interpretato da Luis Gnecco, mentre Gael Garcia Bernal è Oscar Peluchonneau.

Recensione di Emanuele Sacchi - www.mymovies.it

Cile, 1948. Il governo di Gabriel Gonzalez Videla, eletto grazie ai voti della sinistra, sceglie di abbracciare la politica statunitense e di condannare il comunismo alla clandestinità. Pablo Neruda, poeta, senatore e massima personalità artistica del Paese, avversa decisamente questa decisione, fino a diventare il ricercato numero 1. In accordo con il partito comunista, Neruda sceglie l'esilio anziché il carcere, ma per riuscire a fuggire deve fare i conti con Oscar Peluchonneau, l'ispettore di polizia che Videla sguinzaglia contro di lui.Ogni possibile timore sull'approccio di Pablo Larrain alla materia scottante che riguarda il suo celebre omonimo, il poeta e "Senatore" Neruda, risulta totalmente privo di fondamento. Il crudo e nozionistico realismo del biopic è un approccio che non viene mai preso in considerazione, a dispetto del laconico titolo che si limita al cognome del protagonista. La prima e folgorante sequenza è già indicativa. Con un interessante gioco di angolazioni dell'inquadratura e di sfruttamento degli spazi del profilmico il regista illustra la capacità oratoria di Neruda e il misto di invidia e risentimento verso di lui che monta presso i suoi nemici. Anima e voce dello spirito identitario cileno, Pablo Neruda è come se accompagnasse con la sua poesia di ribellione e di intenso amore per la vita le vicende tragiche - future per lui ma passate per Larrain e chi guarda il film – di un popolo glorioso e insieme macchiato dall'infamia. Molto della grandezza di Neruda risiede nella consapevolezza della riflessione ex post e nell'interazione che avviene con questa. Ripensando la filmografia del regista cileno, Neruda diviene spirito guida della precedente trilogia: il migliore rappresentante di quel peculiare modo di intendere la vita che è proprio della gente andina. E anche su questa sua natura di privilegiato, di primus inter pares anche tra i rivoluzionari, la scintillante sceneggiatura di Guillermo Calderón scaglia dardi avvelenati, pregni del senso di amarezza (anche qui ex post) che vive chi ha inseguito il sogno di un mondo migliore e ha assistito alle macerie del pallido surrogato di quel sogno. Nessuno o quasi nella sinistra si interrogava nel 1948 sulla veridicità del verbo staliniano. Nessuno può fare a meno di farlo nel 2016.Perché prima ancora che artista Neruda è comunista, in linea con la dottrina marxista del primato della politica. E Calderón tende a non farlo mai dimenticare, riempiendo lo script di innumerevoli citazioni del vocabolo "comunista", quasi a ribadire come il pronunciarlo sia divenuto quasi una bestemmia, a seguito dell'americanizzazione del linguaggio universale che ha contraddistinto gli ultimi decenni. Larrain si conferma cantore ineguagliabile della storia del suo Paese e delle sue molteplici contraddizioni, capace in ogni occasione di adottare un registro differente (cruda provocazione in 'Tony Manero', l'astrazione del marketing dalla tragedia in 'No - I giorni dell'arcobaleno'). Per Neruda sceglie l'estetica del cinema noir classico americano - fino a ricorrere alla rear projection nelle sequenze in automobile – e la cala in un contesto quasi onirico, leggero e veloce come i versi del poeta, magari pronunciati in un bordello di quart'ordine tra fiumi di alcol. I movimenti di macchina sono talora bruschi e talora fluidi, provano a replicare il saliscendi di emozioni dei personaggi. Senza mai aderire, come in un biopic prevedibile, alla soggettiva dell'uno o dell'altro protagonista. La prospettiva è sempre originale, asimmetrica, spesso inverosimile. E il crescendo conduce progressivamente verso un confronto tra due uomini che si temono e si rispettano, benché sia chiaro fin dall'inizio come uno dei due sia subalterno rispetto all'altro. L'ispettore inventato (da Larrain? Da Neruda? E da quale Neruda?) come nemesi ideale del poeta, con quel baffo a metà tra Clouseau e un flic melvilliano interpretato da Alain Delon, è personaggio fittizio in ogni suo aspetto, lo scarto definitivo da ogni residuo di realismo. Su di lui si abbatte una sindrome da Pat Garrett, una fascinazione insopprimibile per la figura di Pablo Neruda. Un'ossessione per la sua cattura che, più che altro, è dimostrazione a se stesso di volerlo e poterlo catturare e di essere all'altezza del suo rispetto, come uomo e come artista (mancato). Una interessante figura ai margini della storia, un rosentcranz+guildenstern stoppardiano che rifiuta l'uscita di scena, specie come personaggio secondario. E che condisce di lieve ironia un epilogo sensazionale, visivamente - straordinario il lavoro del direttore della fotografia Sergio Armstrong - e narrativamente. Larrain con Neruda trova l'equilibrio perfetto tra esigenza di verità sugli eventi drammatici che hanno caratterizzato la storia cilena e narrazione allegorica. Realismo nei fatti, onirismo nella forma, in un mirabile e perfettamente bilanciato connubio.

 

Martedi 4 aprile

ILENCE

(SILENCE - USA, 2017)

Regia: Martin SCORSESE

 

DATA USCITA: 12 gennaio 2017

GENERE: Drammatico, Storico

ATTORI: Adam Driver, Andrew Garfield, Liam Neeson, Ciarán Hinds, Issey Ogata, Tadanobu Asano, Shinya Tsukamoto, Ryô Kase

SCENEGGIATURA: Jay Cocks

FOTOGRAFIA: Rodrigo Prieto

MONTAGGIO: Thelma Schoonmaker

MUSICHE: Howard Shore

PRODUZIONE: Cappa Defina Productions, CatchPlay, Cecchi Gori Pictures, Fábrica de CineSharp, Sword Films, Sikelia Productions.

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

DURATA: 161 Min

Trascurato dall’Academy ottiene una sola candidatura agli Oscar per la miglior fotografia. Uscito da poco ha già collezionato nel mondo 5 premi internazionali su 25 candidature.

Silence, l'atteso film sulla fede e la religione del regista premio Oscar Martin Scorsese, racconta la storia di due missionari portoghesi che nel XVII secolo intraprendono un lungo viaggio irto di pericoli per raggiungere il Giappone, alla ricerca del loro mentore scomparso, padre Christovao Ferreira, e per diffondere il cristianesimo. Scorsese dirige Silence da una sceneggiatura scritta da lui stesso con Jay Cocks. Il film, basato sul romanzo di Shusaku Endo del 1966, esamina il problema spirituale e religioso del silenzio di Dio di fronte alle sofferenze umane.

 

SILENCE: per approfondire

Una parabola quietamente potente che riesce a insinuarsi sotto le resistenze razionali per penetrare nell’inconscio di chi guarda.

Un film di Martin Scorsese. Con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata. Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yôsuke Kubozuka, Ryo Kase, Michié, Nana KomatsuTitolo originale: Silence. Genere Drammatico, durata 161 minuti - Produzione USA 2016. Uscita al cinema giovedì 12 gennaio 2017, distribuito da 01 Distribution.

Interpretato da Liam Neeson e Andrew Garfield, il film è tratto dal libro "Silence" di Shusako Endo. Ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar.

1633. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l'Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati e chiunque possieda anche solo un simbolo della fede di importazione viene sottoposto alle più crudeli torture. Una volta arrivati troveranno come improbabile guida il contadino Kichijiro, un ubriacone che ha ripetutamente tradito i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo.

Martin Scorsese ha impiegato quasi trent'anni per portare sul grande schermo il romanzo "Silenzio" dello scrittore giapponese di religione cristiana Shusaku Endo, basato in parte sulla storia di personaggi realmente esistiti come Padre Christovao Ferreira e il gesuita italiano Giuseppe Chiara, su cui Endo ha modellato il personaggio di Padre Rodrigues.

RECENSIONE di Paola Casella. MYmovies.it

La lentezza nel concretizzarsi del progetto è derivata non solo dalle innumerevoli difficoltà produttive e defezioni del cast (che un tempo comprendeva Daniel Day-Lewis e Benicio del Toro) ma soprattutto dal fatto che, come ha dichiarato lui stesso, il regista non era pronto a cimentarsi in modo così diretto con il tema che gli sta più a cuore: il rapporto dell'uomo con la fede. Un tema che aveva già affrontato esplicitamente in almeno due film, L'ultima tentazione di Cristo e Kundun, ma che a ben guardare sottende tutta la sua opera.Gran parte del cinema di Scorsese è infatti imperniato sul rapporto fra peccato e redenzione alla luce della sua formazione cattolica. In quest'ottica il personaggio di Kichijiro è già in parte contenuto in quello di Charlie, il protagonista di Mean Streets, che rinegozia la sua verginità nel confessionale pur rendendosi conto che l'unica a poterlo punire per i suoi peccati è la sua coscienza. Come Pietro nel Vangelo, Kichijiro incarna la fragilità umana, con la quale è più facile rapportarsi che con la santità incrollabile di Gesù, che infatti suscita la nostra empatia soprattutto nel momento in cui si rivolge al cielo dicendo: "Padre, perché mi hai abbandonato?". Quello dell'abbandono è un altro tema portante di Silence: non solo l'abbandono della fede ma anche la capacità di abbandonarsi completamente alla fede, e il sentirsi abbandonato da un Dio il cui silenzio è talvolta assordante. Ognuna delle torture cui padre Rodrigues, l'io narrante della storia, verrà sottoposto mette alla prova non solo la sua fede ma la sua visione del mondo, l'idea stessa che esista una verità assoluta valida per tutti, e la legittimità di imporla agli altri, esponendoli a pericolo di vita. Dopo averci fatto immedesimare nelle lodevoli intenzioni di Rodrigues, infatti, Scorsese ribalta più e più volte la prospettiva, mostrandoci come, dal punto di vista giapponese, l'attività missionaria contenesse in sé una volontà colonizzatrice e una mancanza di comprensione e rispetto della cultura locale. In questo senso Scorsese costruisce un film binario e palindromo, anticipato visivamente da alcune immagini (come la scala effetto fish eye di una delle sequenze iniziali), che consente una doppia e opposta lettura della vicenda narrata.L'inquisitore in cui il giovane gesuita si imbatterà, Inoue Masashige, che nella versione originale parla l'inglese come se lo avesse imparato dai western, è da un lato un cattivo cinematografico di perfetta perfidia, dall'altro è portavoce di domande legittime sull'arroganza squisitamente occidentale dei predicatori cristiani, pronti a sacrificare al loro Dio il quieto vivere di una popolazione di contadini analfabeti. E di nuovo Scorsese ribalta la prospettiva, mostrandoci come quegli stessi contadini, oppressi da un regime totalitario che li tratta come bestie, trovino nel messaggio cristiano un'opportunità di riscatto nella promessa di quella vita eterna in cui non saranno più gli ultimi.

Silence equivale ad uno degli esercizi spirituali prescritti da Ignazio da Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù (esercizi praticati da Andrew Garfield, che interpreta Padre Rodrigues, prima di iniziare le riprese), ma è soprattutto un atto di dolore che va recitato fino in fondo. Allo spettatore richiede attenzione, pazienza, riflessione: tutto ciò cui il cinema più spettacolare, compreso quello di Scorsese, ci ha disabituato. Silence ha bisogno del tempo di una (silenziosa) sedimentazione interiore perché è un racconto tanto infinitamente stratificato quanto visivamente disadorno, nonostante le magnifiche scenografie di Dante Ferretti, che ha ricostruito dal nulla villaggi secenteschi, taverne, avanposti imperiali e squallide galere. Dopo la corsa adrenalinica dietro alle illusioni di un capitalismo sfrenato di Wolf of Wall Street, Scorsese inverte il passo e la direzione, scavando in profondità nella natura complessa dell'uomo, alla ricerca della sua umanità. Ricondurre meramente il film all'attualità, collegandolo ai preti cristiani massacrati in varie parti del mondo o alla furia distruttrice dei fanatismi religiosi contemporanei, sarebbe riduttivo, perché il discorso di Scorsese è ben più radicale. Silence è una parabola quietamente potente, di quelle che riescono a insinuarsi sotto le resistenze razionali per penetrare nell'inconscio e allargarsi nelle coscienze di chi guarda, lavorando sulla nostra presunzione di avere già capito tutto, di sapere con certezza che cosa sia giusto e da che parte stiano il Bene e il Male.

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